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Circolo della stampa: l'intreccio nero a Ragusa, l'omicidio di Giovanni Spampinato e le tante verità nascoste

Circolo della stampa: l'intreccio nero a Ragusa, l'omicidio di Giovanni Spampinato e le tante verità nascoste

Tante verità nascoste, troppe tanti tasselli mancanti o racconti che non reggono alla verifica fatta sia pure cinquant’anni dopo. L’omicidio di Giovanni Spampinato, assassinato il 27 ottobre 1972 a Ragusa, resta un mistero nonostante la condanna definitiva dell’esecutore materiale dell’omicidio Roberto Cambria, figlio della presidente del tribunale di Ragusa, poi morto nel 2007 dopo aver scontato la pena del manicomio criminale dei Barcellona Pozzo di Gotto. Attorno alla morte del corrispondente del L’Ora "un intreccio nero" i cui contorni sono stati definiti da Carmelo Schininà autore nel nuovo libro sul caso Spampinato pubblicato dall’editore bresciano Marcello Zane che ieri con l’autore e Roberto Leone vicesegretario Sicilia ha aperto la sessione autunnale degli incontri del Circolo della stampa di Palermo.

Ma il primo appuntamento ospitato ancora una volta nella sala meeting del Cre.zi.plus ai Cantieri culturali a pochi passi alla sede di Assostampa Sicilia è stato segnato dalle parole della presidente del Circolo Egle Palazzolo che ha ricordato l’importanza della comunità che si è creata attorno al Circolo "luogo di incontro e di confronto non solo fra giornalisti, ma soprattutto aperto alla città e i suoi problemi per essere presenti - haegle1 sottolineato Egle Palazzolo - per ridefinire ancora una volta il ruolo del giornalista attore presente, intellettuale, anello di collegamento tra i problemi vissuti da una città e chi li deve raccontare". "Ed è importante cominciare - ha aggiunto Palazzolo - con un libro che ci porta dentro una delle storie più importanti e forse meno raccontate della Sicilia del secolo scorso, cioè l’omicidio di Giovanni Spampinato avvenuto in un momento particolare come la prima metà degli Anni 70 in Sicilia, una scelta coraggiosa da parte di Schininà che ha portato alla luce documenti inediti, riletto verbali che dopo cinquant’anni sono stati smentiti dai da chi li aveva sottoscritti e ha messo in evidenza i tanti buchi neri di quelli in inchiesta che portò comunque a una conclusione giudiziaria definitiva.

Quindi, il confronto aperto da Roberto Leone che ha inserito la vicenda di Spampinato nello scenario in cui la presenza di neofascisti in Sicilia avviene durante la trasformazione della criminalità organizzata da regina del contrabbando ad attore internazionale del traffico di droga, rendendo la mafia siciliana, la più potente organizzazione criminale del mondo. E a Ragusa questo intreccio ha spiegato Schininà avviene con il circolo.intreccio.1finanziamento da parte dei neofascisti dell’acquisto di armi con reperti archeologici e con la connessione con la contrabbando di sigarette. In questo contesto avviene l’omicidio di Angelo Tumino, esperto archeologia ma anche i trafficanti di opere d’arte che era ucciso in circostanze misteriose nel febbraio del 72 e che rimane l’unico diritto irrisolto della storia della provincia di Ragusa. In quei mesi proprio Spampinato racconta degli intrecci e delle presenze dei fascisti Quintavalle e Delle Chiaie a Ragusa il loro interessamento dei traffici di opere d’arte e del contrabbando di sigarette con il boss Cirasa. Tumino avrebbe voluto tenere per sé un cratere dal valore di almeno 100 milioni di lire dell’epoca che invece interessava proprio i neofascisti alla ricerca di fondi per armi ed esplosivi..

Spampinato aveva rivelato la presenza dei "neri" in zona e le possibili connessioni con il delitto Tumino, ma a quel punto era partito il depistaggio confermato dalla scoperta di un documento sino ad ora secretato negli archivi dei servizi segreti in cui un’agenzia indirizzava in maniera errata le indagini sull’omicidio Tumino su una pista rossa: un delitto che sarebbe stato compiuto da terroristi di sinistra dopo un processo intentato al trafficante di opere d’arte. C’è poi la testimonianza di uno dei finanzieri che avevano intercettato la macchina di Tumino con a bordo due persone e che nel verbale sbagliano clamorosamente il colore dell’auto anche se riportano la targa giusta e tutte le modalità con cui viene effettuato il controllo che vengono smentite oggi dal militare intervistato da Schininà. Infine, il giallo della seconda epistola usata nel delitto avvenuto nella sera del 27 ottobre. Il killer avrebbe usato due pistole contemporaneamente ma solo su una vengono trovate le impronte di Roberto Cambria. Niente sull'altra. rimasta senza impronte ma che ha sparato pure quella sera.

Tutte elementi che potrebbero portare alla revisione della sentenza di Cassazione che aveva individuato nel 1977, come una pietra tombale, l’unico colpevole per l’omicidio in Roberto Cambria, il quale però dopo la lunga detenzione del manicomio criminale di Barcellona, pozzo di Gotto e ai suoi figli aveva manifestato dubbi e ripensamenti su tutto quello che era successo.

Resta adesso una consapevolezza, quella che l’omicidio del corrispondente del L’Ora non solo sia stato preparato con una verità confezionata, eliminando sia il giornalista che un personaggio scomodo coinvolto probabilmente nell’omicidio Tumino, ma che questo delitto rientra in quella strategia della tensione che era iniziata tre anni prima a Milano, con la bomba di Piazza Fontana e il depistaggio sulla pista anarchica, Uno scenario unico quindi da Nord a Sud. Le ricostruzioni, invece, spesso hanno cercato di separare gli avvenimenti del terrorismo con i delitti avvenuti in Sicilia, in gran parte di stampo mafioso, ma che ad esempio, nel caso di Spampinato con la mafia probabilmente avevano poca a che fare e che invece servivano a evitare l’accensione di fari, di inchieste e di interessi giornalistici sulle presenze dei neofascisti in una zona in Italia che per anni aveva meritato l’appellativo di “provincia babba”.

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