Martedi, 16 gennaio 2018 ore 20:09
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 Notiziario


 

Ex fissa, UNGP e FNSI chiedono 3000 euro a gennaio per tutti. Previsto un servizio di assistenza diretta agli aventi diritto

Le richieste di UNGP e FNSI: a gennaio 2018 tremila euro per tutti.
Le manifestazioni di interesse già trasmesse non sono vincolanti

incontro fnsi ungp ex fissa gen 2018Il Comitato esecutivo dell’Ungp si è riunito a Roma insieme al Segretario generale della FNSI Raffaele Lorusso, al Direttore Giancarlo Tartaglia e al Vice direttore Tommaso Daquanno per esaminare la situazione della ex Fissa. Nel confermare le comunicazioni precedentemente diffuse sui siti on line della Fnsi e dell’Ungp, su richiesta dell’organizzazione dei giornalisti pensionati sono stati forniti ulteriori chiarimenti. Nella prossima riunione della Commissione paritetica, la Fnsi chiederà al Fondo il pagamento della rata annua minima di garanzia contrattualmente prevista, pari a 3000 Euro lordi, da corrispondere a tutti gli aventi diritto, cioè coloro che al 30 settembre 2017 avevano presentato domanda di pagamento della ex fissa, a prescindere dalle eventuali opzioni nel frattempo manifestate. I moduli già trasmessi e in qualsiasi forma redatti che perverranno entro la proroga del termine fissata al 20 gennaio p.v., non hanno alcuna efficacia vincolante per i colleghi, ma costituiscono una dichiarazione di intenti in vista della sottoscrizione di una transazione che produrrà effetti giuridici al momento dell’incontro delle volontà delle parti – giornalista e Fondo – e della relativa sottoscrizione. Gli interessati verranno contattati per definire luogo e tempi per sottoscrivere l’atto di transazione. Nelle prossime settimane la Fnsi metterà a disposizione un servizio di assistenza diretta per consentire ai colleghi di conoscere l’esatto ammontare del credito residuo lordo, sul quale potranno essere esercitate le opzioni previste (50%, 55%, 60% rispettivamente entro il 2018, in tre anni o in cinque anni). Restano valide le attuali disposizioni contrattuali per chi non intende aderire alle tre ipotesi di transazione. La liquidazione delle spettanze verrà effettuata sulla base dei parametri già comunicati: data di presentazione della domanda di pensionamento, disponibilità finanziaria del fondo. Il Fondo ex fissa continua ad essere alimentato mensilmente con il contributo degli editori pari l’1,50% dell’ammontare delle retribuzioni. La Fnsi solleciterà un accordo fra le parti sociali che consenta al ministero vigilante di sbloccare il residuo finanziamento da parte dell’Inpgi, così come previsto dal vigente Cnlg, che consentirebbe un progressivo riequilibrio della gestione. L’Unione Nazionale Giornalisti Pensionati ha chiesto alla Fnsi di sollecitare l’Inpgi ad una maggiore chiarezza, trasparenza, tempestività nell’informazione per dare ai colleghi certezze sulle scelte da compiere.

Erogazione Ex fissa, il 31 gennaio il pagamento della rata 2017

pensioniLa rata dell'indennità ex fissa, nella misura minima di 3.000 euro prevista dagli accordi sottoscritti nel 2014 da Fieg e Fnsi, sarà pagata il 31 gennaio prossimo. A beneficiarne saranno i giornalisti aventi diritto che non hanno manifestato l'intenzione di chiedere il pagamento anticipato in misura ridotta. A quest'ultima opzione ha aderito ad oggi il 30 per cento dei 1.948 aventi diritto. La Commissione paritetica Fieg-Fnsi, venendo incontro alle sollecitazioni pervenute, ha deciso di prorogare al 20 gennaio 2018 il termine per inviare all'Inpgi le eventuali manifestazioni di interesse, tramite il modulo allegato alla lettera raccomandata che gli interessati hanno ricevuto (indirizzo mail: Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.).

I giornalisti che hanno chiesto di aderire ad una delle tre opzioni di pagamento anticipato con decurtazione saranno liquidati nel corso del 2018, in base alle risorse che si renderanno disponibili, secondo un criterio cronologico stabilito dalla data di collocamento in pensione (a parità di data, si terrà conto dell’anzianità anagrafica). La liquidazione sarà preceduta dalla sottoscrizione di transazioni individuali. Le opzioni disponibili sono tre: il 50 per cento del credito residuo in un'unica soluzione; il 55 per cento in tre rate annuali; il 60 per cento in cinque rate annuali. Come specificato nella lettera inviata a dicembre, si tratta di una scelta libera e volontaria.

