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 Notiziario


 

Rinnovo contrattuale sì, se porta a casa posti di lavoro

Siamo ad uno snodo delicatissimo del rinnovo quadriennale del contratto nazionale di lavoro giornalistico, scaduto nel 2013. Bene ha fatto la giunta esecutiva della Fnsi a dare un mandato forte al Segretario generale per andare a vedere fino in fondo le intenzioni della controparte, "carte alla mano". Cogliamo in pieno e con preoccupazione la complessità e la delicatezza di una trattativa in cui, a vario titolo, sono coinvolti più soggetti: le parti sociali, l’Inpgi e il governo, quest'ultimo con un ruolo strategico sul fronte dell’occupazione. Il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio con delega per l’editoria, Luca Lotti, si appresta a varare il regolamento del Fondo straordinario per l’editoria e il regolamento di attuazione della legge sull’equo compenso. Temi intrecciati e interdipendenti che, per espressa dichiarazione del governo, puntano all’inclusione anche attraverso sconti fiscali e contributivi molto rilevanti, in particolare per quanto riguarda la nuova occupazione a tempo indeterminato. Un’occasione che un sindacato non può farsi sfuggire tanto più di fronte ad una crisi che nel nostro settore non ha precedenti sul fronte dell'occupazione, con forti tensioni sul welfare della categoria.

Tavolo di trattativa Fieg-Fnsi

Questo rinnovo contrattuale, lo abbiamo ribadito in tutte le sedi, sta in piedi se porta a casa posti di lavoro, se concorre all’inclusione nel perimetro contrattuale di fasce importanti di precari e giornalisti che lavorano in regime di lavoro autonomo variamente declinato. L’inclusione deve fare da traino agli altri punti in discussione (aliquota di sostegno per l’Inpgi, ammortizzatori sociali, stabilizzazione del fondo ex fissa, lavoro autonomo, questione salariale), anche se alcuni dei capitoli appaiono allo stato non soddisfacenti e vanno rivisti.
Solo la lettura approfondita dei testi della bozza conclusiva potrà mettere il gruppo dirigente della Fnsi nelle condizioni di esprimere un giudizio complessivo, a partire dall’inclusione. Ogni forzatura, ogni fuga in avanti, ogni espressione liquidatoria, in questa fase delicatissima, possono produrre danni gravi alla delegazione trattante con ricadute pesanti per tutta la categoria. Un giudizio definitivo può essere basato solo sul bilancio finale della trattativa, valutate anche le attuali condizioni del settore dell’editoria e le nuove regole in materia di mercato del lavoro, considerando le conseguenze che una rottura avrebbe sugli assetti degli istituti contrattuali - a partire dall’assistenza sanitaria integrativa - oltre che sulla capacità di gestione di una crisi pesantissima e sui rapporti fra Fnsi e governo.

Le Associazioni regionali di Stampa di Abruzzo, Basilicata, Calabria, Emilia-Romagna, Friuli-Venezia Giulia, Liguria, Marche, Molise, Puglia, Sardegna, Sicilia, Toscana, Trentino-Alto Adige, Umbria, Valle d'Aosta, Veneto.

Cerrato al Giardino della Memoria: “Fa onore ai giornalisti”

Il presidente della Casagit, Daniele Cerrato, ha effettuato una visita al Giardino della Memoria di via Ciaculli a Palermo, il sito confiscato alla mafia e gestito dal Gruppo siciliano dell'Unione cronisti e dai magistrati della sezione distrettuale di Palermo dell'Anm.
“Ho accettato volentieri l'invito dell'Unione cronisti - ha detto Cerrato - e questo luogo è ricco di significato. E' una iniziativa importante e questo fa onore ai giornalisti. Cosa aggiungere? Un plauso all'Unione cronisti per l'impegno profuso. Avevo sentito parlare del Giardino e già l'iniziativa l'ho trovata eccezionale. Dopo che l'ho visto e ho toccato con mano sono rimasto impressionato e devo ringraziare dell'opera in corso tutti i cronisti che vi lavorano”.
Ha partecipato all'evento anche il presidente dell'Assostampa siciliana, Giancarlo Macaluso.: “Il lavoro che svolge l'Unci sul tema della Memoria non lo scopriamo oggi. Si procede lungo un percorso di legalità che, giorno per giorno, aggiunge un tassello e rinforza le radici degli alberi che vengono piantati nel Giardino”.
A fare da "cicerone", per l'occasione, è stato il presidente dell'Unci Sicilia, Leone Zingales il quale ha illustrato le finalità del Giardino.
Cerrato, che era accompagnato dal delegato Casagit dell'Isola, Giulio Francese, si è soffermato particolarmente davanti agli alberi che ricordano i giornalisti uccisi: da Mario Francese a Giuseppe Fava sino a Giovanni Spampinato.

