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25 novembre: Cetti Zerilli e Angela Bottari. Folla e applausi al Circolo della stampa per le storie di due donne libere

25 novembre: Cetti Zerilli e Angela Bottari. Folla e applausi al Circolo della stampa per le storie di due donne libere

Non poteva esserci chiusura migliore delle iniziative organizzate ieri 25 novembre, Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro la donna. Un Circolo della stampa davvero speciale, coordinato da Rosa Di Stefano, che ha voluto portare davanti al pubblico due storie di donne molto diverse ma emblematiche della condizione femminile del secolo scorso, condizione che purtroppo è ancora molto attuale.

Nella sala meeting del Cre.zi.Plus ai Cantieri culturali della Zisa, scelta per la conclusione di una giornata che aveva visto in mattinata l’inaugurazione di due panchine rosse davanti alla prossima sede di Assostampa Sicilia e poi un corso su "codice rosso e deontologia professionale dei cronisti" moderato da Elvira Terranova, un pubblico attento e numeroso ha seguito con grande interesse le storie di Cetty Zerilli e Angela Bottari. Una studentessa universitaria uccisa a Palermo esattamente novant’anni fa e il cui femminicidio venne nascosto dal fascismo, la prima, e una protagonista della scena politica siciliana e nazionale, la seconda. Due vicende umane completamente diverse ma accomunate da una stessa linea rossa: quella della volontà di affermare la propria dignità, due storie raccolte e raccontate da Salvo Palazzolo e Francesco Lepore.

Rosa Di Stefano ha aperto il primo l’incontro ricostruendo la vicenda sino ad ora rimasta nascosta di Cetty Zerilli, che solo la volontà e la testardaggine di un cronista come Salvo Palazzolo poteva finalmente far venire alla luce. E Palazzolo ha ricordato così tutte le difficoltà e gli ostacoli dovuti alla scarsezza del materiale esistente per la ricostruzione di questa vicenda che gli era stata suggerita da uno dei giornalisti che hanno segnato la storia della cronaca nera e giudiziaria  di Palermo, Aurelio Bruno, per decenni corrispondente di Ansa e Rai dal palazzo di giustizia. Parole che venivano dai racconti di un altro cronista, questa volta dell'epoca del delitto, Nino Marino che l'aveva raccontato sul Giornale di Sicilia. Particolari su quel cadavere di giovane donna trovato alla facoltà di Lettere che il regime aveva frettolosamente archiviato. E spuntano così anche le omissioni e depistaggi che purtroppo segnano anche le storie più recenti delle cronache palermitane. Sono stati quindi Marisa De Simone e Maurizio Guarneri a completare il quadro di una vicenda che finalmente è stata portata a conoscenza con il rilievo che merita. Ma Salvo Palazzolo chiede di non fermarsi qui e invita tutti, a cominciare dal sindacato che è impegnato in prima linea in questo senso, a far sì che il lavoro dei cronisti non si svolga in solitudine soprattutto oggi che si riducono i numeri all’interno delle redazioni e che c’è bisogno, quindi di trovare nuovi luoghi di aggregazione per poter lavorare nel modo che i maestri della cronaca, ci hanno insegnato.

