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 Notiziario


 

Divieto di pensionati in redazione: nota del segretario Fnsi Franco Siddi

Circolare su divieto pensionati in redazione o a pieno tempo. No abusi in casi di Cigs e contratti di solidarietà. Vigilanza sociale e richiesta segnalazioni

La situazione di difficoltà per l’occupazione giornalistica è nota a tutti. I piani di riorganizzazione e ristrutturazione con proposte di riduzione di organico continuano ad arrivare sul tavolo del confronto sindacale senza soluzioni di continuità. Fronteggiare la situazione, individuare soluzioni adeguate per l’organizzazione del lavoro, la qualità dei giornali, le garanzie e le tutele dei giornalisti, di tutti i lavoratori è un’opera che richiede pazienza, intelligenza, competenze e rigore. Non c’è una soluzione aritmeticamente definibile per qualsiasi problema ma su alcuni elementi è indispensabile essere assolutamente chiari rispetto alle proposte di qualsiasi piano anche a costo dell’impopolarità o del disagio verso qualche collega.
E’ di tutta evidenza che non si possono accettare tagli di posti di lavoro giornalistici senza verificare compatibilità organizzative, di elaborazione all’edizione quotidiana delle notizie e dei commenti sui nostri media. La crisi generale di business e di organizzazione delle imprese editrici non è l’ombrello buono per qualsiasi operazione orientata verso sacrifici unidirezionali.
Le numerose vertenze hanno evidenziato, complessivamente (con poche eccezioni, quindi) alto senso di responsabilità della categoria e delle relazioni dei Cdr verso la ricerca di sbocchi di carattere solidale, rispettosi dei diritti generali, entro i quali far passare anche le soluzioni per aspettative di carattere individuale.
Il prepensionamento è uno dei canali più “sfruttati” per alleggerire la tensione sociale nei momenti di difficoltà e di riorganizzazione aziendale. Allo stesso modo funziona, nelle ricadute sociali, qualche progetto di esodo anticipato verso la scelta libera della pensione. In entrambi i casi, spesso, i colleghi pensionati stabiliscono rapporti di prosecuzione di una qualche forma espressiva dell’attività professionale, coerente con la natura di una professione che non si smette mai di praticare. Sempre di più però - stando a diverse segnalazioni critiche e evidenze pubblicamente trasparenti nella lettura quotidiana dei giornali – capita che colleghi a qualsiasi titolo collocati in quiescenza appaiano ordinariamente e continuativamente a lavoro nella stessa testata rispetto alla quale avevano dichiarato cessata l’attività, conseguendo così il diritto a ricevere l’assegno di pensione.
Stante anche la gravità della crisi occupazionale ciò crea ulteriori tensioni sociali e determina danni reali al sistema di protezione previdenziale di tutta la categoria. Chiunque svolga un lavoro assimilabile ad una prestazione subordinata, per continuità, per incarico gerarchicamente ricevuto, per attività in redazione o all’esterno ma con chiaro collegamento organico con la redazione, deve essere reiscritto alla Gestione Principale dell’Inpgi e assoggettato alle regole sui limiti di cumulo previsti dall’Istituto.
Ricordo che non vale la circostanza della liceità di comportamento aziendale e di individuo per il solo fatto che tra le due parti sia stata stipulata una qualche forma di prestazione convenzionale definita di lavoro autonomo entro un tetto di 21645,16 euro (limite entro il quale non scattano tagli per i divieti di cumulo).
Conta la natura della prestazione. L’inserimento ordinario nell’attività redazionale dà luogo ad un nuovo calcolo degli organici redazionali stessi. Di conseguenza, in occasione dell’esame di piani di riorganizzazione che contengono proposte di riduzione dell’organico, gli organismi sindacali – a cominciare dai Cdr – sono vivamente pregati di far osservare che i presunti “esuberi” richiesti dall’azienda vanno immediatamente ridotti di un numero pari ai colleghi pensionati occupati irregolarmente, ma evidentemente non ritenuti soprannumero. Non solo: è opportuno segnalarli all’Inpgi (ma è bene anche al Sindacato regionale e Nazionale) perché si possa procedere alla verifica ed al recupero dei contributi omessi e dovuti per tutti questi casi. Analogo rigore va posto nella attuazione dei piani di cassaintegrazione e nei contratti di solidarietà.
Circolano notizie di colleghi chiamati a lavorare nei giorni in cui figurerebbero in cassaintegrazione o in riduzione di orario per il contratto di solidarietà. Ciò è illegale, espone a rischi chi accetta questa condizione, è un abuso intollerabile. La professione tutta, non può accettare queste violazioni e il Sindacato, quando informato di situazioni irregolari di questo tipo, ha cominciato a presentare gli esposti alle autorità competenti. I giornalisti, che con l’Inpgi pagano i costi sociali, non possono essere complici di operazioni spregiudicate e illegali che vanno in danno di tutti. Anche di chi – in buona fede – pensa di rendersi utile così a salvare il proprio posto di lavoro o a preservare il futuro dell’attività della propria azienda.
Grazie per la collaborazione. La Fnsi resta a disposizione per eventuali chiarimenti e supporti da finalizzare alla promozione di quanto contenuto in questa nota circolare. (Roma, 17 ottobre 2013).

