Mercoledi, 23 ottobre 2019 ore 18:28
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 Notiziario


 

Cronista in una piccola città: quando descrivere la verità fa del giornalista un bersaglio

Assostampa Sicilia conferma la sua solidarietà alla giornalista Vanessa Chiapparo pubblicando l'articolo con cui ha voluto descrivere l'attacco subito sui social media per avere semplicemente descritto situazioni di degrado nella sua città.

Il comunicato di solidarietà di Assostampa Agrigento

La vita impossibile di una cronista in un piccolo paese di provincia

odg tessera professionistiMi chiamo Vanessa Chiapparo e scrivo per la testata giornalistica online “Agrigentoweb.it”. Vivo ad Aragona, un paese di circa 9 mila abitanti a pochi chilometri da Agrigento. Amo - come credo gran parte dei colleghi - il giornalismo, e per certi versi lo considero anche 'una missione'. Scrivere per un paese dove quasi tutti si conoscono non è semplice, soprattutto in una terra strana e complessa come la nostra. Scrivere cronaca ad Aragona, non è come scrivere la cronaca di una grande città, perché è inevitabile la personalizzazione dei fatti descritti. Scrivere di cronaca in un paese di 9 mila anime, significa scontrarsi spesso con le persone che di quella cronaca sono stati i protagonisti. Infatti, nonostante le notizie che scrivo sono sempre verificate, succede in alcuni casi di venire denigrata, accusata di scrivere notizie infondate e false, azionando un linciaggio mediatico che trova la sua massima amplificazione nei social. Tutto ciò accade soprattutto quando le notizie che ho scritto trattano determinati argomenti. Di recente, un articolo nel quale ho scritto che tre giovani sono stati pizzicati dai carabinieri a fumare spinelli in una zona che nelle ore notturne diviene luogo ideale per consumare droga e alcool, mi ha fatto divenire per qualcuno “una nemica da abbattere”.
Sono stata accusata di aver voluto fare dei giovani che frequentano quel posto “di tutta l’erba un fascio”, di esercitare un giornalismo spicciolo di bassissimo livello, ecc. Il mio articolo doveva essere pure oggetto di discussione in una diretta Instagram che alcuni ragazzi erano in procinto di preparare. Dopo essere stata denigrata per diversi giorni sui social, ho deciso di mettere la parola “fine” al linciaggio mediatico della mia dignità professionale, segnalando all’Assostampa di Agrigento una situazione che stava divenendo ormai incontrollabile e stava uscendo decisamente fuori certi binari di decoro. Il sindacato si è immediatamente attivato attraverso un comunicato stampa, nel quale ha fatto scudo alla mia persona e al mio onesto lavoro. Dopo la sua pubblicazione su tutte le testate agrigentine, l’amministrazione comunale ha preferito tacere e chiudersi in un discutibile e inspiegabile silenzio. In questi anni, mi sono pure arrivate telefonate da parte di gente sconosciuta, che voleva sapere chi mi avesse dato determinate notizie e diverse persone mi hanno tolto il saluto. Faccio la giornalista perché amo questa professione e non scrivo un pezzo perché ce l’abbia con “qualcuno” come qualche consigliere comunale o assessore può erroneamente pensare. Non si scrive per fare del male agli altri, ma si scrive per informare.
 
Vorrei poter scrivere che il mio paese è a un passo dal dissesto finanziario senza essere accusata, in consiglio comunale, di fare terrorismo psicologico alla città. Anche perché il tempo mi ha dato ragione e il dissesto è stato dichiarato ufficialmente pochi giorni fa. Vorrei poter scrivere di un caso di meningite batterica, senza essere accusata di avere rovinato una famiglia, per avere dato una notizia falsa. Anche perché il caso è stato conclamato dall’Asp. Vorrei poter mettere in discussione un operato discutibile dell’Amministrazione comunale, senza che qualcuno sui social mi scriva di avere “messo la mia deontologia in un cassetto remoto”. Vorrei poter scrivere che anche ad Aragona - come in tanti altri paesi d’Italia - circola la droga, senza essere denigrata. Vorrei poter scrivere che in una struttura di accoglienza qualche extracomunitario sia stato arrestato per spaccio di droga, senza che il politico di turno pensi che voglio far chiudere il centro nel quale i migranti erano ospiti. Vorrei semplicemente avere la libertà di informare e scrivere notizie verificate e fondate. Vorrei che nel 2018 la gente chiuda la porta all’omertà e apra la mente verso altri valori etici e morali per i quali giornalisti come Pippo Fava, Mario Francese e tanti altri hanno combattuto.
Ringrazio l’Assostampa di Agrigento, il mio direttore Angelo Gelo, l’Ordine dei Giornalisti di Sicilia con a capo il presidente Giulio Francese, i carabinieri di Aragona, tutti i colleghi giornalisti e la Questura di Agrigento, per aver fatto scudo alla mia persona e per non aver permesso che venisse calpestata la mia dignità. Nonostante tutto, la vita e il nostro lavoro ci insegnano a volare alto, più in alto di certi volgari giudizi. Bisogna volare alto, dove certe parole non possono offenderci e certi gesti non possono ferirci. Concludo questa mia riflessione con una frase che mi ha dedicato il nostro collega Paolo Borrometi: “È la stampa bellezza. Ma lasciateci fare il nostro lavoro!”

