Giovedi, 20 settembre 2018 ore 17:26
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Sciopero al Gazzettino per vertenza collaboratori, inaccettabili tagli ai compensi dei “redattori aggiunti” del quotidiano

A sostegno dello stato di agitazione dei collaboratori del Gazzettino di Venezia, oltre Assostampa e Ordine regionali, la Fnsi, la Commissione lavoro autonomo nazionale e altri organismi dei giornalisti. Oggi il Gazzettino non è uscito per protesta. I tagli ai collaboratori vengono giustificati dall’editore in conseguenza all’acquisto della nuova rotativa e al cambio del formato.

il Gazzettino di VeneziaSono formalmente i "non-redattori". Li chiamano in vario modo: collaboratori "autonomi", “freelance” oppure "strategici". Per il sindacato dei giornalisti sono i "redattori aggiunti", il cui lavoro concorre alla realizzazione del prodotto finale quotidiano. Al Gazzettino i giornalisti "non subordinati" sono in agitazione per i tagli unilaterali dei compensi che l'azienda intende imporre da maggio, con l'aumento dei rigaggi a pagamenti invariati.

«La griglia di riferimento imposta senza alcuna contrattazione – spiegano Assostampa e Odg regionali – va da un minimo di 4 euro a un massimo di 19 euro lordi, senza alcun rimborso delle spese sostenute. Per 19 euro lordi sono richiesti i servizi superiori alle 68 righe. Si tratta di compensi inaccettabili: uno sfruttamento del lavoro giornalistico, di cui viene calpestata ogni dignità in una fase in cui sarebbe invece necessario investire sulla qualità professionale».

L’Assostampa del Veneto è immediatamente intervenuta a sostegno della mobilitazione in atto fra i collaboratori del Gazzettino, in sciopero da giorni, seguita da quella dei collaboratori del Corriere del Veneto.

I collaboratori rappresentano un valore aggiunto insostituibile e garantiscono la presenza capillare nel territorio, specie, sottolinea l’Assostampa del Veneto ”in una organizzazione del lavoro che vede i redattori sempre più inchiodati al desk, schiavi di una tecnologia che invece di lasciare tempo da dedicare alla scrittura e alla impostazione delle singole pagine, costringe a incombenze che di giornalistico hanno ben poco. Ecco che la battaglia dei collaboratori, che noi preferiamo definire 'redattori aggiunti', pone il problema generale della qualità e della dignità del lavoro giornalistico: dentro e fuori le redazioni».

Come ci può essere informazione di qualità, prosegue l'Assostampa del Veneto, «quando chi è dentro le redazioni è sottoposto a carichi e a turni di lavoro pesantissimi per il taglio continuo dell’organico e per l’aumento di mansioni perfino amministrative e/o impiegatizie, e chi è fuori è sotto il giogo della minaccia del taglio continuo dei compensi, già esigui, senza alcuna tutela, senza alcuna garanzia, in una condizione di assoluta precarietà?»

Sindacato e Ordine si attiveranno in tutte le sedi, ad iniziare dalla magistratura, per tutelare gli interessi dei colleghi e per perseguire eventuali responsabilità individuali.

Ecco una sintesi di quanto ha voluto esprimere sulla vicenda il Cdr del Gazzettino

Care colleghe, cari colleghi, questa mattina ai collaboratori è stata inviata una comunicazione che li informa, prendere o lasciare, che dal 1° Maggio subiranno un taglio unilaterale dei compensi già di per sé esigui. Ovviamente senza preoccuparsi in minima parte che così facendo si va a incidere nella carne viva delle persone, molte delle quali hanno nel Gazzettino l’unica fonte di reddito fornendo la loro prestazione quotidiana in regime di monocommittenza.

Da che mondo è mondo – per lo meno quello civile e democratico – se uno lavora di più guadagna di più.
Non al Gazzettino: non hanno nemmeno avuto il coraggio di firmarla con nome e cognome la lettera!  E nemmeno di riportare nero su bianco i nuovi compensi, che, sia chiaro, non cambiano negli importi ma 'solo' nelle griglie. Tradotto: resta lo stesso prezzo ma devi scrivere di più.

Ma chi di noi farebbe lavorare i propri figli a queste condizioni? Nessuno, ne siamo sicuri. Anzi gli diremmo lascia stare. Ed è quello che noi diciamo ai collaboratori: non firmate.
Abbiamo contattato Sindacato e Ordine e stiamo valutando tutte le iniziative da intraprendere dal punto di vista legale, politico, mediatico.

Care colleghe, cari colleghi, vi chiediamo e ci chiediamo: con che coraggio si può proporre un trattamento economico così umiliante, lesivo della dignità prima ancora umana che professionale; con che coraggio ci si osa incazzare se il 'pezzo' non è scritto in maniera tale da essere inserito in pagina senza doverlo 'passare'?  Con che coraggio?

E poi ci scandalizziamo dello sfruttamento del lavoro sui campi, nelle fabbriche, nei ristoranti: questo in casa nostra come lo vogliamo come lo dobbiamo chiamare?
Tagliare: questa è l’unica politica industriale messa in campo dal Gazzettino da anni. Una logica cui il Cdr si è sempre opposto, invocando strategie di rilancio concrete e condivise.

Manca un progetto editoriale: da quanto lo diciamo?
Manca la qualità e l’agibilità del lavoro: carichi sempre più pesanti, turni compressi, costretti al desk senza il tempo di pensare e pianificare.

Tagliare solo tagliare:  allora perché non tagliare anche i contratti in essere con i colleghi pensionati e con le grandi firme, così magari si può assumere qualche giovane e  pagare meglio i veri collaboratori.
Chi campa grazie al lavoro prestato al Gazzettino siamo noi redattori al pari della gran parte dei collaboratori 'glebalizzati': ci risultano anche accordi da 100 pezzi all’anno per 10mila euro stipulati con ex colleghi già percettori di pensioni che in media sono più alte dei nostri stipendi medi. Al solito due pesi e due misure: quando fa comodo si invoca la qualità (!) quando fa comodo si invoca la livella sempre in basso… ma quella di Totò ricordiamolo non risparmia nessuno.

[ Leggi il testo integrale del Cdr del Gazzettino ]

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