Lettera di minacce a Enrico Bellavia: solidarietà Assostampa

Enrico BellaviaAncora minacce a un cronista valoroso e competente come Enrico Bellavia, di Repubblica. Un'altra lettera dai contenuti inequivocabili è stata recapitata a suo nome all'indirizzo del giornale per il quale lavora.
L'Associazione siciliana della Stampa è naturalmente al fianco di Enrico e di tutti i colleghi che ogni giorno svolgono con scienza e coscienza il delicato compito di informare sui mezzi di informazione o attraverso i libri di inchiesta.
Sappiamo con certezza, comunque, che questi episodi non scoraggiano né intimoriscono Enrico Bellavia: lui continuerà a tenere informati i suoi lettori con tutta l'accuratezza e la completezza che contraddistinguono il suo modo di lavorare. Palermo, 29 maggio 2014

Ci lasciano l'ironia e il rigore professionale di Camillo Pantaleone. Il ricordo dell'Assostampa

E' morto a Palermo, dopo una lunga malattia, Camillo Pantaleone, giornalista molto noto a Palermo. Aveva 67 anni. Aveva iniziato l’attività professionale negli anni Settanta come cronista del giornale L'Ora. Dal 1985 era stato poi componente dell'ufficio stampa dell'Assemblea regionale e redattore di Cronache parlamentari e nel 2001 era stato nominato responsabile dello stesso ufficio stampa. Se ne è andato il 22 maggio 2014, a 40 anni esatti dalla sua iscrizione all’elenco dei professionisti e all’Associazione siciliana della stampa datate 22 maggio 1974. Ci ha lasciato un amico e un professionista autentico e di valore. Un giornalista d’altri tempi in tutti i sensi, una guida sicura per tanti colleghi durante i suoi lunghi anni a palazzo dei Normanni. La sua ironia, ma anche il suo rigore e il suo saper essere super partes in un mondo difficile come quello dell’Ars ne hanno fatto un esempio di professionalità per la categoria. Dal 2010 e fino a pochi mesi fa era stato componente del Collegio dei Probiviri dell’Assostampa Sicilia dove si era distinto come sempre per il suo equilibrio e la sua saggezza. Nel 2012, dopo il pensionamento, era stato insignito del titolo di Cavaliere della Repubblica. Al figlio Wlady e alla famiglia le condoglianze di tutta l’Associazione siciliana della Stampa. Ciao Camillo.

Diffamazione Cristina Puglisi: Assostampa Enna e Ordine dei Giornalisti di Sicilia parte civile

