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"Tra un istante e l'altro": dal 12 giugno le foto di Massimiliano Ferro in mostra nella sede di Assostampa

"Tra un istante e l'altro": dal 12 giugno le foto di Massimiliano Ferro in mostra nella sede di Assostampa

Immagini che raccontano una “non banale” quotidianità o momenti di festa. Donne, uomini, bambini, animali che recitano sul palcoscenico della vita in una corale sinfonia. In una danza giocosa. Da ogni scatto potrebbe nascere una sceneggiatura di un film non drammatico. E soprattutto non sono inni al dolore, bensì alla joie de vivre. Venerdì prossimo, 12 giugno, alle 17, nella nuova sede dell’Associazione siciliana della stampa, all’interno dei Cantieri culturali alla Zisa (via Paolo Gili, 4) sarà inaugurata la mostra del palermitano Massimiliano Ferro dal titolo “Tra un istante e l’altro”. Interverranno il giornalista Giovanni Franco,givanni franco giuseppe rizzuto1Giuseppe Rizzuto, segretario regionale dell’Assostampa, Roberto Ginex, presidente dell’Inpgi. Parafrasando una definizione che si usa parlando nel mondo della gastronomia le immagini di Ferro sono una sorta di “comfort photo”.circolodellastampa ginex

Ogni fotogramma rimanda a ricordi e suscita stupore. Scriveva Roland Barthes nel suo celebre saggio del 1980, “La camera chiara”: “L’interesse che abbiamo per alcune immagini si può spiegare solo andando a scavare nella nostra anima di spettatori. Le foto che ci animano sono caratterizzate da due elementi che co-esistono ma che non esistono nello stesso piano: lo studium e il punctum, ovvero la realtà di un’immagine (ciò che vediamo rappresentato) e la sua essenza (ciò che ognuno sente). Lo studium è l’aspetto puramente fisico, razionale e sociale che compone lo scatto (persone, oggetti, vestiti, paesaggi, strade…. ). Esso mette in comunicazione chi guarda la fotografia (spectator) e il fotografo (operator) che l’ha scattata. Il punctum è ciò che coinvolge in una fotografia, un segno particolare che agisce su di noi e che reca l’impressione di essere feriti in qualche punto dell’anima. È un particolare improvviso, casuale e privato”. Poi il critico precisava che “non tutte le fotografie hanno un punctum. E quando esiste è sempre qualcosa di differente”.

Ecco per Massimiliano Ferro il punctum è un elemento importante e presente in tutte le sue opere. Sono scatti da guardare con attenzione, per scorgere particolari che rimarranno impressi nella mente. Elementi che contribuiscono a comporre la narrazione delle sue istantanee. “Ogni fotografo è unico nel suo genere – dice il giornalista Giovanni Franco che presenterà la mostra - ma se dovessi dire chi mi ricorda Massimiliano non avrei dubbi. Penso subito ad Enzo Sellerio: come il grande maestro anche Ferro sa gestire e valorizzare l’ironia e il sarcasmo. Massimiliano, cresciuto tra le pellicole prima e passato al digitale dopo, non è un artista ma un attento reporter della realtà che sa immagazzinare con grande abilità nelle sue narrazioni fotografiche”.

“Ogni immagine è una tappa, un frammento di tempo raccolto lungo città, paesi, strade, momenti nascosti nel quotidiano – dice Ferro – Un viaggio virtuale in cui la fotografia diventa mappa di un sentire, una bussola emotiva che orienta lo sguardo verso l’invisibile. Un percorso visivo che vuole essere un invito esplicito a rallentare, a perdersi, a ritrovarsi, a vagare senza meta ma con l’intenzione di ascoltare ciò che luoghi, persone, attimi, luci e ombre hanno da raccontare”. Già, e non è azzardato affermare che nel caso in cui, fra un millennio, un archeologo desiderasse ottenere una visione autentica del nostro periodo contemporaneo, potrebbe rivolgersi agli scatti di Massimiliano. Le sue fotografie sono veri e propri racconti di strada, che il reporter sa restituire con straordinaria abilità. Sia usando il bianco e nero che il colore. D’altra parte, diceva Elliott Erwit: “Il punto fondamentale è scattare la foto in modo che poi non ci sia bisogno di spiegarla con le parole”.

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