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Circolo della stampa: "Stato-Mafia, la guerra dei 30 anni" tra inchieste e depistaggi, la verità è ancora lontana

Circolo della stampa: "Stato-Mafia, la guerra dei 30 anni" tra inchieste e depistaggi, la verità è ancora lontana

Alla vigilia del 34° anniversario della strage di via D’Amelio, al Cre.zi plus dei Cantieri culturali alla Zisa di Palermo, il Circolo della stampa, ha offerto un confronto sulle attuali sfide dell’antimafia. Un appuntamento molto atteso visto che la sala meeting del Crezi si è riempita completamente, nonostante il gran caldo. Lo spunto di partenza è stato il libro “Stato-Mafia, la guerra dei trenta anni”, curato da Stefano Baudino e Heiner Koenig (PaperFIRST). Ne hanno parlato, insieme agli autori e al promotore dell’iniziativa Giovanni Lima, presidente di “Avvocati e società civile, autorevolezza e legalità”, Salvo Battaglia, segretario della “Camera forense per la Costituzione”, Gaetano Paci, procuratore di Reggio Emilia e Roberto Scarpinato, senatore e componente della Commissione nazionale antimafia. A coordinare il dibattito è stato Giuseppe Rizzuto, segretario regionale dell’Assostampa. Una delle tesi del libro è che la stessa genesi della strage Borsellino del 1992, sia collegabile nella controversa “trattativa Stato Mafia” seguita alla strage di Capaci. L’analisi delle sentenze e delle dichiarazioni dei protagonisti di questa tragica storia che ha sconvolto la Repubblica, secondo gli autori, porta a stigmatizzare l’atteggiamento di chi ha un approccio “negazionista” rispetto alla diffusione e profondità dei rapporti tra mafia e politica. Una fitta zona d’ombra che, anche a causa di manipolazioni informative e depistaggi, non è stata ancora svelata. Per Lima, ”Borsellino ci ha insegnato che la lotta alla mafia non può essere delegata solo alle Forze dell’ordine o alla magistratura, ma deve divenire un movimento culturale, un atto di memoria attiva”.

Battaglia ha sottolineato come sia impossibile pensare “che in 57 giorni sia stato organizzato un attentato come quello di via D’Amelio e che la causale possa essere ricondotta agli appalti”. Stefano Baudino e Heiner Koenig hanno posto l’accento, tra l’altro, su una serie di manipolazioni giornalistiche e depistaggi che non hanno permesso all’opinione pubblica di essere informata e alla verità di emergere.

Il procuratore Paci ha raccontato della sua amarezza per il tentativo, da parte di alcuni, “di azzerare la storia della Procura della Repubblica a Palermo, prima e dopo le stragi”. Paci ha affermato che “la Procura di Giancarlo Caselli è stata protagonista della più grande stagione di contrasto alla criminalità organizzata mai portata avanti in questo Paese, non solo sul versante militare”.

“Mi vogliono convincere - ha detto Scarpinato - che la storia delle stragi appartiene al passato, che realizzare le stragi sono stati solo personaggi come Riina, Provenzano e Messina Denaro e che le abbiano fatte solo per interessi economici, gli appalti della Prima Repubblica. Ma questa storia è falsa perché non riesce a spiegare i depistaggi e la partecipazione di soggetti esterni. La storia delle stragi è ancora aperta. Non si può mettere il sigillo della verità di Stato sulle stragi facendole derivare solo da interessi e personaggi che non ci sono più”.

Il Circolo è stato organizzato in collaborazione con la libreria Tante storie di Giuseppe Castronovo

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