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Circolo della stampa, Marco Brando oggi alle 18 spiega perché il Medioevo è l’età di mezzo nei media italiani

Circolo della stampa, Marco Brando oggi alle 18 spiega perché il Medioevo è l’età di mezzo nei media italiani

Cosa c'entra il Medioevo col wi-fi che funziona male, con le minigonne vietate in un liceo, con una partita di calcio arbitrata in modo giudicato troppo severo o con i capricci di Lady Gaga? Apparentemente, niente. In realtà l'epoca medievale c'entra, eccome, e se ne parlerà oggi, 16 ottobre, alle 18 al Circolo della stampa di Palermo nel salone Orlando Scarlata di via Crispi 286, con Marco Brando giornalista e saggista  autore dibrando marco “Medi@evo. L’età di mezzo nei media italiani” , che dialogherà con Roberto Leone vicesegretario regionale di Assostampa pietro.corraojpgSicilia e Pietro Corrao, già ordinario di Storia medioevale università  di Palermo.

Un circolo diverso dal solito che spingerà alla riflessione su un’evidenza però spesso trascurata: nei mass media e nei social network, così come nel dibattito politico e in quello pubblico, è sempre più in voga l'uso di luoghi comuni “medievali” in chiave negativa (e anche, più di rado, di alcuni stereotipi in chiave positiva). Sono cliché basati sull’evocazione del “ritorno al Medioevo” e “ai secoli bui": un Evo di mezzo immaginario, segnato da sofferenza, terrore, arretratezza, oscurantismo e barbarie. Eppure l’Età di mezzo è stata tutt’altro che buia.  Cosi durante l’appuntamento del 16 ottobre si andrà a rispondere a delle importanti domande Come s’è radicata l’idea negativa? Come si è verificato questo cortocircuito tra storia, media e web sul fronte della narrazione e dell'immaginario in questo campo? Ha un ruolo la didattica nelle scuole? Come sono utilizzati i cliché denigratori nel lessico giornalistico e non solo? Ha senso intervenire per correggere la rotta? Tutti quesiti a cui Marco Brando risponde  nel suo libro pubblicato per Salerno editrice e  che ha  la prefazione della medievista Marina Gazzini (Università degli Studi di Milano). 

Il volume offre l'occasione per riflettere (e talvolta pure per sorridere) sull'uso e l'abuso dei cliché “medievali” nella società italiana contemporanea. Perché un filo lega il Medioevo vero a quello finto, falso e sbagliato: da alcuni anni se ne occupa il campo di studi della medievistica definito medievalismo. In questo orizzonte si muove Brando, che si concentra sul ruolo svolto da mass media, social network, politica, scuola e università. Fornendo un abbecedario dei cliché “medievali” - per esempio, dalla cronaca nera a quella rosa, dallo sport alla religione, dall'economia al razzismo, dalla sessualità alla politica - il libro vuole essere uno strumento utile per i fan della storia, per i professionisti dei media, per i docenti e, ovviamente, per gli storici.

 Tutte le iniziative del Circolo della stampa si svolgono in collaborazione con l’Associazione donne del vino che prosegue la sua collaborazione con l’Associazione siciliana della stampa, dando la possibilità di offrire un calice di vino sia durante che alla fine degli incontri, rendendo il clima conviviale e aperto alle discussioni tra gli autori e i partecipanti. L'appuntamento di oggi si svolge anche in collaborazione con la libreria Modus vivendi di via Quintino Sella.

 Prossimo appuntamento il 27 ottobre con la chiusura della mostra fotografica ideata da Roberto Leone, vicesegretario vicario di Assostampa Sicilia, e Tiziana Tavella, presidente del consiglio regionale, curata dal fotografo di cronaca Franco Lannino, ospitata dallo scorso 16 settembre nel salone Orlando Scarlata.

L'AUTORE / MARCO BRANDO

brando marcoGiornalista, si occupa anche di storia, in particolare della percezione del Medioevo nei mass media. Sul tema ha svolto lezioni in vari atenei e ha scritto Lo strano caso di Federico II di Svevia (Bari 2008) e L’imperatore nel suo labirinto (Firenze 2019). È socio dell’Associazione italiana di Public History (Aiph), della Società italiana di Didattica della Storia (SiDidaSt), della Società italiana per la Storia medievale (Sismed) e del Centro europeo di ricerche medievali (Cerm).

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