Saranno aggiornate in tempi brevissimi le singole posizioni individuali, con il credito maturato da ciascun avente diritto, per consentire a tutti di conoscere l'ammontare della somma spettante. Acquisiti i dati, la Fnsi istituirà un servizio di ulteriore supporto a quello già fornito dagli uffici dell'Inpgi, che permetterà agli aventi diritto di conoscere in tempo reale il credito maturato.

Allegato di seguito il modulo che si può inviare all'Inpgi entro il 20 gennaio.

Agrigento / Premio Assostampa 2017, il 20 dicembre consegna dei riconoscimenti ai vincitori

ASSOSTAMPA FnsiSono Franz La Paglia, Concetta Rizzo e Davide Lorenzano i vincitori del Premio Assostampa 2017, giunto quest'anno alla quinta edizione. I destinatari del prestigioso riconoscimento, assegnato dalla sezione di Agrigento del sindacato unitario dei giornalisti, sono stati scelti per meriti professionali manifestati nel corso della loro attività lavorativa. La cerimonia di consegna delle targhe e delle pergamene si terrà mercoledì 20 dicembre alle ore 20.30 presso il ristorante-pizzeria "Mirasole" – Lungomare Falcone e Borsellino – San Leone - Agrigento. Seguirà, come di consueto, un momento conviviale offerto dall’Assostampa aperto a tutti i giornalisti agrigentini. Sarà l'occasione per scambiarsi gli auguri di Buon Natale e anche per fare il punto sulla grave crisi che coinvolge gli editori e l’intera categoria.

La SegreteriaTedesco-Schicchi-Broccio

Borsa di studio intitolata a Mario Petrina

mario petrina I giornalisti pensionati siciliani indicono la borsa di studio “MARIO PETRINA” per onorare la memoria del collega scomparso il 23 marzo del 2016, che ha rappresentato una figura di primo piano del giornalismo siciliano e nazionale. La borsa di studio di 1500 euro, 1000 messi a disposizione dall’Unione nazionale giornalisti pensionati e 500 dal Gruppo pensionati siciliani, sarà riservata a giovani appassionati di giornalismo sportivo di età compresa tra i 18 e i 30 anni e che non siano iscritti all’Albo dei giornalisti. I partecipanti dovranno far pervenire entro il 31 gennaio al Gruppo giornalisti pensionati della Sicilia un articolo giornalistico tendente a valorizzare l’impegno in uno sport nel quale si siano particolarmente distinti atleti siciliani. L’articolo di 50 righe a 60 battute a rigo o un testo radio-televisivo della durata massima di 1’50” dovrà essere inviato, entro e non oltre il 15 gennaio 2018, all’Associazione siciliana della stampa di Via Francesco Crispi, 286 - 90139 Palermo indirizzato all’attenzione del Gruppo giornalisti pensionati della Sicilia oppure inviato via e-mail all’indirizzo Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.
La commissione esaminatrice sarà composta dal Presidente dell’Unione nazionale giornalisti pensionati Guido Bossa o da un suo delegato, dal componente il direttivo del gruppo giornalisti pensionati siciliani Luigi Tripisciano e dalla collega Michela Petrina, figlia del compianto Mario. Il giudizio della commissione sarà inappellabile Il vincitore sarà segnalato alle direzioni dei principali mezzi di comunicazione dell’Isola, dei quotidiani sportivi nazionali Gazzetta dello Sport, Corriere dello Sport, Tuttosport e delle reti Tv private nazionali e regionali. La Borsa di studio sarà consegnata nel corso di una cerimonia che si svolgerà nella sede del Gruppo giornalisti pensionati a Palermo o a Catania città di Mario Petrina. I partecipanti alla Borsa di studio dovranno inviare un breve curriculum che comprenda: luogo e data di nascita- dichiarazione di non possesso di alcun titolo professionale (iscrizione all’Ordine dei giornalisti); titolo di studio; dichiarazione di non aver superato il trentesimo anno di età. Il vincitore o la vincitrice della “ Borsa”dovrà far pervenire la documentazione che confermi quanto dichiarato.

