| Palermo
"La Boschetta" di Barraco: quell'indagine sul mostro di Firenze è tutta da rifare
"Chi era davvero il Mostro di Firenze? La domanda rimbalza da anni nelle aule dei tribunali, sulle pagine dei giornali e nei talk show di tutto il mondo. Se lo chiedono ancora magistrati, giornalisti e soprattutto le famiglie delle vittime, cercando una risposta che tarda ad arrivare. Sono stati davvero i compagni di merende a compiere quegli atroci otto duplici omicidi? I dubbi sono più che legittimi, anche dopo le sentenze di condanna. Oppure quei delitti sono stati compiuti da qualcuno appartenente al clan dei sardi, che in un modo o nell’altro, per una fortuita serie di circostanze, con una spiccata intelligenza, è riuscito a sfuggire alla giustizia. Forse qualcuno che non è stato attenzionato bene dagli inquirenti e nel fragore mediatico e investigativo ha avuto la capacità e la furbizia di mettersi da parte al momento giusto, svanendo nell’ombra senza fare rumore. O forse il Mostro di Firenze andrebbe cercato da tutt’altra parte? Forse il Mostro indossava la divisa perché si trovava all’interno delle forze dell’ordine: conosceva bene le mosse degli inquirenti e sapeva cosa avrebbero fatto. Forse era in grado di anticiparli e farsi beffa dei colleghi senza mai finire in manette, riuscendo a scagionare chi finiva in carcere al suo posto e lanciando sfide continue. Una divisa, dunque, che il Mostro può aver indossato per esercitare il suo potere quando si nascondeva nel buio delle tenebre e arrivava davanti la macchina delle coppiette appartate, qualificandosi, chiedendo forse i documenti e infine sparando senza pietà". Ecco tutte le domande rimaste aperte sulla vicenda del mostro di Firenze, riassunte nella lettura di Alessia Cannizzaro, da Angelo Barraco, ne "La Boschetta", il volume appena pubblicato e che è stato presentato al Circolo della stampa di Palermo.
Con Luigi Perollo a fare da guida, sono state ripercorse le tante incongruenze di indagini che ogni volte che sembravano arrivare al colpevole della serie di delitti, ben 17 tra il 1968 e il 1995, vedevano spazzare le conclusioni da un nuovo omicidio. Come a dire “io sono ancora libero e voi avete sbagliato di nuovo”. Angelo Barraco scava tra le contraddizione e i buchi dell'indagine a cominciare dal fatto che non è mai stata ritrovata l'arma dei delitti. Una calibro 22, una pistola non da killer, ma usata evidentemente da una persone addestrata e capace di rendere i colpi letali.
Circolo della stampa, gli appuntamenti di novembre: Barraco, Fleres e Garofalo, Palazzolo e Lepore