 

La libertà di stampa principio irrinunciabile della democrazia, al Sud minacciata da tanti fattori

Giornata mondiale della liberta di stampaSi celebra oggi la XXV Giornata mondiale della libertà di stampa, voluta dalle Nazioni Unite. Libertà che è difficile ottenere nei Paesi con regimi dittatoriali o soffocati dalla dilagante corruzione anche degli apparati statali, libertà che è altrettanto difficile – hanno dichiarato il segretario regionale Roberto Ginex e il segretario provinciale di Assostampa Catania, Daniele Lo Porto – anche in quelle regioni dove le aziende editoriali sono in contrazione, restringono gli spazi professionali, riducono le risorse economiche, spesso trincerandosi dietro la crisi economica, che è reale, ma anche pretesto per limitare la liberta professionale, abbassare il livello qualitativo dell’informazione ridotta a un prodotto usa e getta, a basso costo e di scarsa qualità. La libertà di stampa, l’autonomia del giornalista è messa in pericolo non solo dalle minacce del mafioso,  ve ne sono casi recenti, o dai colletti bianchi che ricorrono in sede civile, da amministratori pubblici miopi o politici volgari, ma dalla mancanza di garanzie contrattuali, di  compensi dignitosi, anzi sempre più miseri e saltuari, dalla velocizzazione dei tempi che impediscono controlli e verifiche, come impone il codice deontologico, sempre meno conosciuto dai nuovi "operatori dell’informazione".

In questo contesto, ai giornalisti, in particolar modo ai  free lance, collaboratori, corrispondenti, precari, va espresso l’augurio che possano lavorare con dignità, serenità e condizioni contrattuali e professionali adeguate”, hanno concluso Ginex e Lo Porto.

Daniele Lo Porto, al XVII Congresso Uil Catania: "Giornalisti, categoria di precari. Per la prima volta il sindacato siciliano guidato da un freelance"

