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“Diagnosi di un regime” apre, in sede Assostampa, la seconda giornata del Festival delle letterature migranti
Si apre con la “Diagnosi di un regime” la seconda giornata di appuntamenti con il Festival delle letterature migranti nella sede regionale di Assostampa Sicilia ai Cantieri culturali alla Zisa, venerdì 23 ottobre, alle 16. Al centro del primo incontro del pomeriggio “Diagnosi di un regime” Arthur Kronfeld, Degenerati al potere. Psicologia, sesso, nazismo e propaganda, Bollati Boringhieri. Fu uno degli psichiatri più brillanti della Berlino di Weimar. Arthur Kronfeld lavorò alla Charité, fu stimato da Freud e nel 1919 fondò con Magnus Hirschfeld l'Istituto per la scienza sessuale, che i nazisti distrussero nel 1933. Ebreo e antifascista, si rifugiò in Unione Sovietica. A Mosca raccolse in un pamphlet ritratti psicologici, testimonianze e aneddoti sui vertici del Terzo Reich, a cominciare da Hitler. Stampato nel 1939 in poche copie riservate e messo da parte dopo il patto Molotov-Ribbentrop, il testo fu ristampato in decine di migliaia di copie dopo l'invasione tedesca dell'URSS e diventò un'arma di propaganda. Kronfeld morì a Mosca nell'autunno del 1941, con l'esercito tedesco ormai alle porte. Oggi il libro esce per la prima volta in italiano, con la prefazione di Alexander Etkind e l'apparato critico di Luciano Mecacci. È un documento singolare, sospeso tra clinica e lotta politica, che interroga il rapporto tra psiche e potere e l'uso pubblico del linguaggio psichiatrico. Ne parlano Francesca Picone e Rosa Rita Ingrassia. In collaborazione con il CIPA .
A seguire alle 17:30 si parlerà di “Quando l'informazione tace. Il centenario del 1926 e le forme contemporanee del silenzio“. L'incontro parte da Fascistissima. Come nel 1926 Mussolini eliminò la libertà di stampa (People) di Giovanni Mari, giornalista del Secolo XIX, e riflette sull'autonomia professionale del giornalista a partire dall'anno in cui il fascismo completò il controllo sulla stampa italiana. Ricostruisce gli strumenti amministrativi e proprietari che resero possibile quell'esito. I direttori dovevano avere l'approvazione preventiva del procuratore d'intesa con il prefetto, gli editori ne rispondevano civilmente e i sequestri erano sistematici. Luigi Albertini fu estromesso dal Corriere della Sera e La Stampa fu ceduta per forza. Una parte è dedicata alla Sicilia e a L'Ora, soppresso nel novembre 1926 per la sua linea antifascista e riaperto tre mesi dopo con una direzione fedele al regime. Si parla poi dell'albo professionale, nato allora come strumento di selezione politica e rifondato su presupposti opposti dalla legge 69/1963. Tutto questo viene messo in rapporto con i doveri di autonomia e indipendenza sanciti dalla legge e dal Testo unico dei doveri del giornalista, a tutela del diritto di cronaca e di critica garantito dall'articolo 21 della Costituzione.
Dialogano con l’autore, Davide Camarrone e Antonino Blando. Modera Tiziana Martorana. Patrocinato da ODG Sicilia.