Collaboratori La Sicilia, l'editore continua a non pagare i compensi

Il Consiglio regionale dell’associazione siciliana della stampa denuncia ancora una volta il mancato pagamento dei collaboratori del quotidiano La Sicilia da parte della società editrice Domenico Sanfilippo editore.

logo la sicilia 600Il sindacato condanna il mancato rispetto degli impegni assunti dalla direzione dell’azienda che aveva concordato col cdr e con i segretari provinciali di Catania, Ragusa e Siracusa un percorso che avrebbe dovuto ridurre in termini accettabili - entro dicembre - i debiti maturati nei confronti dei collaboratori che in alcuni casi risalgono al 2016 e hanno superato i diciotto mesi. La scelta dell’azienda di privilegiare solo alcuni tra le centinaia di collaboratori e di procedere a pagamenti a macchia di leopardo, senza farli accompagnare da regolari cedolini, di fatto ha ingenerato ulteriore confusione, sperequazione e danni tra i collaboratori. La situazione, già molto critica e denunciata nei mesi scorsi con forza dal sindacato, è divenuta ancora più critica da quando l’azienda con una sua circolare ha imposto ai collaboratori di presentare le note degli articoli inviati mensilmente a pena dell’annullamento dei pagamenti.Il sindacato ritiene questa una provocazione che tende e mortificare e a umiliare ancor di più quei colleghi che per pochi euro - e in violazione della carta di Firenze - garantiscono ancora al quotidiano La Sicilia un radicamento e un raccordo costante col territorio, motivo primario della vita stessa del quotidiano, rappresentando il vero valore aggiunto dell’informazione a carattere locale.A fronte di questa cronica e consolidata inadempienza e di questa ulteriore provocazione, il sindacato ha dato mandato ai legali di intervenire per tutelare i diritti dei collaboratori. Sarà inoltre messa a disposizione l’assistenza legale anche per coloro i quali vorranno adire in giudizio per ottenere i pagamenti spettanti e in alcuni casi certificati addirittura dall’azienda con l’emissione dei Cud ma finora mai onorati, costringendo così i giornalisti a pagare tasse su somme mai percepite, aggiugendo al danno anche la beffa.Questa nota verrà inviata anche al Consiglio regionale dell’Ordine della Sicilia per accertare eventuali responsabilità in relazione alla violazione alla carta di Firenze.

Bando portavoce sindaco Siracusa, Assostampa chiede annullamento

logoASSOSTAMPA SR 4x3Che il Sindaco di Siracusa senta la necessità di dotarsi di un portavoce è cosa assolutamente lecita e, soprattutto, prevista dalla Legge. Che, nell’avviso pubblicato il 7 dicembre u.s. sul sito istituzionale del Comune di Siracusa a firma del dirigente risorse umane dello stesso Ente, siano attribuite alla figura ricercata mansioni invece competenti all’Ufficio stampa interno (“gestione comunicazione esterna e indizione conferenze stampa”), è altrettanto evidente.
Siamo certi che l’Avviso pubblico per il conferimento dell’incarico di portavoce del Sindaco di Siracusa, così come formulato, vista la materia mai sufficientemente approfondita, sia un affrettato documento a sostegno della bontà del fine ultimo. Ruoli e competenze sono espressamente definiti dalla Legge e arricchiti dalla successiva Direttiva della Presidenza del Consiglio dei Ministri (che riportiamo in calce a questa nota).
La prima stranezza di oggi riguarda proprio la scelta di effettuare una selezione pubblica della quale non si comprende la ragione visto che la legge 150/2000 (recepita in Sicilia con la legge 2/2002) prevede che nella scelta del portavoce, essendo questa una figura fiduciaria, il sindaco goda della massima discrezionalità.
La seconda si riferisce alle mansioni indicate nel bando di selezione: esse assommano quelle del portavoce, più politiche, e dell'addetto stampa, squisitamente istituzionali, con l'effetto di creare una figura ibrida a tutto discapito della trasparenza delle comunicazioni e, dunque, del diritto dei cittadini e dei giornalisti di essere informati correttamente sull'attività del Comune.
Lo stesso signor Sindaco converrà che, con le mansioni destinate al portavoce che sarà, si corre il rischio di equivocare il tutto e far passare questa scelta come una sorta di “sfiducia” all’Ufficio stampa interno e strutturato a Palazzo Vermexio.
Siamo certi che, dopo attenta lettura dell’Avviso pubblicato e rilettura di Legge e Direttiva, l’Avviso verrà immediatamente ritirato in autotutela dallo stesso Sindaco di Siracusa nelle prossime ore.

