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Contratto di lavoro / Documento approvato dal Consiglio regionale dell’Associazione siciliana della stampa il 7 luglio 2014


Il contratto appena firmato rappresenta, in questo preciso momento storico, l’indispensabile strumento di transizione da una condizione della professione fatta in via pressoché esclusiva di lavoro dipendente ad una condizione di lavoro plurale quale quella consolidatasi in questi anni.

Il valore economico complessivo del contratto appare importante. E non sfugge il fatto che la scelta fatta dalla dirigenza della Fnsi,  di spostare in questa fase risorse a sostegno dell’Inpgi, per ovviare alle forti tensioni che si sono manifestate sia sul terreno specifico della gestione pensionistica (in significativo sbilancio), sia sul terreno degli ammortizzatori sociali, appare necessaria.

L’impegno di utilizzo delle risorse residue per allargare la base occupazionale e consolidare quella produttiva con le significative aperture verso il lavoro autonomo rappresenta, dopo  l’intervento a favore della crisi dell’Inpgi, il secondo aspetto qualificante del contratto. Gli istituti posti a presidio dell’autonomia della categoria non possono infatti sopravvivere, a fronte di una continua riduzione dell’occupazione e della massa retributiva.

L’importante azione di solidarietà sviluppata attraverso gli ammortizzatori sociali e l’intervento della Casagit a favore dei disoccupati (integralmente finanziata dalla mutualità della categoria), ha visto il sindacato unitario dei giornalisti credibile interlocutore del governo, con l’intervento determinato a favore di Inpgi attraverso l’uso del fondo triennale sull’editoria, strumento indispensabile per garantire un futuro dignitoso alle centinaia di colleghi i cui giornali sono stati investiti dalla crisi e oggi vivono il dramma della cassa integrazione o il pesante disagio dei contratti di solidarietà.

I sacrifici transitori richiesti, in un equilibrio complessivo, nella riformulazione della ex fissa (istituto contrattuale per il quale ci si dovrebbe comunque impegnare a garantire i diritti acquisiti dei colleghi vicini all’acquisizione dell’indennità), garantiscono anche il futuro di un istituto pesantemente in crisi, con in più  l’importante passaggio che restituisce ai singoli il diritto soggettivo a questa provvidenza nell’ambito dell’impresa da cui si dipende.

Cogliamo in pieno e con preoccupazione le complessità e la delicatezza di una trattativa in cui, a vario titolo, sono stati coinvolti più soggetti: le parti sociali, l’Inpgi e il governo, quest'ultimo con un ruolo strategico sul fronte dell’occupazione.  Riteniamo il Fondo straordinario per l’editoria e il regolamento di attuazione delle legge sull’equo compenso temi  intrecciati e interdipendenti  che, per espressa dichiarazione del governo, puntano all’inclusione anche attraverso  sconti fiscali e contributivi molto rilevanti, in particolare per quanto riguarda la nuova occupazione a tempo indeterminato. Un’occasione che un sindacato non può farsi sfuggire, tanto più di fronte ad una crisi che, nel nostro settore, non ha precedenti sul fronte dell'occupazione, con forti tensioni sul welfare della categoria.

   Questo rinnovo contrattuale, lo abbiamo ribadito in tutte le sedi,  punta a portare a casa posti di lavoro, e concorre all’inclusione nel  perimetro contrattuale di fasce importanti di precari e giornalisti che lavorano in regime di lavoro autonomo variamente declinato.  Appare necessario che qualsiasi nuovo istituto contrattuale, come quello riguardante i cococo, venga introdotto in modo che non sia una modalità alternativa e concorrenziale al mantenimento dei livelli occupazionali. Così come appare necessario che sull’applicazione dei criteri riguardanti l’equo compenso vi sia un’azione puntuale e attenta da parte dei Comitati di redazione.  

L’inclusione, punto saliente di questo contratto, è oggi traino agli altri punti in discussione (aliquota di sostegno per l’inpgi, ammortizzatori sociali,  stabilizzazione del fondo ex fissa, lavoro autonomo, questione salariale), anche se alcuni dei capitoli appaiono allo stato non soddisfacenti e vanno rivisti.

Il giudizio definitivo – così come ribadito dal documento firmato da 16 associazioni di stampa che affidava alla Giunta e al segretario il mandato di chiudere la trattativa contrattuale -  oggi si può quindi basare sul bilancio finale di una trattativa che avrebbe comunque richiesto maggiore visibilità e partecipazione della categoria nella sue diverse articolazioni a partire dei Cdr.  Un giudizio che deve tenere conto anche delle attuali condizioni del settore dell'editoria, delle nuove regole in materia di mercato del lavoro e delle (eventuali) conseguenze di una rottura con la controparte editoriale, sugli assetti degli istituti contrattuali - a partire dall'assistenza sanitaria integrativa.
Ribadiamo con forza che non può esserci un domani garantito per la categoria senza un contratto nazionale di lavoro. E questo vale ancor di più per le realtà deboli e per regioni come la Sicilia, che più di altre avvertono il peso della crisi economica e della marginalità territoriale,  dove il Cnlg rappresenta per i giornalisti l’unica certezza per i loro diritti e per il loro salario di fronte ad editori che non hanno come obiettivo principale la qualità dell’informazione e la tutela dei posti di lavoro.

Giornalisti dipendenti e giornalisti non contrattualizzati, oggi più che mai, devono trovare nel contratto il loro punto di forte aggregazione nell’interesse non solo di una categoria che cambia ma di un Paese al quale nessuno può immaginare di sottrarre il diritto di una stampa libera e di qualità.

Documento approvato con 19 voti favorevoli e 2 astenuti

Palermo 7 luglio 2014

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