Mercoledi, 26 giugno 2019 ore 02:49
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Sciopero poligrafici Giornale di Sicilia. Solidarietà e preoccupazione Assostampa

Assostampa Sicilia, il sindacato unitario dei giornalisti, da tempo sta seguendo la delicata situazione che riguarda il Giornale di Sicilia.

Giornale di Sicilia SCIOPEROQuasi un anno fa è cominciata una vertenza che ha portato al licenziamento di 15 giornalisti (ex. art. 12 ed ex art. 2) e che è proseguita con la messa in stato di solidarietà dei colleghi delle redazioni costretti a rinunciare a una parte del loro stipendio per venire incontro alle esigenze legate allo stato di crisi dell'azienda.

I giornalisti e i poligrafici sono due facce della stessa medaglia e Assostampa, così come già avvenuto in passato, esprime ai poligrafici la più profonda solidarietà. "Siamo molto preoccupati - affermano il segretario regionale Roberto Ginex, il segretario provinciale Giuseppe Rizzuto e il presidente Alberto Cicero -, quanto sta accadendo al Giornale di Sicilia non lascia presagire nulla di buono. Tuttavia, ci auguriamo che l'editore possa al più presto fornire un piano di rilancio per dare a una gloriosa testata il futuro che merita. Chiediamo l'intervento di tutte le istituzioni che possano agevolare un percorso per la salvaguardia di posti di lavoro, che siano poligrafici o giornalisti. L'informazione a Palermo, in Sicilia, come nel resto del Paese, va salvaguardata perché significa democrazia, libertà, diritti, civiltà", concludono Ginex, Rizzuto e Cicero.

Giornalisti minacciati, ingiustificabile violazione della libertà di espressione

diritto di cronaca

Fra il 29 maggio e il 17 giugno 2019 in Lazio, Sicilia e Veneto. Leggi i nomi dei cronisti presi di mira e i dettagli di ciascun episodio.

“Ossigeno per l’Informazione” ritiene che gli episodi di seguito descritti rappresentino ingiustificabili violazioni della libertà di espressione e di stampa. I nomi di questi 16 giornalisti e operatori dei media colpiti direttamente sono stati aggiunti alla Tabella dei nomi delle vittime di attacchi ingiustificabili: Francesco Vasta, Paolo Borrometi, Gaetano Scariolo (Sicilia), Carlo Bonini, Marco Mensurati, Fabio Tonacci, Alessandro Austini; Antonella Napoli (Lazio), Redazione EstremeConseguenze (Veneto), Fabio Sasso (Campania), Simone Spiga (Sardegna), Tizana Ciavardini (Abruzzo).