Prospero Dente
Segretario Assostampa Siracusa


DIRETTIVA 7 febbraio 2002 - Attività di comunicazione delle pubbliche amministrazioni. (GU Serie Generale n.74 del 28-03-2002)
“La stessa legge n. 150/2000 attribuisce all'ufficio stampa, prioritariamente, la gestione dell'informazione in collegamento con gli organi di informazione mezzo stampa, radiofonici, televisivi ed on line.
In particolare l'ufficio stampa, coordinato da un direttore di servizio, si occupa: della redazione di comunicati riguardanti sia l'attività dell'amministrazione e del suo vertice istituzionale sia quella di informazione, promozione, lancio dei servizi; dell'organizzazione di conferenze, incontri ed eventi stampa; della realizzazione di una rassegna stampa quotidiana o periodica, anche attraverso strumenti informatici; del coordinamento e della realizzazione della newsletter istituzionale e di altri prodotti editoriali.
A differenza dell'ufficio stampa e dei suoi compiti istituzionali, la figura del portavoce, presente nelle amministrazioni complesse, sviluppa un'attività di relazioni con gli organi di informazione in stretto collegamento ed alle dipendenze del vertice "pro tempore" delle amministrazioni.”

I rappresentati dei giornalisti ricevuti dal presidente Gentiloni. Chiesti interventi su emergenza lavoro e querele bavaglio

I vertici di Federazione nazionale della Stampa italiana, Ordine dei giornalisti, Inpgi, Casagit e Fondo di previdenza complementare sono stati ricevuti questa mattina a Palazzo Chigi dal presidente del Consiglio, Paolo Gentiloni.

premier Paolo GentiloniAll’incontro hanno partecipato il presidente e il segretario generale della Fnsi, Giuseppe Giulietti e Raffaele Lorusso, il presidente e il segretario del Cnog, Carlo Verna e Guido D’Ubaldo, la presidente dell’Inpgi Marina Macelloni, il presidente della Casagit Daniele Cerrato e il presidente del Fondo di previdenza complementare Enrico Castelli. I rappresentanti dei giornalisti, per la prima volta tutti insieme nella sede del capo del governo, hanno esposto una serie di problemi urgenti e irrisolti per la categoria, a cominciare dal dilagare del lavoro precario.
Al presidente Gentiloni è stato fatto presente che il tema del lavoro è rimasto assente nei recenti decreti sull’editoria. A fronte di significativi aiuti diretti e indiretti alle aziende del settore, nulla è stato fatto per impegnare le imprese nella lotta al precariato. C’è un’emergenza che riguarda l’abuso di cococo che ha raggiunto livelli simili a quelli che hanno portato all’abolizione dei voucher nel sistema generale. L’auspicio degli enti della categoria è che la figura del cococo, utilizzata per mascherare lavoro irregolare, possa essere superata per legge perché si tratta di una condizione che umilia il lavoro e la dignità di migliaia di giornalisti, alcuni dei quali sono impegnati anche in aziende la cui proprietà è riconducibile alla parte pubblica.
Si è anche parlato della mancata cancellazione del carcere per i cronisti, con il fallimento di tutte le iniziative parlamentari prodotte in questa legislatura, e delle querele bavaglio, diventate una forma di intimidazione ai cronisti sempre più diffusa.
Il presidente Gentiloni ha riconosciuto la fondatezza delle questioni e si è impegnato a verificare la possibilità di dare le prime risposte già in quest’ultimo scorcio della legislatura. Sia sulle querele bavaglio, sia sull’emergenza lavoro e sulla necessità di combattere il precariato saranno valutate forme di intervento normativo da approvare prima dello scioglimento delle Camere, mentre alle aziende editoriali riconducibili alla parte pubblica sarà chiesto di riconoscere il contratto nazionale di lavoro giornalistico anche ai giornalisti impiegati a tempo determinato o con rapporto di collaborazione.

