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Giornalisti, ministero Giustizia blocca accesso al praticantato svolto senza testata e direttore responsabile


esame di stato giornalista

Due successive note al Cnog e agli ordini regionali dei giornalisti dall'Ufficio Ordini professionali e albi di via Arenula, a firma del direttore generale Giovanni Mimmo, con cui il ministero vigilante richiede la sospensione dei nuovi criteri interpretativi dell’art. 34 della legge n. 69/1963 (accesso al praticantato), deliberati dal Consiglio nazionale dell'ordine dei giornalisti.

Praticantato senza testata giornalistica su media on line e uffici stampa, ministero dice no.

Il Cnog, in attesa che il Parlamento prenda in considerazione le istanze di riforma avanzate dalla categoria, ha voluto aggiornare lo scorso 8 novembre alcune modalità di accesso all’esame di Stato, attribuendo agli ordini regionali la facoltà di consentire l’iscrizione con “modalità eccezionale” nel registro dei praticanti a tutti quelli che riescono a dimostrare di avere esercitato per 6 mesi attività giornalistica retribuita anche in contesti lavorativi come piattaforme e canali on line e uffici stampa, in assenza di testate registrate e direttore responsabile.

"Un piccolo passo ma una coraggiosa innovazione fatta in autoriforma - ha affermato il presidente Cnog Carlo Bartoli commentando la decisione - oggi sono in tanti a lavorare negli uffici stampa, sui social media e con le nuove tecnologie digitali, che svolgono attività giornalistica ma non possono essere riconosciuti, in quanto non hanno una testata di riferimento. Con questa nuova interpretazione andiamo incontro ad una realtà composta soprattutto da freelance e precari che ambiscono ad entrare a pieno titolo nel perimetro del giornalismo. Ovvio che auspichiamo di avere quanto prima riscontri positivi dal nuovo Parlamento per una riforma organica della professione".

Con una prima nota il Ministero lo scorso 5 dicembre ha contestato che l’attuale normativa non conferisce al Cnog il potere di “aggiornamento dei criteri interpretativi dell’art. 34 della legge professionale”, né che l’art. 34 sottende alcuna esigenza interpretativa.

Successivamente, il Cnog il 28 marzo 2023 ha deliberato un testo modificato dei criteri interpretativi, la cui applicazione è stata illustrata da un comunicato diffuso dal presidente Bartoli: “In base al nuovo testo, frutto di una proficua e leale collaborazione con il Ministero della Giustizia, i Consigli regionali dell’Ordine, nella loro autonomia, potranno procedere all’iscrizione al registro dei praticanti a seguito dell’accertamento del lavoro giornalistico svolto. Tale modalità consente, in aggiunta alle altre previste dalla legge, l’avvio del praticantato anche in assenza di una testata e di un direttore responsabile”.

Con una nuova nota del 2 maggio scorso, replicando al comunicato del presidente Bartoli, il DAG-Dipartimento affari di giustizia del ministero precisa però che il testo approvato il 28 marzo 2023 “non contiene alcun riferimento all’art. 34”, che “nessuna potestà regolamentare in materia di accesso al praticantato giornalistico è stata attribuita dal legislatore al Consiglio nazionale”, che il “ministero non ha inteso esprimere consenso a una deroga rispetto al sistema legislativo contenuto in norme primarie”, ribadendo che la normativa “stabilisce in modo chiaro e univoco i requisiti e le modalità per l’iscrizione nel registro dei praticanti, ancorandola al riferimento diretto e ineludibile a una testata e un direttore responsabile”.

Il Cnog a provveduto a rettificare il comunicato sul proprio sito, pubblicando il link alla nota ministeriale indirizzata anche a tutti gli ordini regionali, che riporta la precisazione che i criteri indicati nella delibera del 28 marzo 2023 sono “un corpus regolamentare aggiuntivo rispetto alle prescrizioni di legge, senza in alcun modo costituire una deroga ai requisiti imperativamente richiesti, in particolare, dagli art. 33 e 34 della legge professionale, nonché dell’art. 36 del regolamento attuativo”.

Ogni modifica alle modalità di accesso al praticantato e del suo riconoscimento viene quindi rimandata alla complessiva riforma della legge 34/1963 allo studio da parte delle commissione del Cnog, presieduta da Riccardo Arena, che sta elaborando il testo di una proposta adeguata al contesto in cui si deve svolgere oggi, nell’era dell’interconnessione globale digitale, l’esercizio della professione giornalistica.

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