Francesco Vasta (Sicilia)
A un anno di distanza dalla pubblicazione di un articolo nel quale aveva segnalato gli elementi di un denuncia per irregolarità nella selezione dei candidati al concorso per guide vulcanologiche dell’Etna, il giornalista Francesco Vasta di Meridionews ha scoperto che qualcuno, a causa di quell’articolo, aveva progettato di “aspettarlo sotto casa per aggredirlo”.
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Carlo Bonini, Marco Mensurati, Fabio Tonacci, Alessandro Austini (Lazio)
Sui muri di Roma il 29 e il 30 maggio 2019 sono apparse alcune scritte intimidatorie contro i giornalisti Carlo Bonini e Marco Mensurati di Repubblica e Alessandro Austini de Il Tempo. Una scritta definisce Bonini “infame e bugiardo”. Un’altra minaccia i tre giornalisti con queste parole: “Chi tocca l’A.S. Roma muore!”. Anche il collega Fabio Tonacci che ha raccontato l’episodio su Repubblica ha ricevuto intimidazioni.
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Antonella Napoli (Lazio)
Il 31 maggio, presso la sede della Fnsi di Roma, è arrivata una lettera destinata alla giornalista freelance Antonella Napoli, fondatrice e presidente dell’associazione Italians for Darfur, e direttrice della rivista “Focus on Africa”. Nella busta era contenuto un foglio A4 con questa scritta in stampatello maiuscolo: “Continui a scrivere falsità sul Sudan pensando di essere al sicuro ma Fratelli musulmani sudanesi sono anche in Italia e ti conoscono bene. Stai attenta perché la prossima volta non ci limiteremo a una lettera”.
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Gaetano Scariolo (Sicilia)
Poco dopo la mezzanotte del 9 maggio 2019, persone ignote hanno dato fuoco all’automobile, una Ford Fiesta parcheggiata in strada nei pressi della sua abitazione, del giornalista Gaetano Scariolo, cronista di nera e giudiziaria, corrispondente dell’agenzia di stampa Agi e collaboratore del Giornale di Sicilia.
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Redazione EstremeConseguenze (Veneto)
Una busta contenente proiettili è stata recapitata alla redazione di Estreme Conseguenze a Verona. Ne ha dato notizia il 5 giugno 2019, con un editoriale, il direttore, il giornalista William Beccaro. L’intimidazione è stata denunciata alle forze dell’ordine. Solidarietà alla redazione dalle associazioni di categoria. 
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Paolo Borrometi (Sicilia)
Il 17 aprile 2019 il giornalista Paolo Borrometi, direttore del notiziario online La Spia, è stato minacciato di morte e insultato su Facebook da parenti di Mario Campailla di Comiso (Ragusa), più volte giudicato per reati di mafia, appena deceduto in un incidente stradale.
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Fabio Sasso (Campania)
Il 31 maggio 2019, ad Aversa (Caserta), in attesa che cominciasse un comizio del ministro Matteo Salvini, il fotoreporter Fabio Sasso è stato fermato dalla polizia, minacciato di arresto e costretto a cancellare le foto scattate. Il motivo è ignoto, hanno precisato la Federazione Nazionale della Stampa (Fnsi) e il Sugc, il sindacato unitario dei giornalisti della campania, che – in una nota congiunta – hanno reso noto l’accaduto definendolo un episodio di abuso da parte delle forze dell’ordine.
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Simone Spiga (Sardegna)
Il 24 maggio 2019, in occasione della manifestazione con cui concludeva la campagna elettorale per le elezioni europee a Cagliari, il candidato Salvatore Cicu (Forza Italia) ha insultato il giornalista Simone Spiga, direttore del quotidiano online Cagliari Pad. Cicu, che poi è risultato eletto al Parlamento europeo, ha reagito quando il giornalista gli ha chiesto conto del parere negativo della Commissione Antimafia, che lo aveva inserito tra gli “impresentabili”. “Io sono impresentabile e tu se i un cog…”, gli ha risposto Cicu. Poi, in maniera brusca e offensiva, ha detto a Spiga di “togliersi di mezzo” e ha cercato di strappargli la telecamera dalle mani.
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Tiziana Ciavardini (Abruzzo)
“Stai attenta, non sono affari tuoi”; poi un’espressione ingiuriosa in iraniano: è stato questo il commento che l’ex responsabile della comunicazione dell’Ambasciata iraniana a Roma ha postato, il 6 giugno 2019, sulla pagina Fb della giornalista Tiziana Ciavardini, collaboratrice del Fatto Quotidiano dopo che la cronista aveva pubblicato durante il festival #Controsenso a Tagliacozzo (L’Aquila) una sua foto con in mano l’immagine di Nasrin Sotoudeh, l’avvocatessa iraniana finita in carcere, condannata a 148 frustate e 38 anni di carcere per aver difeso i diritti delle donne.
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Paolo Borrometi e Sandro Ruotolo si autosospendono dall'Ordine dei giornalisti: «O noi o Feltri»

In una lettera aperta al presidente Verna, i due cronisti costretti a vivere sotto scorta per via del loro lavoro stigmatizzano le parole del direttore di Libero su Camilleri. E bollano i suoi scritti come «veri e propri crimini contro la dignità del giornalista». «Basta», incalzano. «Ne va della credibilità della nostra categoria».

