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Contratto, Repubblica Palermo: "Sciopero giusto, al Sud diritti e informazione sono ancora più a rischio"
È per difendere il nostro posto di lavoro, il nostro contratto e la nostra professione che la redazione di Palermo di Repubblica aderisce allo sciopero indetto dalla Fnsi del 28 novembre per il rinnovo del contratto nazionale di lavoro giornalistico scaduto nel 2016. Anche noi, insieme alla Fnsi, riteniamo che per lo sviluppo dell'informazione sia necessario un nuovo accordo con gli editori che tenga conto della forte perdita del potere d'acquisto degli stipendi, che favorisca l'ingresso nelle redazioni di giovani, che garantisca diritti e retribuzioni adeguate alle migliaia di collaboratori e corrispondenti, per lo più precari, che tutti i giorni raccontano quanto accade nelle nostre città.
Il nuovo contratto non deve lasciare indietro nessuno. Vanno tutelati i diritti acquisiti, contemplate nuove figure professionali e ci si deve occupare di intelligenza artificiale e di equo compenso per la cessione dei contenuti sul web. La Fieg che fa appelli sulle pagine dei giornali “per il diritto dei cittadini ad una informazione libera” a governo, senatori, deputati e amministrazioni comunali, provinciali e regionali “per riconoscere un sostegno pubblico all’editoria”, pensi al rinnovo del contratto piuttosto che proporre solo tagli sul costo del lavoro. Agli editori interessa sostituire i giornalisti che sono al lavoro con giovani senza diritti, pagati una miseria, e in alcuni casi anche con i pensionati. Chiedono soldi a fondo perduto, sovvenzioni certe ogni anno, ma senza dare nulla in cambio. È irricevibile la proposta degli editori di un aumento in EDR di 150 euro lordi in due anni a fronte di una perdita del potere di acquisto dei salari valutata dall’Istat quasi del 20%. Così come la proposta di un salario di ingresso per i nuovi assunti, vale a dire un altro sconto sul costo del lavoro. Per non parlare dell’idea di eliminare le qualifiche di vicecaposervizio, redattore esperto e vicecaporedattore in contrapposizione a quanto la Fnsi ha portato al tavolo delle trattative, vale a dire la creazione di qualifiche per le nuove figure professionali che stanno emergendo con lo sviluppo dell’informazione digitale e l’avvento dell’intelligenza artificiale.
Pensare davvero al rinnovo del contratto sarebbe la base di partenza per “una maggiore coesione sociale e partecipazione civica – per usare le parole proprio della Fieg e non renderle solo una enunciazione teorica – a una informazione attendibile e radicata nei territori, per preservare la memoria collettiva delle comunità, garantire trasparenza, partecipazione e legalità contro la disinformazione e le fake news, la progressiva desertificazione informativa di molti territori, soprattutto al Sud, la chiusura delle testate, la scomparsa dell’informazione politica e la fine dell’informazione sulle amministrazioni locali”.
Il fiduciario di redazione di Repubblica Palermo
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