Il Manifesto di Venezia per il rispetto della parità di genere nell'informazione

Manifesto di Venezia 1Sabato 25 novembre a Venezia la presentazione ufficiale a cura della Commissione Pari Opportunità della Fnsi. Appuntamento alle Sale Apollinee del Teatro La Fenice, alle 10.30, nella Giornata mondiale contro la violenza sulle donne

Una corretta informazione per contrastare la violenza sulle donne, come chiede la Convenzione di Istanbul. È la sfida ambiziosa che pone il Manifesto di Venezia, ovvero il Manifesto delle giornaliste e dei giornalisti per il rispetto e la parità di genere nell'informazione (contro ogni forma di violenza e discriminazione attraverso parole e immagini) che verrà presentato ufficialmente sabato 25 novembre, dalle 10.30 nelle Sale Apollinee del Teatro La Fenice, con il patrocinio del Senato, della Camera, del ministero dell’Istruzione e del Comune di Venezia.

«Perché Venezia? Perché è la città che ha dato i natali a Elena Lucrezia Corner Piscopia, prima laureata al mondo il 25 giugno 1678. Perché il Veneto? Perché è la regione che ha dato i natali a Tina Anselmi, prima ministra della Repubblica italiana, nominata il 29 luglio 1976. Perché il 25 novembre? Perché è la Giornata mondiale contro la violenza sulle donne. Perché il Teatro La Fenice? Perché da anni è in prima linea in una originale campagna di denuncia culturale del femminicidio», spiega la Cpo Fnsi.

L’iniziativa rivolta alle giornaliste e ai giornalisti vede tra i primi organismi firmatari: Commissione Pari Opportunità FNSI, Commissione Pari Opportunità Usigrai, GiULiA Giornaliste, Sindacato Giornalisti Veneto, Sindacato Unitario Giornalisti della Campania, Associazione Stampa Friuli Venezia Giulia, Associazione Ligure dei Giornalisti, Associazione Stampa Subalpina, Associazione della Stampa di Basilicata, Associazione della Stampa Sarda, Associazione Stampa Toscana, Associazione Stampa Emilia Romagna, Sindacato dei Giornalisti del Trentino Alto Adige, Associazione Stampa Valdostana, Associazione Siciliana della Stampa, Associazione della Stampa di Puglia, Associazione Stampa Romana, Unci del Trentino Alto Adige.

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'Libertà precaria, lavoro precario, vite precarie': il 22 novembre Fnsi e Odg in piazza per i diritti dei giornalisti

Giulietti Lorusso Fnsi piazza Montecitorio RomaCarcere, minacce, querele temerarie, lavoro irregolare, vecchi e nuovi bavagli: governo e parlamento restano silenti sui problemi del mondo dell'informazione che indeboliscono la libertà di stampa e il diritto dei cittadini ad essere informati. I rappresentanti della categoria saranno alle ore 11 davanti a Montecitorio per chiedere finalmente segnali concreti di inversione di rotta.

Gli organismi elettivi della Federazione nazionale della Stampa italiana e dell'Ordine dei giornalisti si riuniranno in piazza Montecitorio, a Roma, mercoledì 22 novembre, alle ore 11. Sarà la prima di una serie di iniziative di mobilitazione e di protesta che gli organismi di rappresentanza della categoria promuoveranno per denunciare l'inerzia di governo e parlamento sui problemi del mondo dell'informazione e per richiamare l'attenzione delle istituzioni e dell'opinione pubblica sulla necessità di salvaguardare il diritto dei cittadini ad essere correttamente informati. Il tema della giornata, "Libertà precaria, lavoro precario, vite precarie", riassume la condizione dei giornalisti italiani ed evidenza le responsabilità di governo e parlamento.

Una legislatura che si era aperta con l'impegno di depenalizzare il reato di diffamazione, cancellando il carcere per i giornalisti, si avvia alla chiusura senza alcun passo in avanti e con il tentativo di introdurre un'altra pena detentiva, fino a tre anni, in caso di pubblicazione di materiale coperto da segreto, giudicato irrilevante sotto il profilo penale. Con questa norma, contenuta nel decreto legislativo approvato dal governo, su proposta del ministro della Giustizia, Andrea Orlando, e inviato alle Camere per i pareri di competenza, si prova a introdurre una forma di bavaglio in barba a tutte disposizioni della Corte europea dei diritti dell'Uomo, che ha più volte riconosciuto il diritto dei giornalisti a pubblicare notizie di interesse generale e di rilevanza sociale, anche se coperte da segreto.