ruotolo e borrometi

«Caro Presidente, abbiamo deciso di autosospenderci dall'Ordine nazionale dei giornalisti perché ci consideriamo incompatibili con l'iscrizione all'albo professionale di Vittorio Feltri. Proprio noi, che più di altri, ci battiamo per la difesa dell'articolo 21 della Costituzione, riteniamo gli scritti e il pensiero del direttore Feltri veri e propri crimini contro la dignità del giornalista». Inizia così la lettera aperta che Paolo Borrometi e Sandro Ruotolo, cronisti costretti a vivere sotto scorta per via delle loro inchieste sulla mafia, indirizzano a Carlo Verna, presidente del Cnog, dopo l'editoriale di Vittorio Feltri su Camilleri.
Le parole di Feltri sullo scrittore e sulle sue opere, spiegano Borrometi e Ruotolo, «hanno rappresentato per noi la goccia che ha fatto traboccare il vaso. Ne va della credibilità di ognuno di noi e della nostra categoria. Adesso basta. O noi o lui. Quel 'terrone che ci ha rotto i coglioni' per noi figli del Sud è inaccettabile. Non è in gioco la libertà di pensiero. Sono in gioco i valori della nostra Costituzione. Ogni suo scritto trasuda di razzismo, omofobia, xenofobia».
L'idea che Vittorio Feltri offre, proseguono i due giornalisti, «è che si possa, impunemente, permettersi questo avvelenamento chirurgico. E non è un problema solo suo. Almeno, non lo è più. A lui non frega niente: il limite, la deontologia, la misura, il buon senso, diremmo perfino la dignità sembrano saltate da tempo». 
Concludono Borrometi e Ruotolo: «Noi siamo convinti che resti intatta la bellissima frase che recita 'Non condivido le tue idee ma darei la vita per permetterti di esprimerle'. Continuiamo a batterci contro la censura e gli editti, ma non possiamo accettare tra noi chi istiga all'odio. Ne va della nostra credibilità».

Autosospensione, Verna: "L'Ordine dei giornalisti non è un club"

“Condivido le ragioni dei colleghi Borrometi e Ruotolo sul caso Feltri-Camilleri, se l’Ordine dei Giornalisti fosse un club mi autosospenderei pure io. Ma non lo e’ e l’istituto dell’autosospensione non esiste, ci si puo’ semmai cancellare, astenendosi dallo svolgere la professione e, salvo il diritto d’opinione, poi iscriversi di nuovo quando sono cessate le ragioni di cui alla polemica”. Cosi’ il presidente del Consiglio nazionale dell’Ordine dei giornalisti Carlo Verna replica a Paolo Borrometi e Sandro Ruotolo che si sono “autosospesi” dall’Ordine in polemica contro le affermazioni di Vittorio Feltri su Andrea Camilleri ritenute da questi “incompatibili” con la iscrizione all’albo. “L’occasione – aggiunge Verna – e’ opportuna per chiarire il funzionamento in base alla normativa vigente dei consigli di disciplina totalmente autonomi dopo la cosiddetta legge Severino rispetto all’Ordine e in ogni caso privi di poteri cautelari di sospensione, perche’ per fortuna esiste l’articolo 21 della Costituzione. Per cui Feltri, come chiunque altro, potra’ semmai essere sottoposto al rituale procedimento disciplinare, al termine del quale ci sara’ un pronunciamento che tutti, dal sottoscritto a Borrometi e Ruotolo, dovranno rispettare. Poi naturalmente le leggi si possono cambiare se il Parlamento lo volesse, e in tale senso il Consiglio nazionale ha gia’ avanzato proposte di riforma per cio’ che attiene ai giornalisti, mentre per quel che riguarda le separate funzioni disciplinari la normativa e’ la stessa per tutti gli ordini professionali”.