daniele lo porto 2017Ringrazio il segretario generale della Uil di Catania, Enza Meli, per l’invito e i segretari generali siciliano e nazionale, Claudio Barone e Carmelo Barbagallo, per l’attenzione che dedicheranno al mio intervento.
Proprio di recente abbiamo tenuto il nostro congresso regionale, che ha scadenza quadriennale. Sembrava un’adunata dei combattenti e reduci dell’informazione: orgogliosi del loro passato, sfiduciati testimoni del presente e pessimisti su un futuro che è facile immaginare nero. I dati del CENSIS relativi al 2017 ci spiegano benissimo il perché della crisi del mondo dell’informazione: Leggono, e quindi comprano, regolarmente giornali quotidiani solo il 14,2% degli italiani, tra i giovani la media si abbassa al 5,6%.  Le copie di quotidiani venduti ogni giorno nel 2.000 erano 6 milioni, nel 2015 sono appena 3 milioni, il 50% in meno che corrisponde al “taglio” effettuato nei grandi giornali dell’Isola: Gazzetta del Sud, Giornale di Sicilia e La Sicilia, dove gli organici sono ridotti all’osso, quasi dimezzati, se non di più, rispetto ad appena 5 anni fa.
Il 60% degli italiani si informa con i telegiornali. La crisi che ha portato alla chiusura di emittenti storiche come TeleD e Telejonica o all’azzeramento della redazione di Antenna Sicilia è nota a tutti. Mi spiace che i segretari provinciali di Cgil, Cisl e Ugl se ne siano appena andati perché con loro abbiamo condiviso un forte impegno per cercare di salvare posti di lavoro, in tutti i modi che la legge ci consente e in tutte le sedi. A Telecolor l’organico è ridotto al minimo. L’informazione cittadina è veramente ridotta, permettetemi il gioco di parole – al minimo sindacale.
Internet. Aumenta vertiginosamente la ricerca di notizie nella rete, ma il 50% dei lettori meno attenti incappa nelle fake, chi si salva si fa beffare dai social, che nati per comunicare sono sempre più mezzo di informazione, con tutti i rischi e le derive che ne conseguono dalla mancanza di controlli, dal rispetto di regole e deontologia che invece osserva chi esercita la professione giornalistica.
In questo quadro in dinamico movimento opera la casta dei giornalisti, sì, ancora qualcuno la considera una casta. Una casta con 120.000 iscritti, una enormità, dei quali solo il 10% è regolarmente contrattualizzato con tutte le garanzie di stipendio, assistenza, previdenza. Il resto è una casta di precari, senza presente e senza futuro, in gran parte dei casi.
In Sicilia siamo riusciti a farci del male da soli, tantissimo. Gli iscritti all’Odg sono 5.000, circa 1.000 professionisti, dei quali forse solo un centinaio con un’assunzione a tempo indeterminato, Art. 1, come si dice in gergo, e 4.000 pubblicisti. Nei primi anni 90, quando in Sicilia si registrava un periodo di espansione editoriale, nel settore televisivo e della carta stampata, i professionisti era appena 500, tutti occupati, e i pubblicisti 3.000.
Il lavoro, in effetti, non manca: ce lo offrono quotidianamente, ma a una condizione: gratis. Un grande Comune del Catanese di recente ha affidato l’incarico di portavoce a due giornalisti, per 5 anni, senza compenso. Dopo due diffide da parte del sindacato, la seconda molto decisa, il sindaco ha revocato l’incarico e adesso i comunicati li manda un dipendente comunale, naturalmente non iscritto all’Odg, che probabilmente denunceremo per esercizio abusivo della professione.
Mentre all’Ars abbiamo registrato l’infornata di oltre 300 portaborse, amici e parenti, in gran parte dei deputati, alla Presidenza della Regione e agli assessorati regionali il “dopo Crocetta” è uguale al “durante Crocetta”, quando fu compiuta la strage di 21 colleghi. Gli assessori, oggi come allora, inviano comunicati con la propria email personale, affidando i comunicati spesso a segretari o segretarie più o meno improvvisati. Una buona informazione istituzionale è garanzia di democrazia, trasparenza, rispetto per i cittadini.
Vi dicevo prima del nostro congresso regionale. Il sindacato dei giornalisti, che ha una storia centenaria, per la prima volta ha eletto un collega, Roberto Ginex di Palermo, che è un free lance, una partita iva. La segreteria di Catania è arrivata in anticipo di qualche anno. Sapete benissimo cosa vuol dire “free lance” e “partita iva": è un modo elegante per nascondere una storia professionale e di vita all’insegna della precarietà, della paura del domani, di sacrifici e rischi continui.
In questa sede ricordo che un posto di lavoro per un giornalista produce un effetto domino su tutta la filiera dell’informazione: tecnici, operatori, tipografi, amministrativi, collaboratori di diverse professionalità.
Meno garanzie - non privilegi, ma garanzie - per i giornalisti producono un’informazione più debole, omologata, appiattita, a basso costo. Ma l’informazione non può essere considerata alla stregua di un prodotto fabbricato in Cina.

L'inizio del cammino

Roberto Ginex 33 Congresso Assostampa

Carissime Colleghe e Carissimi Colleghi,

sono partito da casa la mattina del 9 aprile da segretario provinciale di Palermo e allo stesso modo pensavo, sbagliandomi, di poter tornare la sera dell’11. Nonostante potesse essere una legittima ed intima aspirazione in questo mio percorso sindacale, che dura da oltre 20 anni, ritenevo che altri colleghi ed amici avessero quella maggiore esperienza per ricoprire il delicato e prestigioso ruolo di segretario regionale. Insomma, lo affermo con la schiettezza che mi contraddistingue: non avevo preventivato che potesse arrivare prima l’investitura e, successivamente, l’elezione con questo ampio consenso.

Per questa ragione, desidero rivolgere ancora un sentito grazie ai delegati del XXXIII Congresso di Enna; grazie della fiducia che avete riposto in me per rappresentare tutti i soci dell’Associazione Siciliana della Stampa per i prossimi 4 anni. Sono orgoglioso ed onorato di essere stato eletto segretario regionale, incarico che prevede, come sappiamo, pochi onori e tanti oneri, soprattutto di questi tempi e in quelli che verranno. E ne sa qualcosa Alberto Cicero, dal quale raccolgo il testimone e con il quale ho condiviso assieme ad altri colleghi/e, amiche ed amici, da segretario provinciale di Palermo e da consigliere regionale, il cammino sindacale che abbiamo fatto negli ultimi anni. Ad Alberto Cicero, uomo di altri tempi per educazione, equilibrio, affidabilità e preparazione, desidero esprimere un sincero ringraziamento per l’impegno e i sacrifici che non ha mai fatto mancare a favore della nostra categoria, sottraendo tempo prezioso alla propria famiglia, alla vita privata e al tempo libero.

Quello di Enna è stato un congresso intenso, complesso, faticoso, in alcuni passaggi anche difficile, abbiamo condiviso con le parole - che poi sono la nostra vita e fanno la sostanza del nostro mestiere - i silenzi, la fatica, le difficoltà, la rabbia, le nostre storie. Abbiamo svolto insieme un lavoro per rappresentare al meglio tutti quei colleghi, iscritti e non, che hanno perso la fiducia e attendono risposte, coltivano la speranza di un futuro migliore, per loro e per le loro famiglie.