La segreteria provinciale dell’Assostampa di Enna e l’Ordine dei Giornalisti di Sicilia hanno chiesto la costituzione di parte civile al processo per diffamazione a carico dei due nicosiani che avrebbero distribuito, l’anno scorso a febbraio, un volantino contenente insulti e attacchi ingiuriosi nei confronti della giornalista Cristina Puglisi, consigliere e dirigente regionale dell’Assostampa. Il volantino rivolgeva ingiurie anche all’ex dirigente del commissariato di polizia di Nicosia Daniele Manganaro e di un ispettore dello stesso ufficio. Il decreto di citazione a giudizio, chiesto e ottenuto dal pm Fabio Scavone, riguarda due nicosiani, individuati attraverso le immagini di alcune videocamere del paese, riconosciuti mentre distribuiscono i volantini nei locali pubblici e nelle cassette delle lettere di alcune abitazioni. Ordine e Assostampa sono assistiti dall’avvocato Salvatore Timpanaro, che rappresenta anche la giornalista Puglisi. Il giudice monocratico del Tribunale di Enna Daniela Sedia, in apertura del processo, ha rinviato al prossimo 12 dicembre, giorno in cui il procedimento riprenderà, dinanzi al giudice Daniela Tricani. A dicembre saranno ammesse le costituzioni delle parti. Il volantino diffamatorio, si ricorda, accusava Manganaro di essere troppo duro nella repressione dello spaccio di droga e nel contrasto alla diffusione di alcolici; e la Puglisi di aver pubblicato “fedelmente” l’esito delle operazioni di polizia. La segreteria provinciale di Enna l’anno scorso aveva organizzato una manifestazione, per ribadire solidarietà alla collega e esprimere indignazione per il volantino, invitando a Nicosia il presidente dell’Ordine dei Giornalisti e il segretario regionale dell’Assostampa. “La divulgazione, mediante il particolare mezzo di pubblicità rappresentato dai volantini dattiloscritti, della falsa affermazione che una giornalista scrive i suoi articoli travisando la realtà – scrive l’avvocato Timpanaro, nella costituzione del sindacato dei giornalisti – non imprime un offesa “sic et simpliciter” alla sua reputazione, ma assume la portata di un grave lesione a quell’insieme di interessi sia collettivi che diffusi che l’Associazione Siciliana della Stampa, quale Sindacato unitario dei giornalisti, è tenuto a tutelare, garantire e difendere”.

Diffamarono Cristina Puglisi: due rinvii a giudizio ad Enna

L’Assostampa Enna comunica che la Procura ennese ha rinviato a giudizio per diffamazione coloro che avrebbero distribuito, l’anno scorso a febbraio, un volantino contenente insulti e attacchi ingiuriosi nei confronti della collaboratrice del Giornale di Sicilia Cristina Puglisi, dell’ex dirigente del commissariato di polizia di Nicosia Daniele Manganaro e di un ispettore di polizia. Il decreto di citazione a giudizio, chiesto e ottenuto dal pm Fabio Scavone, riguarda due nicosiani, individuati attraverso le immagini di alcune videocamere del paese e riconosciuti mentre distribuiscono, nei locali pubblici e nelle cassette delle lettere di più abitazioni, i volantini. Chi ha distribuito questo foglio, si ricorda – spetterà al Tribunale monocratico di Enna, a partire dal prossimo 19 maggio, giudicare se siano stati o meno i due imputati – accusava il commissario capo Manganaro, in pratica, di essere troppo duro nella repressione dello spaccio di droga e nel contrasto alla diffusione di alcolici; e la giornalista Puglisi di aver sempre pubblicato “fedelmente” l’esito delle operazioni di polizia. Fonti di polizia, nell’immediatezza, avevano fatto notare il tenore inqualificabile dello scritto, che contesta alla polizia e alla giornalista, apostrofandoli volgarmente, di aver semplicemente fatto “il proprio dovere”. Il segretario dell’Assostampa Enna Josè Trovato ricorda che la segreteria provinciale l’anno scorso ha organizzato una manifestazione, per ribadire solidarietà alla collega e esprimere indignazione per il volantino, invitando a Nicosia il presidente dell’Ordine dei Giornalisti e il segretario regionale dell’Assostampa. Trovato ha annunciato che il sindacato si costituirà parte civile al processo che si apre a maggio, assistito dall’avvocato Salvatore Timpanaro, come deliberato dall’assemblea provinciale del 1 marzo scorso, “perché l’offesa a Cristina – afferma Trovato – messa alla gogna in maniera proditoria, tramite un volantino anonimo, per aver semplicemente svolto il proprio diritto-dovere di cronaca, è un insulto a tutti i giornalisti di questa provincia”. E anche l’Ordine dei Giornalisti di Sicilia, ha annunciato il presidente Riccardo Arena, sta valutando l’opportunità di una costituzione di parte civile al processo.