Franco Siddi
Segretario Nazionale Fnsi

Informazione blindata alla Regione: il ragioniere generale vieta ai dipendenti di parlare con la stampa. Ordine e Assostampa: "Un'altra preoccupante iniziativa"

Un passo avanti nell'attuazione del progetto finale sul controllo completo dell'informazione in Sicilia. La circolare del Ragioniere generale della Regione Siciliana che impedisce ai dipendenti di dare informazioni ai giornalisti - solo in parte legittimata su un piano meramente formale dal vincolo che lega un dipendente pubblico alla propria amministrazione - è un ulteriore preoccupante segnale della direzione presa da Crocetta nella gestione totale del flusso delle informazioni dall'amministrazione verso i cittadini. Dopo aver visto azzerato - in barba alla legge 150/2000 sulla trasparenza - l'ufficio stampa della Regione, la Sicilia è diventata l'unica regione in Italia priva di un canale istituzionale legittimo di comunicazione fra l'amministrazione (che ha il dovere di informare) e i mass media e quindi verso gli amministrati (che hanno il diritto di essere correttamente informati). Sostituendosi ai giornalisti dell'ufficio stampa il governatore Crocetta e i suoi assessori firmano ogni giorno comunicati-proclami a senso unico. Col risultato - pericolosissimo per la democrazia in Sicilia - di avere in modo surrettizio sostituito l'informazione fatta dai professionisti con una pseudoinformazione senza se e senza ma, e soprattutto senza interlocutori in grado di valutare già in partenza la valenza delle notizie e soprattutto la loro veridicità. E tante affermazioni già clamorosamente smentite dai fatti rilevati successivamente stanno lì a dimostrarlo. Adesso, se mai qualche dipendente regionale avesse osato farlo, giunge anche il divieto di dare informazioni ai giornalisti. Così il controllo sulle notizie riguardanti l'attività della Regione diventa sempre più massiccio. Ordine dei Giornalisti e Assostampa, a questo punto, lanciano un appello a tutte le forze politiche di buon senso e realmente democratiche per fermare questo progetto prima che il controllo sull'informazione raggiunga livelli inaccettabili. Ne pagherebbero le conseguenze più gravi tutti i siciliani.

L'UNCI: no a lettera-bavaglio

La lettera bavaglio inviata dal ragioniere generale della Regione, Mariano Pisciotta, ai dirigenti e ai funzionari regionali del settore, invitati, - pena sanzioni disciplinari, a non parlare con i giornalisti, - «limita fortemente il diritto di cronaca e impedisce il corretto accesso alle fonti in una regione totalmente priva di un ufficio stampa». 

Lo ha dichiarato il presidente del Gruppo siciliano dell'Unci, Leone Zingales, che ha invitato il presidente Rosario Crocetta a ritirare l'ordine di servizio del ragioniere generale che impone da oggi ai funzionari regionali di dirottare le richieste dei cronisti 'allo scrivente che provvederà a raccordarsi con l'organo politico».

«A parte ogni considerazione sulla farraginosità di una simile procedura - ha concluso Zingales - che impedirà ai cronisti di verificare tempestivamente le informazioni, non è in alcun modo accettabile che le informazioni provenienti dall'amministrazione regionale vengano filtrate da un organo politico».

