Mercoledi, 1 febbraio 2023 ore 09:45
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Omicidio Fava. 39 anni dopo resta la sua lezione di giornalismo

Pippo Fava

Pippo Fava è stato ucciso il 5 gennaio 1984 da Cosa Nostra a Catania.

Trentanove anni dopo la sua lezione di giornalismo è sempre più importante e valida.

Una delle citazioni più richiamate alla memoria è questa: «Io ho un concetto etico del giornalismo. Ritengo infatti che in una società democratica e libera quale dovrebbe essere quella italiana, il giornalismo rappresenti la forza essenziale della società. Un giornalismo fatto di verità impedisce molte corruzioni, frena la violenza della criminalità, accelera le opere pubbliche indispensabili, pretende il funzionamento dei servizi sociali, tiene continuamente allerta le forze dell'ordine, sollecita la costante attenzione della giustizia, impone ai politici il buon governo». Un concetto messo sempre più a rischio negli ultimi anni non solo in Sicilia, ma in tutto il Paese dalla crisi dell’editoria e dagli strumenti inefficaci che sono stati messi in atto per affrontarla. La segreteria regionale di Assostampa e il Gruppo cronisti siciliani, quindi, nel ricordare con emozione la figura di Pippo Fava, ribadiscono che sono in prima linea nel difendere il ruolo dei giornalisti nel raccontare la realtà che ci circonda. «Lo stile di Pippo Fava, il suo amore per la verità e il coraggio di raccontarla - sostengono - devono essere la base di chi fa questo mestiere ancora oggi nonostante tutto. La difesa dell’autonomia dei giornalisti, a cominciare da quella economica, deve essere quindi la battaglia che vede impegnato il sindacato, sia nelle redazioni che a difesa dei colleghi che svolgono la professione in modo autonomo». Quaranta anni fa Pippo Fava era stato capace di aggregare un gruppo di giovani, a iniziare dal figlio Claudio, che con passione hanno vissuto una stagione importante per l’informazione in Sicilia. «Oggi - affermanoi Assostampa e Gruppo cronisti - è più che mai importante far sì che quel messaggio, quella lezione di vita e giornalismo venga ribadita e sostenuta, per rispetto della memoria di Fava e per dare a chi lavora tra tante difficoltà il sostegno necessario al futuro della professione e anche per dare forza alla nostra democrazia» .