Enna, 14 marzo 2014
La Segreteria

Enna: convenzioni con le scuole per progettualità che riguardano il giornalismo

José TrovatoUna nuova opportunità lavorativa per i giornalisti della provincia è offerta dall’Assostampa Enna, che ha siglato la prima di una serie di convenzioni con gli istituti scolastici dell’Ennese, finalizzata a far svolgere progetti ministeriali nelle scuole ai colleghi iscritti al sindacato. A firmare la prima sono stati il segretario provinciale dell’Assostampa Enna Josè Trovato e il dirigente scolastico dell’Iis Lincoln di Enna bassa, Angelo Di Dio. L’accordo prevede che “l’IIS di Enna si impegni a coinvolgere l’Assostampa ennese nell’organizzazione delle attività progettuali che riguardino il giornalismo nella scuola; e a coinvolgere il sindacato nella selezione delle figure professionali che necessitano per la formazione dei ragazzi (in vista dell’esame conclusivo di Stato), indipendentemente dai progetti ministeriali”. Dal canto suo, “l’Assostampa Enna si impegna a coinvolgere tutti i giornalisti della provincia di Enna, iscritti al sindacato unitario dei giornalisti, subordinando le scelte a principi di trasparenza e di sussidiarietà nei confronti dei colleghi presenti sul territorio”. Infine IIS e Assostampa Enna “si impegnano a collaborare per coinvolgere i giornalisti della provincia nelle attività culturali (convegno, dibattiti, tavole rotonde, conferenze e presentazioni di libri) organizzate dalla scuola e destinate a studenti, docenti e genitori”. “Vogliamo dare nuove occasioni di lavoro ai giornalisti di questa provincia – afferma il segretario dell’Assostampa – in un momento di crisi economica e nel contesto generale della crisi dell’editoria. Proporremo queste convenzioni a tutte le scuole superiori della provincia, per dare l’opportunità ai nostri iscritti di partecipare a progetti finanziati dal ministero dell’Istruzione e dall’Unione Europea”.

Omicidio Rostagno: ergastolo per i due imputati. Assostampa e Ordine: Ristabilita la verità

Mauro RostagnoLa Corte d'assise di Trapani ha condannato all'ergastolo Vito Mazzara e Vincenzo Virga per l'omicidio del giornalista e sociologo Mauro Rostagno, ucciso in un agguato mafioso, il 26 settembre 1988, a Lenzi di Valderice, nel trapanese. La sentenza arriva a ventisei anni dall'assassinio. Il dispositivo e' stato letto a tarda sera, poco prima della mezzanotte. Quando Rostagno venne ucciso aveva 46 anni. Mazzara e' stato accusato di essere l'esecutore materiale dell'omicidio, mentre il boss mafioso Virga e' ritenuto il mandante. Inflitta anche l'interdizione perpetua dai pubblici uffici ai due imputati, che stanno gia' scontando l'ergastolo per altri omicidi. L’Associazione siciliana della Stampa e l’Ordine dei giornalisti di Sicilia esprimono il proprio sentito ringraziamento nei confronti dei pm Gaetano Paci e Francesco Del Bene e degli avvocati di parte civile Francesco e Giuseppe Crescimanno e Francesco Greco, che li hanno rappresentati nel processo come parti civili, per il contributo dato all’accertamento della verità sulla tragica fine, per mano mafiosa, di Mauro Rostagno. Seppure a distanza di quasi 26 anni, la verità sulle cause e sulle responsabilità dell’omicidio del collega e sociologo, piemontese di origine, siciliano di adozione, è stata ristabilita, col riconoscimento che furono l’impegno giornalistico e il costante lavoro di denuncia di Mauro a provocarne la morte. Rostagno rimane un esempio di dedizione e di impegno nel lavoro del cronista, seguito dai giornalisti siciliani e di tutta Italia. Anche a Mauro va, ancora una volta, il nostro saluto e il nostro grazie.