Uffici della Dda off limits per i giornalisti Protesta di Ordine e Assostampa

 

(ANSA) - CATANIA, 10 FEB - "La chiusura anche ai giornalisti di una parte degli uffici della Direzione distrettuale antimafia di Palermo, 'allo scopo di tutelare meglio la sicurezza dei magistrati e del personale che presta servizio nel corridoio del secondo pianò del Palazzo di giustizia, non risponde ad altra logica che a quella di tentare di impedire ai cronisti di svolgere il proprio, fondamentale compito di informare l'opinione pubblica". Lo affermano, in una nota congiunta, l'Ordine dei giornalisti di Sicilia e l'Associazione siciliana della Stampa, commentando il provvedimento con cui il procuratore di Palermo, Francesco Messineo, ha deciso di consentire l'accesso a una parte della Dda solo al personale amministrativo, agli avvocati e ai rappresentanti delle forze dell'ordine che "abbiano necessità di accedervi per motivi connessi alla loro funzione", comprendendo invece i giornalisti tra gli "estranei" che devono chiedere l'autorizzazione ai singoli magistrati.

 Anche i cronisti, sottolineano Ordine e Assostampa, vanno in Procura esclusivamente "per motivi connessi alla loro funzione" e nei loro confronti le sacrosante esigenze di sicurezza possono essere tutelate, al più, verificandone l'appartenenza all'Ordine, senza la necessità che essi debbano indicare da chi intendano andare e senza che debbano chiederne il permesso.

"Questo provvedimento - si rileva nella nota - non appare infatti motivato né sotto il profilo della sicurezza, a meno che i giornalisti non si vogliano accomunare ai molestatori, né sotto l'aspetto pratico, dato che la Procura è divisa su più piani e ci saranno uffici che potranno essere frequentati liberamente e altri che diventeranno di fatto 'off limits'. A meno che non si pensi che, in nome di una sicurezza che di certo non è messa in pericolo dai giornalisti, non si possa imbavagliare o condizionare l'informazione". (ANSA)

Palermo, procuratore Messineo incontra ODG, UNCI e Assostampa. "Da rivedere la circolare sull'accesso dei giornalisti negli uffici della procura".

Basterà presentare il tesserino dell'Ordine dei giornalisti ai carabinieri di guardia, per potere entrare in quella parte degli uffici della Procura di Palermo dichiarati off-limits, per motivi di sicurezza, agli "estranei all'ufficio". I militari faranno da filtro ma non potranno annotare il nome o i nomi dei pm dai quali i cronisti sono diretti. Sono i principali punti dell'intesa di massima raggiunta oggi nel corso di una riunione, al termine della quale Il procuratore della Repubblica di Palermo, Francesco Messineo, ha assunto l'impegno di integrare la circolare con cui e' stato limitato, anche per i giornalisti, l'accesso ad una parte degli uffici della Dda. Messineo stamattina ha incontrato il presidente dell'Ordine regionale dei Giornalisti, Riccardo Arena,  il segretario regionale dell'Assostampa siciliana, Alberto Cicero, il presidente del Gruppo siciliano dell'Unione nazionale cronisti italiani, Leone Zingales, ed il consigliere nazionale dell'Unci, Giuseppe Lo Bianco.

Assieme al procuratore erano presenti i procuratori aggiunti Vittorio Teresi e Bernardo Petralia. 
Dopo avere ascoltato le ragioni dei cronisti, che hanno sostenuto, argomentandolo, il grave rischio che la circolare potrebbe provocare al corretto esercizio del diritto-dovere di cronaca, il procuratore, d'intesa con i suoi aggiunti, si e' impegnato a disciplinare in modo meno restrittivo l'accesso dei giornalisti. "Si tratta di un'intesa ancora parziale e suscettibile di miglioramenti - hanno sottolineato Arena, Cicero, Zingales e Lo Bianco -. Abbiamo compreso e condiviso le esigenze di sicurezza che sono alla base del provvedimento di Messineo,  ma nessuna ragione può giustificare il divieto di accesso ai giornalisti nei luoghi dove si esercita l'azione penale e dove il controllo democratico dell'opinione pubblica, attraverso il lavoro dei cronisti, deve restare sempre vigile".