Nessun provvedimento è stato invece adottato per cancellare il carcere per i giornalisti, contrastare le minacce nei confronti dei cronisti e introdurre nel nostro ordinamento misure per debellare il fenomeno delle cosiddette "querele bavaglio", strumento sempre più utilizzato per intimidire i cronisti e impedire loro di occuparsi di temi giudicati scomodi. A fronte di questo immobilismo, suonano come messaggi di facciata le attestazioni di solidarietà al collega Daniele Piervincenzi, giunte da esponenti del governo e del parlamento.

Questa situazione, che indebolisce la libertà di stampa e il diritto dei cittadini ad essere informati, è aggravata dalla precarietà che pervade il mercato del lavoro. Nel mercato del lavoro giornalistico sono aumentate le diseguaglianze. Il lavoro regolare cede il passo al lavoro precario, grazie a leggi che consentono alle aziende editoriali di utilizzare contratti di lavoro atipico per mascherare lavoro subordinato. La recente legge di riforma dell'editoria, voluta dal ministro Luca Lotti, è stata un'occasione perduta. Non è in discussione la concessione di aiuti diretti e indiretti alle aziende del settore, ma l'assenza di una sia pur minima misura che possa in qualche modo contrastare l'abuso di lavoro irregolare. Agli editori non è stato richiesto alcun impegno sul fronte dell'occupazione e del contrasto al precariato, a fronte di decine di milioni di euro elargiti non per creare posti di lavoro, ma per ristrutturare le aziende attraverso i pensionamenti anticipati.

L'assenza di interventi di riequilibrio del mercato da parte del governo mette in pericolo la tenuta dell'Istituto previdenziale dei giornalisti italiani e spalanca ancora di più le porte al lavoro senza diritti, senza tutele e senza garanzie. Il ministro del Lavoro, Giuliano Poletti, che ha sostenuto l'abolizione dei voucher nel sistema generale, non prende neanche in considerazione i danni che l'abuso dei contratti di collaborazione coordinata e continuativa sta provocando al mercato del lavoro giornalistico e agli istituti della categoria.

Così non si indebolisce soltanto l'informazione di qualità, ma si mette a rischio la tenuta democratica del Paese.

L'auspicio è che, negli ultimi mesi della legislatura, il presidente del Consiglio, Paolo Gentiloni, da sempre sensibile ai temi dell'informazione, trovi il tempo e il modo per dare segnali concreti di inversione di rotta.

Leggi il comunicato della FNSI sulla manifestazione del 22 novembre 2017 a Roma, Piazza Montecitorio

Fnsi e Odg: «Bene risposta positiva del ministro Minniti a coordinamento per la libertà di stampa»

Marco Minniti«Non possiamo che accogliere con soddisfazione la risposta positiva data dal ministro dell’Interno, Marco Minniti, alla richiesta formulata da Federazione nazionale della Stampa e Ordine dei Giornalisti di istituire un centro di coordinamento per la libertà di stampa che si ponga l’obiettivo di uno scambio permanente di informazioni sulle realtà dei cronisti minacciati, quelli già noti e soprattutto i tanti che non sono sotto i riflettori, e dei nuovi fenomeni di aggressioni che non vengono più solo da mafie, criminalità e corruzione, ma anche da organizzazioni neonaziste e neofasciste». Lo affermano, in una nota, il segretario generale e il presidente della Fnsi, Raffaele Lorusso e Giuseppe Giulietti, e il presidente dell’Ordine nazionale dei giornalisti, Carlo Verna, a margine dell’incontro in Fnsi con il ministro Minniti.
«Coordinamento – proseguono – che avrà anche il compito di definire le più opportune misure di sicurezza e di protezione nei confronti dei cronisti minacciati, della libertà di informazione e del diritto dei cittadini ad essere informati. Fnsi e Odg hanno inoltre apprezzato l’impegno del ministro, anche nella sua veste di senatore della Repubblica, affinché siano portate a rapida approvazione le parti della proposta di legge sulla diffamazione relative all’abrogazione del carcere per i cronisti e per giungere alla definizione di specifiche norme che scoraggino le cosiddette “querele temerarie”».

