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Assostampa Sicilia: “Lo sciopero nazionale non solo per il contratto ma per il futuro di professione e democrazia”

Assostampa Sicilia: “Lo sciopero nazionale non solo per il contratto ma per il futuro di professione e democrazia”

di Fabio Nuccio (per la giunta regionale di Assostampa)

La giunta regionale dell’Associazione siciliana della stampa invita i giornalisti ad aderire allo sciopero nazionale proclamato dalla Federazione nazionale della stampa per il prossimo venerdì 28 novembre. Una protesta che riguarda tutti: pubblicisti, praticanti, professionisti e ancora collaboratori e addirittura stagisti che hanno intrapreso un percorso di studi certi di volere fare questa professione. Da quasi dieci anni il contratto di lavoro della categoria è scaduto e il mondo dell’informazione è profondamente cambiato. La Fnsi dunque chiedeva, in una trattativa che durava ormai da diciotto mesi, regole nuove, dignità professionale e salariale, attenzione verso i precari e i collaboratori, regole certe sull’utilizzo dei nuovi strumenti tecnologici come l’Intelligenza artificiale che stanno già cambiando profondamente la nostra professione. Gli editori hanno alzato un muro offrendo soltanto un aumento di 150 euro in due anni. Una proposta ridicola e non solo dal punto di vista economico. Gli stipendi in questi anni hanno infatti subito una perdita del potere d’acquisto pari al 20 per cento ma soprattutto nulla è stato fatto per rilanciare l’occupazione e per salvaguardare la dignità di chi, senza contratto, fa questa professione. Mi riferisco ai collaboratori, migliaia nei giornali e nelle televisioni italiane che vengono pagati, ma forse il termine più giusto è sfruttati, con 5 o 15 euro per ogni articolo, in Sicilia anche meno. In pratica molto meno di una collaboratrice domestica. L’equo compenso che avevamo chiesto per tutelare i più deboli è rimasto lettera morta e lo sfruttamento sembra l’unica regola che gli editori vogliano perseguire. Avevamo chiesto regole sull’utilizzo dell’Intelligenza artificiale perché il futuro dell’informazione, e con esso della democrazia, non può essere affidato ad un algoritmo. Anche su questo nessuna apertura. In compenso gli editori italiani hanno ricevuto milioni di euro in finanziamenti pubblici che dovevano servire a sostenere l’informazione, fondamentale strumento per la democrazia, ma che invece sono serviti solo ad arricchire chi di democrazia non vuole proprio parlare. Insomma siamo ormai certi che il gioco degli editori è chiaro: privatizzare i guadagni e socializzare le perdite. Un gioco inaccettabile al quale ci opponiamo assieme alla Fnsi e a tutte le associazioni di stampa italiane convinti che l’informazione è l’ultimo baluardo di democrazia e va difesa da tutti.

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