E’ la prima volta nella storia che viene eletto un segretario regionale free lance, lavoratore autonomo. Sì, a quasi 49 anni, dopo 24 anni di iscrizione all’Ordine e circa 27 di lavoro esclusivo, sono una Partita Iva. Non ho nascosto, dopo l’elezione, la voce rotta dall’emozione, quel nodo in gola che attanaglia ma che raccoglie anni di difficoltà, di sacrifici, di delusioni, di amarezze, di strade tortuose e sempre in salita. Nei lunghi momenti di buio, ho trovato conforto nella mia famiglia, nei miei tanti ed affettuosi amici e in alcuni colleghi e colleghe più vicini. Ma il conforto, sempre utile e apprezzabile, si è scontrato e si scontra con la concretezza della vita; con il dover vivere oggi da giornalista di giornalismo con un lavoro precario, autonomo, privo di ogni forma di garanzia. Come me sono centinaia i colleghi e le colleghe che in Sicilia vivono così. Altri e altre sono addirittura finiti ai margini e definitivamente espulsi. Molti ne sconoscono persino la loro esistenza.

Tutti voi conoscete il mio percorso professionale costellato da precarietà, incertezza, cause di lavoro (perdute ingiustamente!); tutti voi sono certo che comprendiate che dovrò confrontarmi con il mio status professionale e sindacale. E sono certo che mi darete tutti una mano, perché è della mano di Voi tutti che ho bisogno: di Palermo, di Agrigento, di Caltanissetta, di Catania, di Enna, di Messina, di Ragusa, di Siracusa, di Trapani. E’ della mano di tutti che abbiamo bisogno per andare avanti; sì, andare avanti dando una svolta, girando la ruota in modo completo. Perché adesso è giunta l’ora di cambiare.

Abbiamo tante cose da fare, tante questioni da risolvere, troppi sono i temi sul tappeto di una categoria che dobbiamo contribuire a difendere con generosità, caparbietà, coraggio e con quella necessaria consapevolezza che soltanto attraverso il contributo di ciascuno di noi sarà possibile contribuire ad un indispensabile processo di cambiamento per adeguarci non soltanto ai tempi che sono, ma di più ai tempi che verranno. Il nostro sindacato è stato ed è all’avanguardia su iniziative per l’indipendenza del giornalista, dagli uffici stampa pubblici all’ equo compenso e su questi temi dobbiamo proseguire con coraggio e determinazione, ma dobbiamo anche essere vigili sul mondo dell’editoria tradizionale siciliana che si è già trasformata; trasformazioni che comporteranno probabilmente processi di mutazione di fronte ai quali possiamo anche trattare purché non comportino il sacrificio di posti di lavoro che non ci possiamo oltremodo permettere, considerato che i colleghi dei tre quotidiani siciliani sono tutti in cassa integrazione.

Diciamo no ad ogni forma di sfruttamento, né nei confronti dei colleghi dipendenti né dei tantissimi collaboratori. Diciamo no ad ogni forma di sopraffazione umana e professionale. Diciamo no al malaffare, a quella criminalità organizzata che minaccia la nostra libertà di espressione e la nostra libertà di raccontare i fatti con l’indipendenza che deve avere il giornalista. Diciamo no alla politica che spreca, che ammicca, che cerca di tirarci dentro e che strizza l’occhio ai giornalisti per cercare il consenso tra la gente. Diciamo no ad ogni forma di Far West che tende a limitarci, a fermarci. Pretendiamo rispetto delle regole e delle garanzie ad ogni livello. Ma per fare tutto questo dobbiamo avere forza e tenacia. Se vogliamo sopravvivere come giornalisti e come sindacato, per raccogliere le sfide del futuro, dobbiamo essere e marciare uniti. Dobbiamo essere determinati e credibili di fronte a tutti: agli editori e alla classe politica siciliana, tantissime volte miope e troppo spesso cialtrona oltre ad oggi incapace di mettere ordine alla giungla degli uffici stampa. E se qualcuno pensa di indebolirci, attraverso la frammentazione, l’impoverimento, il depauperamento e la disarticolazione dei corpi redazionali, sappia che troverà un muro, perché la nostra sarà una resistenza ad oltranza.

Tutelare in ogni sede i colleghi è il ruolo che siamo chiamati a svolgere a tutti i livelli nei modi più opportuni ed efficaci. Questo è un impegno preciso e chiaro che intendo portare avanti, è il dovere del sindacato: questo ho sempre fatto da segretario di Palermo e questo continuerò a fare da segretario regionale; questo dovranno fare tutti i dirigenti che vorranno stare al mio fianco accompagnandomi e sostenendomi in un nuovo percorso, così come i consiglieri regionali ed ogni singolo socio. Ma i dirigenti incaricati di portare avanti il sindacato hanno bisogno assoluto dei colleghi, dei colleghi iscritti: il sindacato deve essere fatto da tutti noi giornalisti e dobbiamo essere capaci di includere, di aprire le porte, di coinvolgere chi non è ancora iscritto spiegando una cosa all’apparenza banale: più siamo più contiamo.

