| Catania
Assostampa per i Diritti umani, presentato il documentario "Stai fermo lì" sulla vita di Babak Monazzami
Babak Monazzami incontra la stampa catanese e si racconta: “Mi hanno distrutto la vita”. L’evento, patrocinato da Assostampa, si è tenuto a Catania nel centro fieristico “Le ciminiere”. Un doppio appuntamento, il 9 ottobre, con la proiezione in anteprima per la stampa del documentario “Stai fermo lì” della giornalista e regista Clementina S
peranza, presente in sala con il protagonista. La pellicola è una testimonianza diretta: parla delle persecuzioni subite in Iran da Babak Monazzami, del suo felice inserimento in Italia e delle ingiustizie e violenze che ancora oggi subisce in Germania.
A fare gli onori di casa Filippo Romeo, vicesegretario regionale di Assostampa Sicilia: “Come categoria dobbiamo batterci affinché si faccia qualcosa, anche noi dobbiamo fare la nostra parte”. "Clementina – ha aggiunto Romeo – si è messa in gioco, ha messo le mani in pasta e ha fatto un lavoro straordinario. Lei stessa ha detto che si occupava di altro e la storia di Babak spesso veniva relegata a un trafiletto. Noi giornalisti dobbiamo occuparci anche di storie difficili come quella di Babak. Vi invito a vedere il documentario perché è una storia che fa riflettere. È una storia
contemporanea”.
Della stessa idea anche il giornalista Giacomo Cagnes, direttore dell’emittente Sicilia 242 e revisore dei conti nazionale dell’USSI, Unione stampa sportiva italiana, che ha moderato l’incontro. “La vicenda di Babak – ha commentato Cagnes – deve assolutamente smuovere le coscienze di tutti, non si può restare inermi su quanto accaduto. La negazione e la vessazione continua dei diritti umani è inaccettabile, bisogna fare qualcosa contro coloro che calpestano la dignità umana. Babak è un esempio e noi media dobbiamo denunciare con forza i soprusi. Poi, quando avvengono in Europa, in questo caso in Germania così com’è stato raccontato e dimostrato, dobbiamo agire con tutti i mezzi disponibili”.
In sala anche l’architetto Salvino Maltese, referente del polo museale de “Le
Ciminiere” che ha portato i saluti del sindaco della Città Metropolitana di Catania Enrico Trantino. “Vi ospitiamo in questo luogo – ha sottolineato Maltese – che è un posto di grandi sofferenze e diritti umani negati. Qui, nel XIX secolo, i grandi edifici di mattoni e pietra lavica erano affiancati da alte ciminiere, vi erano impianti di molitura, di stoccaggio e di trasformazione degli zolfi provenienti dalle varie miniere della Sicilia centrale ed è qui che il lavoro di bambini e adulti veniva convogliato. Lavoravano nudi perché lo zolfo a contatto con i vestiti causava allergie”. L’architetto Maltese ha fatto cenno anche alla grande Persia dove si incontrano il Tigri e l’Eufrate e dov’è nata la civiltà.
“L’idea di fare uscire il documentario cui stavamo lavorando da tempo nasce dopo questa pesante aggressione durante ‘Donna, vita, libertà’, a Berlino mentre manifestava per la libertà del suo Paese. Gli organi di stampa non ne hanno dato notizia in Italia e mi è sembrato giusto fornire una testimonianza. Inoltre i riflettori orientati sulle discriminazioni subite dalle donne, trascuravano gli altri tipi di violenza”, spiega Clementina Speranza, alla sua prima esperienza con un documentario che, recentemente, ha vinto anche il Premio USSI 2025. Tre episodi riguardano, infatti, lo sport: 2 il calcio e uno
il badminton. Babak amava il calcio italiano tanto che, quando era ancora in Iran, aveva imparato un po’ di italiano seguendo le telecronache delle partite di serie A. E imitava i calciatori di quegli anni: aveva i capelli come Nesta e Maldini, suoi idoli, e il pizzetto alla Roberto Baggio, suo giocatore preferito. Ma a Teheran, al suo debutto con la Nazionale Under 18, è stato espulso prima di entrare in campo. Quel giorno, infatti, era presente un manager della Federazione per il quale erano fondamentali i valori islamici ed ha contestato il suo aspetto “troppo occidentale”. E lo ha mandato a casa…
“Stai fermo lì” ha già vinto diversi riconoscimenti: tra gli altri, il Premio per la Pace rilasciato dall’Ambasciata Svizzera In Italia all’interno del Festival del Cinema dei Diritti Umani di Napoli e Miglior Film Cinemigrare, all’interno della X edizione di Via dei Corti, il Festival Indipendente di Cinema Breve. È stato sottotitolato in inglese, francese e anche coreano perché è volato fino in Sud Corea al Museo di Arte moderna di Ulsan. Un trailer ha già anticipato un secondo documentario sulla vita di Babak.









