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Cdr del Giornale di Sicilia: “In Sicilia la mobilitazione per lo sciopero deve essere più forte a tutela dell’informazione”

Cdr Giornale di Sicilia
Il contratto nazionale di lavoro resta oggi l’ultimo baluardo a tutela di una professione che deve rimanere libera e indipendente. E proprio per questo, in un contesto come quello siciliano, lo sforzo di mobilitazione deve essere ancora più forte. Chi lavora nelle redazioni lo sa bene: depistaggi, false notizie e informazioni manipolate — la storia dei processi di mafia ne è piena — possono incidere in modo devastante sullo sviluppo di un territorio. Per questo diventa sempre più urgente garantire giornalisti liberi, preparati e adeguatamente retribuiti. La crisi dell’editoria esiste, soprattutto per i giornali di carta. Ma in Sicilia appare amplificata al massimo grado. Eppure, negli anni, gli editori hanno beneficiato di sostegni pubblici, aiuti economici, strumenti come i prepensionamenti. Senza però investire e ragionare davvero su un modello di business sostenibile. L’unica soluzione individuata è stata quella dei tagli alla produzione e alla forza lavoro. Le edicole chiudono, è vero. Ma sono state sviluppate alternative concrete di distribuzione? L’informazione è stata realmente integrata tra carta, web e piattaforme digitali? Domande che restano, finora, senza risposta.
È dentro questo quadro che si inserisce il nuovo sciopero dei giornalisti, proclamato per il 27 marzo e seguito da una seconda giornata di mobilitazione ad aprile. La protesta, promossa dalla Fnsi, arriva dopo 15 mesi di trattativa con la Fieg, interrotta senza accordo lo scorso luglio. Al centro dello scontro il rinnovo del contratto nazionale, fermo da quasi dieci anni. Da una parte la richiesta dei giornalisti di recuperare il potere d’acquisto perso — con un’inflazione che tra il 2017 e il 2024 ha superato il 19% — e offrire maggiori tutele ai collaboratori che di fatto ormai sono colonne indispensabili dei giornali; dall’altra le proposte degli editori, che prevedono una revisione al ribasso di diversi istituti contrattuali.
Nel dettaglio, la Fieg propone tagli ai permessi, modifiche al lavoro domenicale e maggiore flessibilità per le nuove assunzioni. Misure che, secondo il sindacato, si tradurrebbero in stipendi più bassi soprattutto per le nuove generazioni. Nel corso della trattativa si è tentata anche la strada di un accordo ponte esclusivamente economico, per recuperare almeno in parte il reddito perso dal 2016 a oggi. La Fnsi ha messo sul tavolo una piattaforma ampia: aumento degli stipendi in linea con l’inflazione (+19,3%), maggiori tutele per collaboratori e precari, eliminazione del periodo di prova per chi ha già lavorato con la stessa azienda. Chiesto anche un rafforzamento delle regole interne alle redazioni, con direttori responsabili della gestione dei collaboratori e non più alla guida di più testate contemporaneamente. Ampio spazio anche all’innovazione, con il riconoscimento delle nuove figure digitali — web editor, social media manager, data journalist, videomaker — e la necessità di regolare l’ingresso dell’intelligenza artificiale, evitando la sostituzione del lavoro giornalistico, introducendo sistemi di tracciabilità dei contenuti e prevedendo una quota dei ricavi per le redazioni.
Sul fronte dei diritti, il sindacato chiede inoltre l’esclusione dal computo della malattia per le assenze legate a terapie gravi, oltre a interventi su smart working, previdenza complementare e contratti a termine, con maggiori garanzie di stabilizzazione. Il confronto si è bloccato soprattutto sul piano economico: la Fnsi ha chiesto un aumento di almeno 410 euro mensili, mentre la Fieg ha proposto 150 euro lordi in due anni sotto forma di Edr, una voce che non incide su straordinari, ferie e maggiorazioni ma solo sul Tfr. Una distanza che resta ampia, aggravata dalla richiesta degli editori di intervenire anche sul salario di ingresso, con ulteriori penalizzazioni per i neoassunti.
27 marzo: giornalisti in sciopero "per il rinnovo del contratto, per il futuro dell'informazione"