La scena politica siciliana italiana e il dibattito, soprattutto quello che riguarda le leggi sulla discriminazione delle donne e i loro diritti sono stati invece il cuore dell’incontro con Francesco Lepore, che con Pietro Folena ha curato il libro "Angela Bottari, storia di una donna libera". Stimolato dalle tante domande poste da Rosa Di Stefano, Lepore ha percorso il lungo cammino di Angela Bottari, messinese trapiantata a Palermo, dove è stata deputata all’Assemblea regionale, ma soprattutto dirigente politica di grande valore, che si è spesa nei progetti di legge che riguardavano i reati sessuali nei confronti delle donne. Un lungo percorso a tratti doloroso seminato anche da sconfitte, che però lascia una grande testimonianza di dignità e di rispetto di un impegno riassunto in un episodio che Lepore ha raccontato. “Dopo il duplice diritto di Giarre in cui vennero uccisi due giovani omosessuali, e la presa di posizione pubblica di Angela Bottari che annunciava la sua presenza a una manifestazione nel paese catanese, le arrivò la convocazione nella federazione regionale del  Pci, guidato in quel momento da Pio La Torre. Una chiamata che Angela aveva interpretato come un sicuro richiamo all’ordine in quel partito che all’inizio degli anni 80 era ancora fortemente patriarcale e maschilista. Invece superato il portone di corso Calatafimi, dove allora c’era la sede del Partito comunista Italiano, Pio La Torre, appena la incontrò, la abbraccio fortemente e le disse: Angela hai fatto bene ad andare lì". Antonella Chinnici ha poi portato il pubblico attraverso le pagine del libro, interpretando lo stile e la capacità di Francesco Lepore di rendere ancora viva e attuale la figura di angela Bottari.

A chiudere quest’incontro speciale del Circolo della stampa sono state le attrici della Casa museo di Alda Merini di Milano Donatella Massimilla e Gilberta Crispino che hanno concluso il 25 novembre organizzato da Assostampa Sicilia, replicando dopo gli incontri del mattino in carcere e davanti alla nuova sede di Assostampa, il monologo di Franca Rame "Lo stupro". Un lungo applauso ha sottolineato l’interpretazione intensa ed emozionante che ha coinvolto anche in questo caso il pubblico che poi si è soffermato per il firma copie con gli autori presenti e per il consueto calice di vino che chiude gli incontri del Circolo.

Le schede dei libri presentati al Circolo della stampa di Palermo, forniti per la vendita dalla libreria “Tante storie” di via Ariosto a Palermo

"Angela Bottari. Storia di una donna libera” a cura di Pietro Folena e Francesco Lepore:
Angela Bottari ha segnato la storia italiana della seconda metà del Novecento. I diritti e le libertà della persona, in particolare delle donne, furono la sua più autentica passione: per il loro riconoscimento Angela lottò senza quartiere durante i tre mandati come deputata della Repubblica e, poi, nel restante vissuto messinese. Il suo complesso percorso esistenziale è ricostruito attraverso testimonianze e interviste di chi ne condivise le battaglie politiche o semplicemente ebbe la fortuna di conoscerla.

L’amore in questa città di Salvo Palazzolo:
Palermo, 1935: il corpo di una studentessa, Cetti Zerilli, viene ritrovato nel palazzo dell’Università crivellato da tre colpi di pistola. Accanto a lei il cadavere di un milite fascista, in camicia nera e stivaloni. Un caso di omicidio-suicidio sentenzia la polizia del regime, che lo archivia con un’urgenza sospetta, imponendo alla stampa il silenzio. Ma è una verità viziata dalla censura, non ci sono dubbi per Felice, il padre della ragazza, che si rifiuta di accettare per quella figlia piena di vita e così amata la versione ufficiale della tragedia. E in una Palermo buia e anestetizzata dalla violenza fascista trova un complice della sua privata ricerca di giustizia in Nino Marino, coraggioso cronista del “Giornale di Sicilia” tormentato da un amore che non è mai riuscito a dimenticare. La storia di Cetti tocca Nino nel profondo, ma non potendo raccontarla sulla pagina il giornalista dovrà indagare in segreto sulla vicenda, con l’appoggio delle sue fonti – oppositori del regime come lui – e delle tracce lasciate dietro di sé da Cetti: una ragazza appassionata, innamorata dei libri e della sua libertà, e animata da una testardaggine controcorrente. A novant’anni dai fatti, Salvo Palazzolo ricostruisce in questo vibrante romanzo inchiesta un cold case che mette a nudo le storture di un regime liberticida, disposto a tutto pur di mantenere il potere. La storia vera di un femminicidio di Stato in queste pagine si fa memoria collettiva, e restituisce finalmente la voce a chi è stata troppo a lungo negata.

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