 

Crimi, l’Inpgi dia un segnale forte

“O l’Inpgi dà un segnale forte, serio di intervento sui conti, e allora si procede con una legge di risanamento, oppure c’è il commissariamento, che per quanto mi riguarda, è cosa nota, avrebbe dovuto intervenire fin da subito. Su questo non ci devono essere dubbi”. E’ quanto ha dichiarato il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio con delega all’Editoria, Vito Crimi nell’incontro degli Stati generali dell’editoria. Crimi sul tipo di intervento da adottare indica l’introduzione di “tetti a quelle pensioni che oggi sono fuori da ogni scala di valore”

“Sono soddisfatto dell’approvazione dell’emendamento sull’Inpgi al dl crescita – ha spiegato Crimi -. Ho dato il mio consenso dopo un grande lavoro di confronto e approfondimento. Non vorrei però che, varato il provvedimento, l’istituto di previdenza dei giornalisti stia con le mani in mano ad attendere che il governo dia il suo aiuto. Sul commissariamento siamo categorici. Lo stesso emendamento è molto chiaro in proposito, sospendendo l’effetto della legge fino al 31 dicembre 2019. Dopo quella data si torna alla normativa ordinaria”.

Quanto occorre, sottolinea ancora il sottosegretario, è “un segnale forte sui conti. L’emendamento sancisce che prima ci devono essere interventi della, sulla, nella cassa previdenziale, che deve dare segnali di un trend di miglioramento, e poi ragionare sull’ampliamento della platea dei contribuenti. Servono misure di contenimento serie sulla spesa – aggiunge – a cominciare dai tetti alle pensioni, quelle pensioni che sono fuori da ogni scala di valore, e che l’Inpgi eroga, naturalmente nella piena facoltà di un istituto che opera nella sua autonomia”.

“Se gli interventi decisi e adottati saranno valutati significativi, ci sono le basi per procedere all’allargamento della platea dei contribuenti. In particolare si dovrà cominciare dall’identificazione delle figure che posso confluire nell’Inpgi. Credo che per prima cosa bisognerà partire dallo stesso concetto di giornalista – ha sottolineato Crimi -. Tutte le figure che confluiranno in Inpgi dovranno avere gli stessi diritti e gli stessi doveri, non è pensabile che nello stesso istituto convivano giornalisti professionisti iscritti all’Ordine e altri non iscritti”. Alla domanda se questo significa la cancellazione dell’Ordine dei giornalisti, Crimi ha risposto: “Per me la fine dell’Ordine dei giornalisti è naturale”.

L’emendamento approvato ieri dalle commissioni Bilancio e Finanze della Camera fissa il termine di 12 mesi dalla pubblicazione della legge di conversione del dl crescita entro cui l’Inpgi dovrà adottare “misure di riforma del proprio regime previdenziale” e il termine di 18 mesi per la presentazione di un bilancio tecnico attuariale che evidenzi “sostenibilità economico-finanziaria nel medio-lungo periodo”. In mancanza di segnali in tal senso, il governo “adotta uno o più regolamenti diretti a disciplinare le modalità di ampliamento della platea contributiva dell’Inpgi”. Il commissariamento dell’Istituto viene sospeso fino al 31 dicembre 2019.

Palermo, pm accusa la stampa di aver 'coperto' un trafficante di esseri umani. L'Assostampa: «Inaccettabile»

«Non si può pensare che ci siano giornalisti che decidono a tavolino di avviare campagne a favore di criminali. Ben altra cosa è portare avanti inchieste giornalistiche che possono non piacere a qualche magistrato, ma che nella libertà e nell'autonomia professionale del cronista contribuiscono a fornire punti di vista diversi da quelli che emergono dalle inchieste delle procure», rileva il sindacato regionale.

Roberto Ginex 2016

«L'Assostampa Siciliana non può che respingere le inaccettabili affermazioni del pm Geri Ferrara che nel corso della requisitoria del processo a Mered Medhanie Yedhego, eritreo accusato di essere a capo di una delle maggiori organizzazioni di trafficanti di uomini, a giudizio davanti alla corte d'assise di Palermo, avrebbe affermato che 'una campagna stampa è stata per coprire il trafficante'». Questa la risposta del sindacato regionale agli attacchi rivolti ai giornalisti dal magistrato.