Il dispositivo della sentenza

Nel ricordo di Pippo Fava, trent'anni dopo

Giuseppe FavaIl sacrificio di Giuseppe Fava non è stato vano. Come non è certo inutile ricordarlo ancora, trent’anni dopo. Fava è stato un vero precursore, soprattutto come giornalista. In un mondo dell’informazione - come quello attuale - che guarda al giornalismo di approfondimento e di inchiesta come all’unica via per sopravvivere in un mondo in cui tutti hanno accesso ai mezzi di comunicazione, l’insegnamento di Pippo Fava e il suo modo di fare giornalismo diventano davvero di grandissima attualità. Indicano infatti una strada a tutti i giornalisti, indicano il modo per tenere la schiena dritta davanti al potere e continuare ad avere la funzione di "inviati speciali della società civile" ovunque ci sia da indagare, capire e fare conoscere a tutti.
Fava, con il coraggio e la determinazione che gli erano propri, capì che la vera conoscenza delle cose era ciò che dava più fastidio a ogni tipo di potere: politico, mafioso, economico. Spesso indissolubilmente legati fra loro. E per questo compiva ogni giorno il proprio dovere di informare. Ed è proprio questo l’insegnamento, quanto mai attuale, che ha lasciato e che l’Associazione siciliana della Stampa ricorda a tutti i giornalisti.

Alberto Cicero, Segretario regionale Assostampa

La condanna di Rino Giacalone: nota dell'Assostampa trapanese

 

Trapani da Erice
Trapani da Erice (ph Chriso)

 

La conclusione del procedimento giudiziario per diffamazione a mezzo stampa, intentato da Girolamo Fazio, all’epoca dei fatti sindaco di Trapani, nei confronti del collega Rino Giacalone, pone alcune considerazioni che non investono l’azione giudiziaria e l’operato della magistratura, convinti come siamo che nel nostro ordinamento democratico le sentenze vanno rispettate. Quello che ci lascia perplessi, invece, è l’esoso ammontare della pena pecuniaria inflitta al collega Giacalone a favore del dott. Fazio, 25 mila euro , oltre per le spese processuali in concorso con l’Associazione provinciale della Stampa che si era schierata a favore del proprio iscritto nel procedimento.

La perplessità diventa più forte e motivata da un riferimento specifico della Corte Europea dei diritti dell’uomo al quale si rifà, testualmente, il giudice nella sua sentenza: “la Corte Europea dei diritti dell’uomo - si legge nella sentenza-, ha affermato il principio per cui, nell’adottare una pronuncia di condanna nei confronti di chi esercita attività giornalistica, il giudice nazionale deve compiere un giudizio di proporzionalità tra il diritto esercitato e i suoi limiti, applicando, quindi, la sanzione prescritta dall’ordinamento senza mai travalicare i limiti posti da detto bilanciamento, di guisa che la condanna al pagamento di una somma di denaro, tenuto conto della situazione finanziaria dell’autore dell’illecito, non costituiscono strumenti atti a ‘dissuaderlo dal continuare ad informare l’opinione pubblica su argomenti di interesse generale’, pena la violazione dell’art. 10 della Convenzione”.

Non sappiamo su quali parametri finanziari si sia basato il giudice per stabilire la somma di denaro che dovrà pagare il collega, ma siamo convinti che, in un territorio in cui i giornalisti lavorano senza alcuna tutela contrattuale e con compensi da fame, questa sentenza rischia di diventare uno strumento atto a dissuaderli "dal continuare a informare l’opinione pubblica su argomenti di interesse generale”.

Giovanni Ingoglia
Segretario Assostampa Trapani

Divieto di pensionati in redazione: nota del segretario Fnsi Franco Siddi

Circolare su divieto pensionati in redazione o a pieno tempo. No abusi in casi di Cigs e contratti di solidarietà. Vigilanza sociale e richiesta segnalazioni