Nella professione che è già cambiata da tempo con i lavoratori autonomi, free lance e precari a vario titolo, che hanno superato i dipendenti, dobbiamo aprire le porte, essere un sindacato che coinvolge e non che esclude, un sindacato inclusivo se vogliamo avere la pretesa di rappresentare e sostenere adeguatamente le istanze dei giornalisti siciliani che svolgono, fra mille difficoltà, la professione in Sicilia.  

Quello che ci chiedono tutti i colleghi è il lavoro: abbiamo troppi disoccupati, troppi precari, troppi colleghi sottopagati e sfruttati. Credo che sia necessario il contributo di tutti per portare avanti assieme una linea chiara che punti allo sviluppo del lavoro e alla tutela della professione in ogni sede.

Il futuro della nostra professione è un tema ineludibile. Dobbiamo guardare avanti ed avere una visione non su ciò che è stato ma su ciò che sarà di questo mestiere. Capire non come siamo e cosa facciamo, ma quello che saremo e cosa faremo e come si dovrà fare. Servono strumenti nuovi che possano offrire opportunità di lavoro ai tanti, troppi disoccupati e inoccupati, che oggi costituiscono probabilmente il fronte più ampio. C’è bisogno di lavoro pagato, a dispetto di politici che ce lo vogliono offrire gratuitamente. Tutti bravi i politici a parlare dell’esigenza di dare posti di lavoro salvo poi offrirli a gratis. Fatti a mio avviso gravissimi; e tutti abbiamo il dovere di richiamare l’attenzione della politica e di tutti nelle sedi opportune. Difendere il lavoro pagato e condannare quello che qualcuno vorrebbe offrire senza compenso è un dovere morale oltre che deontologico. Come sindacato non abbiamo posti di lavoro da distribuire, non ne abbiamo avuti, ma abbiamo necessità di trovare opportunità, strumenti, leggi che possano darci la speranza del lavoro che oggi è possibile. Più precarietà significa meno libertà, più posti di lavoro significano maggiore libertà di pensiero e di azione. Abbiamo bisogno di lavoro per dare una mano ai tanti colleghi che permangono in una crisi da cui non riescono ad uscire. Sono tanti, molti di noi li conoscono pure, ma chiediamoci cosa facciamo per loro, come possiamo dare loro una mano, un piccolo, semplice aiuto. Il buio nel lavoro crea inevitabili conseguenze portando al buio personale. Quindi, riflettiamo su cosa possiamo fare per fare in modo che tanti colleghi possano avere una vita normale e dignitosa.

Se questo sindacato non è stato e non è attrattivo e non fornisce qualcosa di più ai colleghi, - convenzioni, iniziative, servizi - ci ritroveremo anno dopo anno sempre meno. Invito quindi tutti i giornalisti siciliani a fare una riflessione per capire assieme cosa possiamo offrire ai vecchi e ai nuovi iscritti. Si parla tanto ma poi a reggere la baracca siamo soltanto uno sparuto gruppo di dirigenti che dedica il proprio tempo all’attività sindacale; poche volte siamo pronti a concedere una parte del nostro tempo, di noi stessi. L’impegno delle persone viene sempre meno all’interno della nostra società e la mia vuole essere una testimonianza di impegno solidale a favore della categoria. Se non c’è collaborazione da parte di tutti diventa difficile fare le cose concretamente. Fare il dirigente sindacale nell’epoca peggiore della professione diventa complicato e al limite dell’impossibile. Un tempo che sembra quasi non voler finire. Lo abbiamo fatto sempre con coraggio, con generosità e con la coscienza a posto, consapevoli del fatto che abbiamo lavorato sempre per i colleghi. Questo continueremo a fare.

Bisogna trovare la forza e il coraggio di cambiare per ripartire, per ricominciare, per essere più moderni e più efficaci, per essere più attrattivi, per continuare ad esistere. Il sindacato dei giornalisti deve cambiare, riorganizzarsi per garantire strutture, anche amministrative, adeguate ad assolvere efficacemente alle sue due missioni principali, promuovere la massima occupazione e assicurare la specifica azione di tutela. È un percorso impegnativo, quello che intendo intraprendere, che presuppone condivisione d’intenti, lavoro di squadra e impegno permanente.