Chiude l’agenzia fotografica Studio Camera, scompare un altro pezzo dell’informazione di qualità in Sicilia

Michele Naccari Franco LanninoLa chiusura annunciata di Studio Camera, agenzia fotografica palermitana fondata trent’anni fa dal giornalista Franco Lannino insieme a Michele Naccari, è un altro preoccupante segnale che Assostampa considera in tutta la sua gravità, per gli aspetti occupazionali e delle garanzie professionali.

Crisi dell’editoria e qualità dell’informazione. La velocità con cui sistemi e mezzi di comunicazione di massa in tutto il mondo si evolvono e mutano è sempre più alta, definendo un panorama dove è ineluttabilmente destinato a sopravvivere, distinguendosi dal “rumore di fondo”, solo il prodotto migliore.
Ma la tendenza degli editori nostrani di reagire ai conti in rosso continua a essere quella di non investire nella qualità. Piuttosto, con perfetto autolesionismo, si mira solo ad amputare gli organici delle redazioni e diminuire i costi, esternalizzando la realizzazione di contenuti verso forme di lavoro autonomo sottopagato, chiedendo a redattori e collaboratori massicci flussi di contenuti multimediali (articoli comprensivi di video e foto) da inserire freneticamente nei sistemi editoriali con sempre maggiori, massacranti carichi di lavoro al desk.

La contrazione indiscriminata dei costi delle risorse professionali può essere un fenomeno momentaneo in una idea imprenditoriale sana, non certamente la strategia permanente per perseguire stabilità, crescita e sviluppo. In stretta coerenza, l’Associazione Siciliana della stampa intende dare la massima visibilità alla vicenda di Studio Camera, un altro pezzo importante della storia dell’informazione di qualità siciliana, che rischia di perdersi.


Studio Camera. Come muore un'agenzia fotografica, come scompare un pezzo di storia palermitana (e come si perdono cinque posti di lavoro). L'amarezza di Franco Lannino, giornalista fotoreporter.

omicidio arato san giuseppe jato“Fotoreporter è essere svegliato alle due di notte e, pochi minuti dopo, essere già al volante in macchina e correre, correre. Come quella volta nel 1997 fino a San Giuseppe Jato e, sul luogo dell’omicidio, aspettare ore sotto la pioggia, appoggiato ad un muro, che la scientifica finisse di esaminare la scena del crimine, fare gli scatti poi ripartire alle cinque per Palermo, e ancora correre, correre in agenzia, stampare le foto e inviarle alle redazioni. Ma è anche scoprire, qualche anno dopo, che lì, fra quelli che pensavi fossero normali inevitabili curiosi, quella notte proprio accanto a me c’era anche l’assassino, che si divertiva ad assistere ai miei battibecchi, di rito, quando cercavo di avvicinarmi troppo per fotografare Vincenzo Arato, l’uomo che lui aveva appena ucciso, mentre le forze dell'ordine mi volevano tenere lontano perché non disturbassi la scientifica".

Franco Lannino, che con Michele Naccari 29 anni fa ha fondato l'agenzia fotografica Studio Camera di Palermo, costretta a chiudere i battenti, racconta con amarezza come si perde un pezzo di storia palermitana insieme a cinque posti di lavoro.

"Essere fotoreporter è difficile, non è un'attività cui ti puoi dedicare seriamente senza profonda determinazione e dedizione. Quando nel 1996 fu arrestato Giovanni Brusca, l'assassino di Falcone, di Rocco Chinnici e di centinaia di altri di cui nemmeno lui si ricorda più, i poliziotti lo sorpresero nel suo rifugio ad Agrigento mentre guardava il film sulla strage di Capaci. Abbiamo aspettato, davanti all'ingresso della Squadra mobile, l'arrivo delle macchine che lo stavano trasferendo a Palermo. Michele Naccari aveva deciso quale fosse lo scatto da fare. Attese fino alle quattro di mattina finché, terminati i primi interrogatori e le formalità, finalmente portarono il boss nella stanza del Capo della Mobile, che a quel tempo era Luigi Savina (oggi prefetto e vicecapo della Polizia), per avere la soddisfazione di potere fotografare Brusca proprio lì, in quell'ufficio, accanto l'immagine di Falcone e Borsellino più famosa del mondo, scattata da Tony Gentile".

brusca giovanni foto falcone borsellino
Internet ha consentito di creare un sistema di informazione globale interattivo, a cui chiunque può accedere e partecipare. Facebook nasce nel 2004 e da quel momento i social media sono esplosi come fenomeno planetario modificando per sempre la comunicazione di massa. Paradossalmente, il concetto democratico che tutti possono comunicare gratis con tutti ha portato ad un drastico abbassamento generale del valore di mercato dei media tradizionali e delle competenze professionali.

