| Palermo
Quella Sicilia povera da non dimenticare, tra memoria e poesia. "Furmicalora" di Mariuccia Noto al Circolo

Quella Sicilia povera ormai scomparsa e a volte anche dimenticata. Un territorio immerso in una dimensione del tempo in cui i rapporti umani avevano uno scorrere preciso e una cadenza stagionale che viene recuperata attraverso un’immagine forte e chiara, quella del formicaio. Così al Circolo della stampa ieri pomeriggio il terzo appuntamento di aprile è stato con Mariuccia Noto autrice de “A furmicalora” che ka dialogato con Vito Lo Scrudato, Benedetto Norcia e Roberto Leone, vicesegretario vicario di Assostampa Sicilia. A portare il saluto di Assostampa il segretario regionale Giuseppe Rizzuto che ha voluto ricordare il momento difficile che vivono i giornalisti in lotta per il rinnovo del contratto di lavoro scaduto da dieci anni: "Una battaglia che riguarda tutti perché è in gioco la qualità della nostra democrazia".
“A furmicalora”, il formicaio, è la metafora di un’umanità brulicante, che conduce la propria esistenza all’interno di una società chiusa, marginale ed emarginata. Vito Lo Scrudato ha guidato la presentazione tra i tanti personaggi che affollano le pagine e che sono sorpresi nella loro quotidianità, vissuta tra mille stenti in un piccolo paese della Sicilia del primo Novecento. In questo microcosmo la povertà si coniuga con l’ignoranza e la superstizione, il sentimento religioso convive con credenze e rituali legati a forze occulte e il controllo sociale condiziona fortemente la libertà personale. La donna, in particolare, è pressoché impedita ad autodeterminarsi in quanto sottoposta all’autorità del maschio di famiglia sia esso padre, marito o fratello. È all’interno di questa società patriarcale che Marietta vive la sua condizione di ragazza violentata, incinta e senza speranza. Tante storie si intrecciano alla sua e insieme concorrono a rappresentare il vissuto sociale di un piccolo centro agricolo di fatto sospeso nel tempo, un anacronismo storico come tanti altri presenti in Sicilia fino al secondo dopoguerra. La civiltà contadina, che fa da sfondo alla narrazione, ne diventa protagonista. Benedetto Norcia che ha portato in mostra l'acquarello che illustra la copertina del libro, si è soffermato sulla capacità dell'arte di saper rappresentare questi momenti per farli entrare nell'immaginario collettivo. E Mariuccia Noto ha sottolineato anche il particolare uso del dialetto, quasi un recupero di una lingua che si sta perdendo ma che fa parte di quella memoria che invece dobbiamo avere la forza di conservare. La'utrice, che è assistente parlamentare presso l’Assemblea regionale siciliana, dopo aver conseguito la laurea in Scienze politiche, ha svolto attività di ricerca come borsista al CNR. Questo romanzo d’esordio nasce dal felice connubio tra il suo interesse scientifico in ambito antropologico e l’amore per la Sicilia, sua terra natale e in cui confluiscono i ricordi di persone e consuetudini familiari.

















