| Palermo
Al Circolo della stampa Righi e quella Palermo da riscoprire ogni giorno tra i misteri del Campo dei mandorli in fiore
Un happening più che una presentazione "classica", anzi un jam session letteraria grazie all'improvvisazione di Gian Mauro Costa ospite a sorpresa dell'incontro di ieri pomeriggio al Circolo della stampa con Augusto Righi per parlare del suo "Campo dei mandorli in fiore". Prima degli interventi di Marisa Di Simone e
Maurizio Guarneri che hanno affiancato Roberto Leone nella presentazione del volume edito da Navarra, Gian Mauro Costa ci ha riportato con la sua esperienza di cronista del giornale L'Ora proprio negli anni 80, dove è ambientato il romanzo di esordio letterario di Augusto Righi. Ricordi che ancora oggi sono vivi nella memoria del giornalista-scrittore che ha raccontato prima dal giornalista la città e adesso da romanziere i suoi sviluppi e le sue particolarità che sono poi quelle scoperte da Righi nel Campo del mandorli in fiore.
Quindi, sollecitato da Marisa Di Simone prima e poi da Maurizio Guarneri, Righi ci ha portato a spasso per una Palermo che molto spesso non è conosciuta dai suoi stessi abitanti e che offre angoli meravigliosi quanto contraddittori. Il tutto per raccontare una storia dimenticata, anzi mai raccontata, una storia di giustizia negata che propone una serie di interrogativi etici e morali. Senza entrare dentro i dettagli della vicenda, Righi è riuscito a farci rivivere le tensioni e le emozioni di una storia intima che però ha una valenza generale come ha sottolineato nella conclusione Vito Lo Scrudato componente del Comitato direttivo del Circolo della stampa. Per un inconveniente dell’ultimo minuto non ha partecipato all’incontro Rosa Di Stefano della quale pubblichiamo l'intervento che aveva programmato.
Il campo dei mandorli in fiore: quelle domande scomode a chi non vede
di ROSA DI STEFANO
Il romanzo di Augusto Righi fa una cosa molto inquieta: apre una crepa. Non illustra una città — la incrina. La storia Nasce dentro Palermo — dalle sue contraddizioni più viscerali. Una città dove storia privata e storia pubblica si intrecciano fino a diventare indistinguibili. Dove la verità raramente si presenta nella forma più semplice. E dove questo, lo sappiamo, non è un difetto. È la condizione. La scrittura di Righi è densa, quasi cinematografica: le immagini arrivano prima delle spiegazioni, i luoghi respirano, le atmosfere si addensano prima ancora che accada qualcosa. Una scrittura che non corre. Costruisce. Sedimenta.
Ma la vera forza del romanzo non è l’ambientazione. È la domanda morale che lo attraversa tutto. Una parola pronunciata in un’aula scolastica. Una ragazza umiliata pubblicamente. Una verità manipolata da chi aveva il potere di trasformarla in sentenza. E allora la domanda diventa inevitabile: quanto pesa una parola, quando viene pronunciata da chi ha quell’autorità?
Nel romanzo, quella parola non è un insulto. È un atto di violenza. L’inizio di una catena di conseguenze che attraversa anni, vite, coscienze. Il suicidio di Elena non è un episodio. È una ferita che continua a sanguinare nel tempo. Righi non scrive un thriller. Non scrive un romanzo giudiziario. Scrive un romanzo sulla complicità del silenzio. Perché la domanda vera non chiede soltanto chi ha pronunciato quella parola. Chiede chi ha taciuto. Chi ha firmato una menzogna per convenienza. Chi ha scelto di non vedere. Una domanda scomoda. Ancora oggi.
I mandorli fioriscono quando l’inverno non è ancora finito. Sono il primo segno di primavera — ma anche il più fragile. Basta una notte di gelo e tutto si perde. Come la verità. Come la dignità. Come la vita di Elena. Il merito di Righi è aver fatto ciò che la letteratura sa fare meglio di qualsiasi altra cosa: riportare alla luce una storia che qualcuno avrebbe preferito dimenticare. Perché a volte la giustizia non arriva nei tribunali. Arriva nelle storie. E quando una storia tocca il punto giusto — quel punto preciso che fa male e illumina insieme — non leggiamo soltanto un romanzo. Ci riconosciamo dentro.
IL CALENDARIO
Prossimo appuntamento del Circolo della stampa giovedì due aprile con Frammenti di Sicilia di Franco Garufi. Gli incontri del Circolo della stampa si svolgono in collaborazione con il Cre.zi.plus e con la sezione siciliana dell'Associazione delle Donne del vino.











