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Diritto alla verità sulle stragi. Costante: “La chiarezza sulle stragi Falcone e Borsellino è battaglia di tutti i giornalisti”

Chi c'era dietro le stragi di Giovanni Falcone e Paolo Borsellino, chi erano i veri mandanti? Si può ridurre l'assassinio dei due giudici, della moglie di Falcone Francesca Morvillo e degli uomini di scorta esclusivamente al filone degli intrecci tra mafia e appalti? Sono queste le domande alla base dell'appello di 33 giornalisti siciliani, poi divenuto una lettera aperta rivolta al presidente della Repubblica Sergio Mattarella e alla presidenza della Commissione nazionale Antimafia, per esprimere "preoccupazione per una lettura riduttiva delle cause" delle stragi di Capaci e di via D'Amelio e chiedere che le indagini "non si fermino esclusivamente al filone 'mafia e appalti', ma continuino ad approfondire anche gli altri spunti investigativi" tra cui "i rapporti con ambienti eversivi".
Adesso, quell'appello, sottoscritto lo scorso maggio e i cui firmatari nel frattempo sono raddoppiati, è stato al centro di una conferenza nazionale nella sede della Federazione Nazionale della Stampa con il titolo "Stragi. Diritto alla verità", a cui ha preso parte la segretaria generale della Fnsi, Alessandra Costante insieme a Stefano Ferrante, segretario di Stampa Romana. Ampia la rappresentanza degli ex giornalisti de L’Ora. Oltre a Roberto Leone, vicesegretario vicario di Assostampa Sicilia che ha moderato gli interventi insieme a Franco Nuccio e Antonio Ortoleva, c’erano Attilio Bolzoni, Bianca Stancanelli, Nicola Lombardozzi e Pippo Crapanzano. La richiesta del Comitato alla Commissione parlamentare Antimafia è quella di "non relegare sullo sfondo decenni di acquisizioni investigative, processuali e giornalistiche che hanno evidenziato il ruolo di depistatori e depistaggi istituzionali, interessi politici ed economici esterni a Cosa Nostra".
Quella promossa dall'appello dei 33 giornalisti siciliani che chiedono che le indagini sulle stragi di Capaci e via D'Amelio non si fermino esclusivamente al filone 'mafia e appalti', ma continuino ad approfondire anche gli altri spunti investigativi ''è una battaglia di tutti i giornalisti, deve esserlo. Abbiamo l'obbligo morale di chiedere chiarezza''. Ad affermarlo la segretaria generale della Fnsi, Alessandra Costante. Le firme in calce, spiega Costante, ''nel frattempo si sono moltiplicate, non sono più 33 ma oltre il doppio compresa la firma mia e di Stefano Ferrante e Lazzaro Pappagallo'' rispettivamente segretario di Stampa Romana ed ex segretario. ''Quello che si chiede è di fare chiarezza su un periodo oscuro della storia italiana ed è una storia che non è solo storia di mafia ma che si intreccia con segreti che non sono stati portati alla luce da chi potrebbe invece farlo. E' difficile dopo che sono passati 34 anni però è necessario per questo paese fare pulizia'' sottolinea Costante. E in questa battaglia il sindacato è in prima fila ''perché tiene uniti non solo i diritti sociali dei giornalisti, il contratto, la giusta retribuzione, ma anche i loro doveri. Noi abbiamo un obbligo morale di chiedere la verità e questo ci deriva dalla nostra professione: siamo importanti per la democrazia e la democrazia passa attraverso la chiarezza. Anche su vicende che sono vecchie di 34 anni ma non sono mai state dimenticate; ognuno di noi sa dov'era quando è scoppiata la bomba di Capaci e l'autobomba di via D'Amelio, perché hanno marchiato profondamente la storia d'Italia. E il giornalismo può essere importante per la storia del paese se dà queste risposte'' conclude.
Stragi Falcone e Borsellino, riparte dalla Fnsi l'appello per il diritto alla verità