«Il traffico di essere umani – prosegue l'Assostampa – è certamente un atto riprovevole,  ma non si può pensare che ci siano giornalisti che decidono a tavolino di avviare campagne a favore di criminali. Ben altra cosa è portare avanti inchieste giornalistiche che possono non piacere a qualche magistrato, ma che nella libertà e nell'autonomia professionale del cronista contribuiscono a fornire punti di vista diversi da quelli che emergono dalle inchieste delle procure». 

I giornalisti, conclude il sindacato regionale, «rispettano sempre l'operato della magistratura e per questo chiedono rispetto per il loro lavoro e la loro autonomia. Le parole di Ferrara  ci sono apparse fuori luogo soprattutto perché provengono da un inquirente che conosce bene la freschezza e la libertà dell'articolo 21 della Costituzione italiana».

Migranti: processo al 'Generale'. La procura: «Nessun attacco ai cronisti» 
«Nessun attacco è stato rivolto ai giornalisti come si evince anche dalla registrazione integrale della requisitoria depositata in Corte di assise». È la precisazione che proviene dalla procura di Palermo in merito al processo al trafficante di esseri umani, Medhanie Yedhego – detto 'il generale' – che si celebra davanti alla Corte di assise di Palermo. Sulla vicenda sono intervenuti Ordine dei giornalisti di Sicilia e Assostampa. Ieri l'accusa ha svolto la requisitoria chiedendo, dopo una lunga discussione, una condanna a 14 anni di reclusione per l'imputato, accusato di essere a capo di una organizzazione transnazionale che gestisce il traffico di esseri umani tra l'Africa e l'Europa. L'uomo è stato arrestato a Khartoum a maggio 2016 su mandato della Procura di Palermo in collaborazione con la Nca britannica e la polizia sudanese ed è stato estradato in Italia a giugno dello stesso anno. Fin dal suo arrivo in Italia – anche attraverso il suo legale, l'avvocato Michele Calantropo – ha invocato l'errore di persona, sostenendo di essere un profugo eritreo, falegname, di nome Medhanie Tasmafarian Behre. 
Il processo è iniziato – dinanzi alla Corte d'assise – a ottobre 2017. Il pubblico ministero – in aula Claudio Camilleri e Calogero Ferrara – ha anche parlato dei 'collegamenti accertati con soggetti presenti a Palermo e la conferma della campagna di stampa avviata per coprire il trafficante'. Riferendosi in particolar modo alla deposizione della teste Meron Estefanos, giornalista svedese di origine eritrea, sentita in Corte d'assise il 22 gennaio 2018. Secondo l'accusa – che ha anche depositato una memoria di oltre 600 pagine – uno dei testi chiave nell'ottica difensiva doveva essere la giornalista, «attivista dei diritti umani dei profughi eritrei che si è fatta sin dall'inizio promotrice della campagna di stampa» finalizzata a proteggere l'imputato, «spargendo in giro una serie di fake news che venivano clamorosamente smentite durante la sua deposizione testimoniale». 
Per quanto riguarda 'collegamenti accertati presenti a Palermo', il pm ha fatto riferimento a Tesfay Haile Fishaye che – secondo l'accusa – «era uno dei soggetti che l'avvocato difensore di Medhane aveva indicato come un familiare dell'arrestato nell'istanza per l'ammissione al colloquio con il detenuto, non allegando però alcuna documentazione che attestasse tale rapporto di parentela». Inoltre – è quanto sostenuto dal pm – 'Fisha', sentito come teste, era in contatto con un giornalista (del Guardian) che doveva realizzare un video documentario sulla vicenda Mered. (Agi)

