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Sentenza Corona, Fnsi e Ordine: "Tutelare il diritto di cronaca è una cosa seria, non esiste il diritto a diffamare"

Sentenza Corona, Fnsi e Ordine: "Tutelare il diritto di cronaca è una cosa seria, non esiste il diritto a diffamare"

«La sentenza che il Tribunale civile di Milano ha emesso sul caso di Fabrizio Corona conferma che non esiste un diritto a diffamare e che pure influencer e personaggi di spicco della rete devono rispettare la legge. Conforta poi li fatto che possano finalmente essere chiamate a rispondere di diffamazione le grandi piattaforme che lucrano profitti sfruttando l’odio e il discredito online». Lo affermano Carlo Bartoli e Alessandra Costante, presidente nazionale dell'Ordine dei giornalisti e segretaria generale della Fnsi, in una nota congiunta.

«È un richiamo stonato - proseguono - l’appello al diritto di cronaca evocato da Fabrizio Corona, non essendo lui un giornalista e non essendo Falsissimo una testata registrata. Non di censura, dunque, si tratta, ma di una sentenza che ha per oggetto un’attività meramente commerciale che niente ha a che vedere con l’informazione. Giova ricordare che il diritto di cronaca di cui possono avvalersi i giornalisti non è comunque un diritto assoluto, ma è soggetto alle condizioni indicate da una storica sentenza della Cassazione che obbliga chi fa informazione all’uso di un linguaggio rispettoso e all’osservanza della verità putativa e solo nel trattare vicende di pubblico interesse».

Costante e Bartoli, infine, chiedono «al Parlamento l’adozione di norme più stringenti per punire chi si traveste da giornalista nell’esercizio di attività che niente hanno a che fare con l’informazione che è un bene primario tutelato dalla Costituzione».

 

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