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Di Stefano: "Mondello-Macari e il turismo. Quando la bellezza della Sicilia ha una storia da raccontare"

"Mondello incontra Macari, turismo è cultura". Il testo integrale dell'intervento di Rosa Di Stefano, giornalista e presidente di Federalberghi Palermo
di Rosa Di Stefano
Questa può sembrare semplicemente una bella occasione per vedersi. Una cena, un confronto, un brindisi, un panorama. In realtà Oggi vogliamo raccontare qualcosa di più grande. Una direzione. Un’idea. Una visione. Questa sera, per me, è esattamente questo. Perché mettere insieme Mondello e Macari non significa solo avvicinare due luoghi meravigliosi della Sicilia. Significa far dialogare due anime della nostra terra. Due paesaggi diversi. Due luci diverse. Due modi diversi di stare davanti al mare.
Mondello, con Monte Pellegrino che sembra vegliare su di lei.
Macari, con Monte Cofano e quella bellezza quasi sospesa, cinematografica, potente, riconoscibile. E in mezzo c’è la Sicilia. La nostra Sicilia. Quella che non ha bisogno di inventarsi niente. Ma ha bisogno, questo sì, di essere raccontata meglio. Oggi il turismo non può più essere considerato soltanto un fatto economico. Certo è numeri, presenze, lavoro, impresa.
Ma non è solo questo. Il turismo è desiderio. È racconto. È identità. È il modo in cui un territorio decide di presentarsi al mondo. E uno dei motori più forti del turismo mondiale, oggi, è proprio l’enogastronomia. I dati ENIT e Isnart ci dicono che oltre il 58% dei viaggiatori italiani sceglie almeno una destinazione anche per esperienze legate al cibo e al vino. È una percentuale enorme. E non è un caso. Perché il turista enogastronomico non è un turista “mordi e fuggi”.
È un viaggiatore curioso, colto, spesso con una capacità di spesa medio-alta. È qualcuno che vuole capire un territorio attraverso ciò che mangia.
Non cerca soltanto un ristorante. Cerca una storia. Vuole sapere da dove arriva quel vino, chi impasta quel pane, chi cucina quel cous cous, quale tradizione c’è dietro un piatto. E fatto non secondario è un turista che resta di più.
Il soggiorno medio supera spesso le quattro notti, con una spesa giornaliera significativamente più alta rispetto al turista tradizionale. Parliamo di persone che investono nell’alloggio, certo ma anche nelle esperienze: degustazioni, cantine, mercati, corsi di cucina, artigianato locale. La Sicilia, da questo punto di vista, ha una forza straordinaria. Perché qui non abbiamo semplicemente una cucina buona. Abbiamo una cucina identitaria. Una cucina che racconta dominazioni, contaminazioni, geografia. Il mare e l’entroterra. La povertà trasformata in creatività. Pensate al cous cous di San Vito Lo Capo, di Macari.
Non è soltanto un piatto. È Mediterraneo. È incontro tra culture. È racconto collettivo. Nel mondo ci sono territori che hanno costruito una parte enorme della loro attrattività proprio su questo legame tra paesaggio e cucina. Valencia con la paella. Napoli con la pizza sul lungomare. La Provenza con la bouillabaisse. Persino il Perù ha trasformato il ceviche in uno strumento di marketing territoriale internazionale. Perché il turista di oggi non compra più soltanto una destinazione.
Compra un’atmosfera. Un sapore. Un’immagine emotiva che vuole portarsi dentro. Ed è qui che cultura e turismo diventano inseparabili. Perché oggi le persone non viaggiano più solo per vedere un posto bello. Viaggiano per sentire qualcosa. Per entrare dentro una storia. Per vivere un’esperienza che resti addosso. E Macari, da questo punto di vista, è un esempio straordinario. Una fiction televisiva è riuscita a trasformare un paesaggio in immaginario.
Ha acceso il desiderio. Ha dato un volto, una luce, una voce a un territorio. Ha fatto venire voglia di Sicilia. Ma non è la prima volta che succede.
Il Commissario Montalbano lo ha fatto per anni: Scicli, Ragusa Ibla, Punta Secca territori che hanno visto crescere notorietà e flussi turistici
grazie a una serie televisiva. The White Lotus lo sta facendo oggi, trasformando luoghi già bellissimi in destinazioni ancora più desiderate nel mondo. Le persone viaggiano anche dentro le emozioni che hanno visto sullo schermo. E questo ci dice una cosa semplice ma enorme: la cultura non accompagna il turismo.
La cultura lo accende. Lo fanno i libri. Lo fanno le serie tv. Lo fa il cinema. Lo fanno i teatri, i borghi, le tradizioni culinarie. Lo fanno le persone capaci di raccontare un luogo senza svenderlo. Per questo questa serata ha un valore speciale. Perché dentro ci sono tante cose insieme: giornalismo, cucina, vino, ospitalità, paesaggio, memoria, racconto. Ed è esattamente così che la Sicilia deve imparare a lavorare. Insieme.
Non turismo da una parte, cultura dall’altra, impresa da un’altra ancora.
No. La Sicilia cresce quando tutto questo si parla. Quando un hotel non è solo un hotel ma diventa spazio di relazione. Quando una cena non è solo una cena ma diventa esperienza. Quando il giornalismo non si limita a raccontare i fatti ma aiuta una comunità a capirsi meglio. Da imprenditrice alberghiera, lo sento ogni giorno.
Fare turismo oggi non significa semplicemente vendere camere. Significa custodire territori fragili e straordinari. Creare lavoro. Dare ai giovani una ragione per restare. Difendere l’identità in un mondo che tende a rendere tutto uguale. E allora sì eventi come questo hanno un valore
enorme. Perché ci ricordano che il turismo migliore non nasce dall’improvvisazione. Nasce dalla collaborazione. Dalla contaminazione intelligente. Dalla capacità di costruire emozioni vere. Il simbolo più bello di questa sera è proprio questo gemellaggio ideale tra due terrazze
meravigliose.
Da una parte Monte Pellegrino. Dall’altra Monte Cofano. Due panorami diversi. Due respiri diversi. Ma la stessa Sicilia davanti agli occhi.
Una Sicilia che, quando crede davvero nella propria bellezza, non ha bisogno di urlare. Resta. Si fa ricordare. E diventa impossibile da dimenticare.
"Mondello incontra Macari: Turismo è cultura". Al Glam doppio appuntamento oggi dalle 19







