| Palermo
Quelle comfort photo di Massimiliano Ferro

di Giovanni Franco
Fotografie di denuncia sociale, di luoghi degradati, di cortei di protesta di eclatanti fatti di cronaca nera, di disastri ambientali. Se vi aspettate di vedere questo tipo di immagini allora non venite allea mostra del palermitano Massimiliano Ferro che si inaugurerà il 12 giugno 2026 alle ore 17 nei Cantieri culturali della Zisa, in via paolo Gili 4 nella sede dell’associazione siciliana della Stampa. Interverranno oltre a chi scrive anche Roberto Ginex, presidente dell’Inpgi e Giuseppe Rizzutto, segretario regionale dell’Assostampa.
Le sue foto, infatti, sono racconti di “non banale” quotidianità o di momenti di festa. Donne, uomini, bambini, animali che recitano sul palcoscenico della vita in una corale sinfonia. In una danza giocosa. Da ogni scatto potrebbe nascere una sceneggiatura di un film non drammatico E soprattutto non sono inni al dolore, bensì alla joie de vivre. E parafrasando una definizione che si usa parlando nel mondo della gastronomia le immagini di Ferro sono una sorta di comfort photo.
Ogni fotogramma rimanda a ricordi e suscita stupore. Scriveva Roland Barthes nel suo celebre saggio del 1980, La camera chiara: “l’interesse che abbiamo per alcune immagini si può spiegare solo andando a scavare nella nostra anima di spettatori. Le foto che ci animano sono caratterizzate da due elementi che co-esistono ma che non esistono nello stesso piano: lo studium e il punctum, ovvero la realtà di un’immagine (ciò che vediamo rappresentato) e la sua essenza (ciò che ognuno sente). Lo studium è l’aspetto puramente fisico, razionale e sociale che compone lo scatto (persone, oggetti, vestiti, paesaggio, strade…. ). Esso mette in comunicazione chi guarda la fotografia (spectator) e il fotografo (operator) che l’ha scattata. Il punctum è ciò che coinvolge in una fotografia, un segno particolare che agisce su di noi e che reca l’impressione di essere feriti in qualche punto dell’anima. È un particolare improvviso, casuale e privato”. Poi il critico precisava che “non tutte le fotografie hanno un punctum. E quando esiste è sempre qualcosa di differente”. Ecco per Ferro il punctum è un elemento importante e presente in tutte le sue opere. Vi consiglio di guardare le foto con attenzione, per scorgere particolari che vi rimarranno impressi nella mente. Elementi che contribuiscono a comporre la narrazione delle sue istantanee. Ogni fotografo è unico nel suo genere, ma se dovessi dire chi mi ricorda Massimiliano non avrei dubbi. Penso subito ad Enzo Sellerio: come il grande maestro anche Ferro sa gestire e valorizzare l’ironia e il sarcasmo. Massimiliano, cresciuto tra le pellicole prima e passato al digitale dopo, non è un artista ma un attento reporter della realtà che sa immagazzinare con grande abilità nelle sue narrazioni fotografiche.
“Ogni immagine è una tappa, un frammento di tempo raccolto lungo città, paesi, strade, momenti nascosti nel quotidiano. – dice Ferro – Un virtuale viaggio in cui la fotografia diventa mappa di un sentire, una bussola emotiva che orienta lo sguardo verso l’invisibile. Un percorso visivo che vuole essere un invito esplicito a rallentare, a perdersi, a ritrovarsi, a vagare senza meta ma con l’intenzione di ascoltare ciò che luoghi, persone, attimi, luci e ombre hanno da raccontare”. Già, e non è azzardato affermare che nel caso in cui, fra un millennio, un archeologo desiderasse ottenere una visione autentica del nostro periodo contemporaneo, potrebbe rivolgersi agli scatti di Massimiliano. Le sue fotografie sono veri e propri racconti di strada, che il reporter sa restituire con straordinaria abilità. Sia usando il bianco e nero che il colore. D’altra parte, diceva Elliott Erwit: “il punto fondamentale è scattare la foto in modo che poi non ci sia bisogno di spiegarla con le parole.”