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Premio giornalistico "Cristiana Matano"

premio matano

Si terrà a Lampedusa, la quarta edizione del “Lampedus’Amore” - Premio giornalistico internazionale Cristiana Matano 2019. Si inizia sabato 76 luglio a Piazza Castello con lo spettacolo teatrale “Da questa parte del mare” con Ciuseppe Cederna, Domenica 7 luglio, sempre in piazza Castello, la serata musicale “I suoni del Sud” con la partecipazione di Brunori Sas, Mario Incudine e Chris Obehi, le tre giornate dedicate a Lampedusa e il Mediterraneo, si concluderanno nella sala riunione dell’aeroporto di Lampedusa con il convegno: “Le vie della speranza, della bellezza e dell’accoglienza”, e alle 21,30, in piazza Castello, la cerimonia di consegna dei premi giornalistici Cristiana Matano, ospite l’attore Ernesto Maria Ponte.

Il ruolo della donna nella società e nel lavoro, dibattito sulle discriminazioni di genere promosso da Cpo Assostampa Palermo e Odg

“Donne e lavoro, disparità di genere. È cambiato qualcosa negli ultimi anni?”.

È il titolo del corso di formazione sulle Pari Opportunità, promosso dalle delegate regionali Cpo Romina Marceca e Ina Modica di Assostampa Palermo, che si è svolto stamane nella sala conferenze dell'Associazione siciliana della stampa.

pari opportunitàAlla conferenza, dopo i saluti del segretario provinciale di Assostampa Palermo Giuseppe Rizzuto e Roberto Ginex segretario regionale, sono intervenute con le loro testimonianze di vita Paola Di Simone, direttore tecnico del laboratorio della Polizia scientifica della Questura di Palermo; Tiziana Venturella, insegnante, attivista, cantante e fondatrice di un gruppo di mamme su Facebook; Gabriella Militello, chirurga, oncologa, senologa del Policlinico e Daniela Cocco, stilista, imprenditrice, componente della giunta di Confcommercio, presidente Stilisti e marchi moda e vice presidente Federmoda.

Al centro del dibattito il ruolo della donna nella società e nel lavoro, con un approfondimento sul tema delle discriminazioni di genere in ambito professionale. Ad intervistare le ospiti le delegate Ina Modica e Romina Marceca che hanno raccontato le loro esperienze attraverso storie vere di donne che hanno parlato della condizione femminile all’interno della società, tra lavoro, famiglia e maternità. Nel corso del dibattito è emerso che nonostante i passi avanti fatti c’è ancora molto lavoro da fare ma che è molto importante creare una sinergia tra donne, in raccordo con le istituzioni.

L’iniziativa è stata patrocinata dall’Ordine dei Giornalisti di Sicilia.

pari opportunità3

 

Odg Palermo, riapre la piscina per l’estate 2019

piscina via bernini ODG

Dal 13 giugno, riapre la piscina nella sede dell’Ordine dei giornalisti di Sicilia di via Bernini 52-54, a Palermo, che inaugura di fatto la stagione estiva.

L’impianto sarà a disposizione di tutti i colleghi  iscritti, che potranno usufruire della struttura tutti i giorni, escluso il lunedì (giorno in cui verrà effettuata la pulizia generale), il martedì dalle 14 alle 18, e gli altri giorni dalle ore 10 alle 18. Il sabato e la domenica l’accesso sarà limitato a 30 ingressi su prenotazione.

Odg Palermo, dal 13 giugno riapre la piscina per la stagione estiva 2019

piscina ordine giornalisti sicilia

Dal 13 giugno, riapre la piscina nella sede dell’Ordine dei giornalisti di Sicilia di via Bernini 52-54, a Palermo, che inaugura di fatto la stagione estiva.

L’impianto sarà a disposizione di tutti i colleghi  iscritti, che potranno usufruire della struttura tutti i giorni, escluso il lunedì (giorno in cui verrà effettuata la pulizia generale), il martedì dalle 14 alle 18, e gli altri giorni dalle ore 10 alle 18. Il sabato e la domenica l’accesso sarà limitato a 30 ingressi su prenotazione.