"Fino al 2015", spiega Franco Lannino, "l'agenzia Studio Camera contava tre impiegati (regolarmente assunti), i due soci (io e Michele Naccari), una collaboratrice a gettone e una rete di collaboratori sparsi in tutte e nove le province siciliane.
Le realtà editoriali nostre maggiori committenti in quel momento erano Il Corriere del Mezzogiorno on line (Rcs) tramite l'Agenzia Italpress, Repubblica, La Sicilia e il Giornale di Sicilia, l'Ansa nazionale.
Il primo cliente di rilievo a dileguarsi è stato il Corriere del Mezzogiorno, a fine contratto ha preferito affidare a singoli giovani giornalisti il compito di produrre foto e video, insieme agli articoli, pagandoli pochissimo ovviamente.
Il rapporto con Italpress è rimasto, dopo la loro richiesta di continuare la collaborazione (ancora attiva) seppure con un piccolo budget.
Il secondo quotidiano ad interrompere il rapporto è stato la Sicilia. Con loro avevamo un accordo mensile, 1.500 euro. Dopo due anni di fatture non pagate, ci propongono un "taglio e stralcio". Accettiamo per questioni di liquidità, sperando in qualcosa di meglio in futuro. Non ci hanno mai più acquistato una foto o un servizio, però l’editore ripubblica ancora oggi foto nostre, che non pagano.

Nel 2016 il Giornale di Sicilia, in maniera unilaterale ovviamente, riduce il costo delle fotografie: da 12,50 a 8 euro per foto (non distinguendo le foto eseguite fuori sede e i giorni festivi). Che fare? Accettiamo. Ma la brutta sorpresa è la grave diminuzione del flusso di lavoro: prima la media era di 100-150 foto acquistate (1250-1500 euro/mese), adesso quando ci acquistano dieci foto è festa (80 euro mese).

Sempre nel 2016, a settembre per l'esattezza, arriva una raccomandata da Repubblica che ci annuncia il mancato rinnovo del contratto in essere (3500 euro/mese). Lo avevano già fatto tre volte nel corso dei 29 anni di continua collaborazione con l'edizione nazionale e 19 anni di edizione locale. Ci offrono 1000 euro invece dei 3500 per avere a disposizione un'intera agenzia fotografica. "Questo è il budget" ci dissero, e "altro non si può fare". Abbiamo rinunciato.
L'Ansa ha ancora livellato i prezzi (al ribasso) e oramai richiede foto e servizi proprio quando non ne può fare a meno. Obbliga i cronisti (assunti e collaboratori) a fornire foto e video gratis.
Diversi quotidiani on line che si erano affacciati in ambito locale negli ultimi anni, e si servivano della nostra agenzia, hanno purtroppo chiuso i battenti uno dopo l’altro.
Questo per quanto riguarda il versante editoriale puro.
Le difficoltà non diminuiscono per le collaborazioni con Enti e Fondazioni di alto livello culturale.
Con l'Orchestra Sinfonica Siciliana (anni 2010-2014) siamo riusciti a recuperare il dovuto solo ricorrendo per via legale. Il Teatro Biondo non ci ha più chiamato per fare le foto di scena ai vari spettacoli, ha preferito dall'anno scorso "assumere" volta per volta fotografi esterni per il tempo strettamente a scattare le foto alle prove. Persone assunte per due giorni con tanto di contributi pagati e poi licenziati per cifre nette che si aggirano intorno i 150 euro. E, altra beffa, dal 2014 il Teatro Biondo non ci paga le fatture.

Ricevere note di riepilogo mensile per foto fornite ad un costo totale imposto di cinque euro è letteralmente insostenibile.
Poiché chiunque abbia un telefonino oggi scrive testi, scatta foto e gira video, il valore dei contenuti, in maniera indifferenziata, per gli editori non vale nulla.
Il fotogiornalismo è morto, Studio Camera è morta, la dignità professionale è morta. Ne stiamo solo prendendo atto".