La situazione di difficoltà per l’occupazione giornalistica è nota a tutti. I piani di riorganizzazione e ristrutturazione con proposte di riduzione di organico continuano ad arrivare sul tavolo del confronto sindacale senza soluzioni di continuità. Fronteggiare la situazione, individuare soluzioni adeguate per l’organizzazione del lavoro, la qualità dei giornali, le garanzie e le tutele dei giornalisti, di tutti i lavoratori è un’opera che richiede pazienza, intelligenza, competenze e rigore. Non c’è una soluzione aritmeticamente definibile per qualsiasi problema ma su alcuni elementi è indispensabile essere assolutamente chiari rispetto alle proposte di qualsiasi piano anche a costo dell’impopolarità o del disagio verso qualche collega.
E’ di tutta evidenza che non si possono accettare tagli di posti di lavoro giornalistici senza verificare compatibilità organizzative, di elaborazione all’edizione quotidiana delle notizie e dei commenti sui nostri media. La crisi generale di business e di organizzazione delle imprese editrici non è l’ombrello buono per qualsiasi operazione orientata verso sacrifici unidirezionali.
Le numerose vertenze hanno evidenziato, complessivamente (con poche eccezioni, quindi) alto senso di responsabilità della categoria e delle relazioni dei Cdr verso la ricerca di sbocchi di carattere solidale, rispettosi dei diritti generali, entro i quali far passare anche le soluzioni per aspettative di carattere individuale.
Il prepensionamento è uno dei canali più “sfruttati” per alleggerire la tensione sociale nei momenti di difficoltà e di riorganizzazione aziendale. Allo stesso modo funziona, nelle ricadute sociali, qualche progetto di esodo anticipato verso la scelta libera della pensione. In entrambi i casi, spesso, i colleghi pensionati stabiliscono rapporti di prosecuzione di una qualche forma espressiva dell’attività professionale, coerente con la natura di una professione che non si smette mai di praticare. Sempre di più però - stando a diverse segnalazioni critiche e evidenze pubblicamente trasparenti nella lettura quotidiana dei giornali – capita che colleghi a qualsiasi titolo collocati in quiescenza appaiano ordinariamente e continuativamente a lavoro nella stessa testata rispetto alla quale avevano dichiarato cessata l’attività, conseguendo così il diritto a ricevere l’assegno di pensione.
Stante anche la gravità della crisi occupazionale ciò crea ulteriori tensioni sociali e determina danni reali al sistema di protezione previdenziale di tutta la categoria. Chiunque svolga un lavoro assimilabile ad una prestazione subordinata, per continuità, per incarico gerarchicamente ricevuto, per attività in redazione o all’esterno ma con chiaro collegamento organico con la redazione, deve essere reiscritto alla Gestione Principale dell’Inpgi e assoggettato alle regole sui limiti di cumulo previsti dall’Istituto.
Ricordo che non vale la circostanza della liceità di comportamento aziendale e di individuo per il solo fatto che tra le due parti sia stata stipulata una qualche forma di prestazione convenzionale definita di lavoro autonomo entro un tetto di 21645,16 euro (limite entro il quale non scattano tagli per i divieti di cumulo).
Conta la natura della prestazione. L’inserimento ordinario nell’attività redazionale dà luogo ad un nuovo calcolo degli organici redazionali stessi. Di conseguenza, in occasione dell’esame di piani di riorganizzazione che contengono proposte di riduzione dell’organico, gli organismi sindacali – a cominciare dai Cdr – sono vivamente pregati di far osservare che i presunti “esuberi” richiesti dall’azienda vanno immediatamente ridotti di un numero pari ai colleghi pensionati occupati irregolarmente, ma evidentemente non ritenuti soprannumero. Non solo: è opportuno segnalarli all’Inpgi (ma è bene anche al Sindacato regionale e Nazionale) perché si possa procedere alla verifica ed al recupero dei contributi omessi e dovuti per tutti questi casi. Analogo rigore va posto nella attuazione dei piani di cassaintegrazione e nei contratti di solidarietà.
Circolano notizie di colleghi chiamati a lavorare nei giorni in cui figurerebbero in cassaintegrazione o in riduzione di orario per il contratto di solidarietà. Ciò è illegale, espone a rischi chi accetta questa condizione, è un abuso intollerabile. La professione tutta, non può accettare queste violazioni e il Sindacato, quando informato di situazioni irregolari di questo tipo, ha cominciato a presentare gli esposti alle autorità competenti. I giornalisti, che con l’Inpgi pagano i costi sociali, non possono essere complici di operazioni spregiudicate e illegali che vanno in danno di tutti. Anche di chi – in buona fede – pensa di rendersi utile così a salvare il proprio posto di lavoro o a preservare il futuro dell’attività della propria azienda.
Grazie per la collaborazione. La Fnsi resta a disposizione per eventuali chiarimenti e supporti da finalizzare alla promozione di quanto contenuto in questa nota circolare. (Roma, 17 ottobre 2013).

Franco Siddi
Segretario Nazionale Fnsi

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