Convenzione Inpgi-Casagit per il welfare assistenziale di categoria, a sostegno dei giornalisti con reddito medio-basso

convenzione inpgi casagitLa convenzione, firmata il 9 aprile 2019, prevede per colleghe e colleghi, lavoratori autonomi e free lance con redditi medio-bassi l’iscrizione per 3 anni a un profilo di assistenza sanitaria della Casagit, denominato “W-IN”. Gli oneri saranno interamente a carico dell'lnpgi per tutti e tre gli anni previsti dalla convenzione, senza alcun impegno per eventuali periodi successivi. Beneficeranno di questa iniziativa quasi 6 mila giornalisti, liberi professionisti e freelance.

Rai, via libera al concorsone per 93 giornalisti

Il Cda della Rai riunitosi il 12 giugno ha dato il via libera a un nuovo concorsone per giornalisti, affrontando anche il tema delle procedure di regolarizzazione degli “atipici” che lavorano nelle Reti, da continuare su un binario parallelo.

Una grossa opportunità per gli oltre 200 redattori senza contratto giornalistico che lavorano nelle varie emittenze Rai come Rainews24, Radio e Raisport. La selezione sarà su base regionale. Nessuna corsia preferenziale per i corsisti del Centro di Formazione giornalismo radiotelevisivo di Perugia e  gli “idonei” del 2014.
La decisione è scaturita dopo aver verificato gli esodi previsti a partire dal 2023, e le reali carenze d’organico, in particolare nelle sedi regionali. Il “Concorsone” procederà dunque indicando i posti vacanti nelle singole sedi, per un totale di 93 assunzioni. Tra settembre ed ottobre è previsto l’avvio delle prove selettive con l’obiettivo di stringere i tempi entro il 2019.

I 1700 giornalisti Rai quindi diventeranno presto duemila. Sempre che fili tutto liscio. Perché, a poche ore dalla notizia del nuovo concorso sono già partire le barricate degli idonei di quello vecchio: “Il nuovo concorso Rai per ora è stato solo deliberato. Non appena sarà bandito lo impugneremo, con una denuncia al giudice del lavoro e relativa segnalazione alla Corte dei Conti e alla Procura” ha chiarito all’AGI l’avvocato Vincenzo Iacovino, che assiste gli oltre cento giornalisti professionisti risultati idonei nel concorso Rai del 2015. Secondo Iacovino la Rai avrebbe dovuto evitare il concorso, pescando invece  dagli idonei dell’ultimo, bandito nel 2014 e realizzato nel 2015, nonostante la graduatoria sia scaduta nell’ottobre del 2018. “Lo dice la legge. Il comma 1096 della legge finanziaria del dicembre 2017, per le assunzione giornalistiche prescrive alla Rai, in un’ottica virtuosa di risparmio, di procedere a immissioni in organico di figure al livello retributivo più basso, attingendo in primis al personale idoneo inserito nelle graduatorie 2013 e 2015 ”. 
E i giornalisti usciti dalla scuola Rai di Perugia? Anche loro col cerino in mano, probabilmente. Lo Specialista.tv scrive: “Sembra che i circa 70 diplomati negli ultimi tre trienni, in attesa di collocazione, non saranno assimilati e non avranno neanche una corsia preferenziale a questo concorso” spiegando che i pareri legali sulla materia “avrebbero sconsigliato alla Rai passi falsi”.   
L’Usigrai, il sindacato interno dei giornalisti, chiarisce all’AGI che “la graduatoria del concorso 2015 è scaduta l’anno scorso” e che il nuovo concorso nasce anche da una sua richiesta, relativa alla carenza di giornalisti, soprattutto nelle sedi regionali e alle previsioni sulle future uscite naturali, con relativa selezione pubblica "che risponda ai criteri di meritocrazia e trasparenza". Il segretario Vittorio Di Trapani è molto ottimista sui tempi per la stabilizzazione dei giornalisti a partita Iva.  “Stiamo stringendo, l’ad Fabrizio Salini vuole fortemente un accordo e ha manifestato la volontà di chiuderlo”.