Un appello a tutti: lavorare insieme per unire la categoria e non per dividerla, facciamolo nel segno della reciproca solidarietà cercando l’entusiasmo di tutti, giovani e meno giovani, che con il loro contributo di esperienza possono darci una mano. Unità anche nella diversità di idee; soltanto se questo sindacato sarà arricchito da ulteriori presenze di colleghi potrà essere davvero più forte. Abbiamo bisogno di nuova linfa e di nuovo entusiasmo per portare avanti i compiti che ci sono stati assegnati e delegati, dobbiamo guardare avanti nel segno dell’unità, senza pregiudizi, senza guardare a quello che è stato, senza faide interne e inutili lotte per un potere inesistente, ma con la voglia di fare per il bene della categoria.

Andiamo avanti tutti assieme, con il contributo di settore dei gruppi di specializzazione (Ussi, Gus, Unci) che profondono un grande impegno, con gli altri organismi di categoria Ordine, Inpgi, Casagit, con l’impegno, la passione e la buona volontà di sempre.

Grazie a tutti ancora di cuore e proviamo tutti assieme a rilanciare e riaffermare, con la convinzione delle idee e con la schiena dritta da veri giornalisti, la nostra comunità umana e professionale!

Roberto Ginex, segretario regionale dell’Associazione Siciliana della Stampa

La sede dell'Aran a Roma

"Giornalista pubblico", la Fnsi non consultata impugna il contratto degli enti locali

sede Aran RomaI profili professionali dei giornalisti sono stati definiti unilateralmente dall'Aran, senza consentire al sindacato di intervenire nella trattativa. «Per questa ragione, nel ricorso viene chiesto l'annullamento della norma del contratto che disciplina tali profili», spiegano il segretario generale Raffaele Lorusso e la vicesegretaria Alessandra Costante, responsabile del dipartimento uffici stampa pubblici.

La Federazione nazionale della Stampa italiana ha impugnato dinanzi al Tribunale di Roma l'ipotesi di accordo di contratto collettivo nazionale di lavoro del pubblico impiego, comparto enti locali, nella parte riguardante i profili professionali dei giornalisti. Tali profili sono stati definiti unilateralmente dall'Aran, senza consentire alla Fnsi di intervenire nella trattativa. Per questa ragione, nel ricorso viene chiesto l'annullamento della norma del contratto che disciplina i profili professionali dei giornalisti.
«La regolamentazione dei profili professionali dei giornalisti nel comparto degli enti locali – spiegano il segretario generale della Fnsi, Raffaele Lorusso, e la vicesegretaria Alessandra Costante, responsabile del dipartimento uffici stampa pubblici – non può prescindere da uno specifico tavolo di contrattazione. Agendo unilateralmente, l'Aran non ha rispettato né la legge 150 del 2000, che prevede espressamente l'intervento del sindacato dei giornalisti al tavolo contrattuale, né quanto stabilito dal Tribunale di Roma, che già con una sentenza del gennaio 2006 aveva riconosciuto la piena legittimità della Fnsi a partecipare alle trattative sindacali del pubblico impiego, per la parte riguardante i profili dei giornalisti. La definizione dei profili professionali è un passaggio essenziale e irrinunciabile, ma non può essere fatto sulla testa e in danno dei giornalisti. A nessuno sfugge l'importanza di regolamentare la materia, anche alla luce degli obblighi di pubblicità e trasparenza degli atti e di informazione nei confronti dei cittadini che gravano sulle pubbliche amministrazioni, ma non si può prescindere né dal confronto in sede sindacale, come purtroppo è avvenuto, né dal rispetto dei diritti acquisiti dai giornalisti nel corso degli anni, come si sta tentando di fare. La Fnsi è sempre pronta al dialogo. L'auspicio è che lo sia anche l'Aran».

La Fnsi tuteli il Ccnlg per i giornalisti degli uffici stampa della PA e segua l’esempio del contratto siglato dal sindacato siciliano

Ordine del giorno del Consiglio Regionale dell’Assostampa Siciliana

logo ASSOSTAMPAIl Consiglio Regionale dell’Associazione Siciliana della Stampa esprime forte preoccupazione in merito al percorso, al campo e alle modalità di applicazione prospettate per i giornalisti degli uffici stampa della Pa dal contratto degli Enti pubblici e ribadite anche nell'ipotesi di contratto collettivo del comparto Sanità sottoscritto da Aran e dalle organizzazioni sindacali di categoria. Una preoccupazione resa ancora più forte dalle iniziative di numerose Regioni ed Enti locali per la cancellazione del contratto di lavoro giornalistico nella pubblica amministrazione.
Si chiede alla Fnsi di esplicitare con chiarezza, in una eventuale ipotesi di accordo su questo contratto, una clausola che tuteli i contratti giornalistici già applicati ai colleghi che da tempo lavorano negli uffici stampa delle Regioni e degli enti pubblici, salvaguardando nel contempo tutte le norme regionali antecedenti l’intesa e l’esistenza delle agenzie di stampa pubbliche e degli uffici stampa già istituiti negli enti locali. In questo senso basterebbe aggiungere al comma 2 dell’articolo 1: “In deroga a quanto indicato ai commi precedenti, viene mantenuta in essere il CNLG laddove già applicato alla data di entrata in vigore del presente accordo”.
In proposito il Consiglio dell'Associazione siciliana della Stampa sollecita la FNSI a confermare e a salvaguardare le intese raggiunte negli scorsi anni con quegli Enti pubblici che hanno recepito e applicato il contratto di lavoro giornalistico FNSI-FIEG, facendo al contempo propria l’azione esemplare, incisiva e anticipatrice di Assostampa Sicilia che ha ottenuto, con la sottoscrizione di un accordo territoriale, l’applicazione, nella sua interezza, del Contratto nazionale di lavoro giornalistico, pubblicato nella GURS del 16/11/2007 per l’ individuazione e la regolamentazione dei profili professionali negli uffici stampa di cui all’art.58 L.R. 33 del 18/05/1996, stipulato tra la Regione Sicilia, l’Anci Sicilia, l’Unione regionale Province siciliane, la FNSI e l'Associazione siciliana della Stampa.
Il Consiglio regionale del sindacato dei giornalisti siciliani chiede al segretario generale della Fnsi, Raffaele Lorusso di ribadire quanto da lui dichiarato pubblicamente, ovvero che “il Cnlg rappresenta un punto fermo e irrinunciabile da tutelare e rilanciare”. Non sono infatti condivisibili, e generano viceversa preoccupazione e sfiducia, le entusiastiche dichiarazioni su ipotesi di accordo che, definendo il profilo del giornalista pubblico, danneggiano gravemente il percorso contrattuale di molti addetti stampa della Pa.
Qualora l'Aran non dovesse essere disponibile a sottoscrivere la clausola di salvaguardia a tutela dei giornalisti degli uffici stampa della Pa ai quali fino ad oggi è stato applicato il Cnlg, il Consiglio regionale dell'Associazione Stampa della Sicilia chiede alla Federazione nazionale della stampa di non sottoscrivere e di non condividere alcuna piattaforma contrattuale.
Il Consiglio regionale esprime, infine, perplessità sull’ipotesi, contenuta nella pre-intesa contrattuale siglata dai sindacati confederali e da altre sigle autonome, di inquadrare il giornalista pubblico nel livello D. Questa ipotesi, di per se troppo generica, e ben lontana da quell’area di contrattazione separata prevista dalla legge 150 del 2000, è nei fatti oltremodo penalizzante per molti di quei colleghi che già lavorano nella Pubblica amministrazione senza contratto giornalistico.

Addetto stampa a costo zero, Assostampa Sicilia interviene, Regione ritira il bando

 Giornalisti: Regione ritira bando dopo protesta Assostampa

Edy Bandiera 800Prendiamo atto con soddisfazione della disponibilità con la quale la Regione ha accolto a stretto giro la segnalazione dell’Associazione Siciliana della Stampa, sindacato dei giornalisti, sulla illegittimità del bando per la ricerca di un comunicatore a titolo gratuito per lo stand della Sicilia a Vinitaly, decidendo di ritirare immediatamente il provvedimento.

E’ la seconda volta in pochi giorni che l’intervento del sindacato, prima a Catania e poi a Palermo, ha ottenuto dalle Amministrazioni pubbliche il ritiro di provvedimenti in contrasto con le leggi e col rispetto della professione giornalistica.

Resta sullo sfondo la ancora irrisolta questione della definizione degli organici degli uffici stampa nella pubblica amministrazione. La necessità dell’apertura di un tavolo negoziale a livello regionale appare ormai non più rinviabile. Il sindacato dei giornalisti siciliani – che, unico in Italia, ha già concluso una contratto regionale definendo i profili dei professionisti da impiegare nella pubblica amministrazione – ribadisce la disponibilità ad un confronto che potrà svolgersi solo su basi sindacali, partendo dall’irrinunciabile presupposto di una selezione pubblica.

(Comunicato n. 2 - 12 marzo 2018)


(ANSA) - PALERMO, 12 MAR 18:58 - "Un tempo la Regione siciliana passava agli onori della cronaca per gli sprechi ora per un avviso che al contrario è andato oltre i limiti. Non ne sapevo nulla perché influenzato, provvedimento fatto in buona fede ma che ho concordato col dirigente di ritirare immediatamente".
Così all'ANSA l'assessore regionale all'Agricoltura, Edy Bandiera (nella foto), riguardo all'avviso con cui la Regione ricercava un addetto stampa per il Vinitaly a titolo gratuito. "Il lavoro va sempre rispettato e retribuito - dice Bandiera - non c'è stata alcuna volontà di mortificare il lavoro dei giornalisti che sono dei professionisti, probabilmente un eccesso di zelo. L'avviso è già stato ritirato, faremo valutazioni economiche prima di pubblicare un eventuale secondo avviso".

Regione Siciliana cerca comunicatore a compenso zero per Vinitaly, violata la legge

VinitalyA fronte dell’ennesimo imbarazzante annuncio di un’amministrazione pubblica che intende fare comunicazione a titolo gratuito, il sindacato dei giornalisti non può che ribadire con forza una posizione chiara e ferma: “Non è accettabile che un ente pubblico disponga atti di assunzione di giornalisti a titolo gratuito e non è etico che i giornalisti accettino questi incarichi”.

La ricerca di un comunicatore a titolo gratuito, per il padiglione della Sicilia alla Fiera Vinitaly da parte dell’assessorato regionale all’Agricoltura, ripropone in modo clamoroso le difficoltà di rapporti chiari e trasparenti tra il mondo del giornalismo, l’informazione e il mondo della pubblica amministrazione.

Fermo restando che è vietato dalle leggi affidare incarichi a titolo gratuito a giornalisti iscritti all’Ordine, (né a chiunque, da parte della pubblica amministrazione, dopo l'entrata in vigore lo scorso 6 dicembre della legge 172/2017) resta la gravità del tentativo dell’assessore regionale all’Agricoltura di aggirare l’ostacolo, cancellando di fatto la figura del giornalista addetto stampa e ipotizzando una figura ibrida di comunicatore, fuori da ogni profilo professionale e contratto di lavoro.

Da tempo l’Associazione siciliana della Stampa chiede alla Regione e agli Enti locali siciliani un tavolo di confronto per l’istituzione di uffici stampa che siano previsti e fissati nelle piante organiche, con un numero di giornalisti adeguato alle esigenze di un’informazione trasparente e di qualità, che siano al servizio degli Enti e garantiscano ai cittadini il diritto di essere correttamente informati.

E questo nel rispetto delle legge 150 che però, a distanza di quasi 20 anni dalla sua emanazione, non può più avere regime di prima applicazione. In questo senso la strada maestra resta sempre e unicamente quella dei concorsi pubblici per titoli, con l’applicazione del contratto di lavoro per i giornalisti vigente in Sicilia (unica regionale in Italia) che ne definisce i profili professionali.

Gli uffici stampa, anche quelli per singole manifestazioni, non possono e non devono essere una riserva di incarichi di miglior favore per dipendenti pubblici o per personale che a vario titolo ricoprono già altri incarichi, ma strutture altamente professionalizzate alle quali deve essere possibile accedere solo dopo rigorose e trasparenti selezioni pubbliche.

A questi principi non può fare eccezione nemmeno la Fiera dei vini, così come quella dei carciofi. L’associazione siciliana della Stampa, dunque, invita l’assessore all’Agricoltura a ritirare il provvedimento emesso; e il presidente Musumeci ad accelerare i tempi per la definizione dell’organico e la messa in concorso dei posti per i giornalisti dell’ufficio stampa della Presidenza. Un ufficio stampa strutturale e professionale eviterebbe certamente figure meschine di questo tipo di cui la Sicilia non ha certo bisogno.

Assostampa Agrigento, Premio "Ugo Re Capriata" nell'ambito del Mandorlo in fiore

mandorlo in fioreContinua la lunga tradizione del Premio “Ugo Re Capriata” dell’Assostampa di Agrigento nell'ambito dell'edizione numero 73 del Mandorlo in fiore. Il Premio che quest'anno festeggia il cinquantesimo anno d'età, è legato alla memoria del professore Ugo Re Capriata, esperto di folklore.
Il riconoscimento, quest'anno, è stato assegnato al gruppo dell'Argentina che, a giudizio dei giornalisti, ha espresso la migliore qualità artistica e folklorica rappresentata attraverso nelle danze e nei costumi le tradizioni del proprio Paese. A votare sono stati 35 giornalisti della provincia di Agrigento. Il gruppo argentino l'ha spuntata per soli quattro voti sulla compagine dei Marciatori di Entre Sambre et Meuse del Belgio. Durante l'espressione del voto tutti i giornalisti agrigentini hanno rivolto un pensiero di vicinanza proprio al gruppo belga colpito, durante una sfilata nel centro storico di Agrigento, dalla morte di un proprio membro. Il premio Ugo Re Capriata fu istituito dalla sezione agrigentina dell’Associazione Siciliana della Stampa nel 1968, dall'allora segretario provinciale Domenico Zaccaria. La prima edizione fu assegnata alla Tunisia e consegnata nella terrazza del Ragno d’Oro, durante lo svolgimento della serata di gala in onore dei gruppi partecipanti al Festival internazionale del folklore. Il premio all'Argentina sarà consegnato domani pomeriggio, domenica 11 marzo, durante la cerimonia di chiusura del Mandorlo in Fiore.