Giovedi, 22 ottobre 2020 ore 06:04
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La replica dell'editore del Giornale di Sicilia alla nota con cui i redattori annunciano 17 giorni di sciopero

II piano presentato dall'azienda risponde all'esigenza di dover affrontare una situazione di grave e prolungata difficoltà, comune all'intero comparto editoriale, di cui il comitato di redazione è stato pienamente messo a conoscenza. Lo spirito di sacrificio dei giornalisti è parallelo a quello dell'azienda e di tutte le sue componenti, a cominciare dai poligrafici, da tempo sottoposti a misure normative di contenimento dei costi ben più consistenti di quelle finora applicate alla redazione A tal proposito, serve sottolineare che gli investimenti effettuati non hanno riguardato il soIo full color e Io dimostra il fatto che ad oggi si sono comunque garantiti stipendi puntuali. E questo nonostante la crisi determinata dalla pandemia abbia inflitto un ulteriore colpo di maglio, azzerando quanto investito e prodotto in due anni. Nei pochi mesi di crisi sanitaria sono state peraltro bruciate enormi liquidità finanziarie, a causa della forte erosione dei ricavi, cui non si è voluto far corrispondere un taglio all'impegno quotidiano nel rapporto privilegiato con i lettori. Tali ulteriori aggravi sui conti inducono l'azienda a riflettere sulla possibilità reale di portare avanti eventuali piani di fuoriuscite.

Riguardo ai locali della redazione, ribadiamo che si tratta di spazi assolutamente a norma. D'altra parte la presenza degli operai al Iavoro nelle altre parti della sede conferma che gli interventi di ristrutturazione sono iniziati dopo la fine del lockdown e sono tuttora in corso. Restiamo invece in attesa che i tanto decantati programmi pubblici di sostegno a favore delle imprese trovino effettiva concretizzazione. Ma è bene ricordare che, al di là di eventuali e non ancora maturati interventi contingenti, le aziende stesse devono strutturalmente restare in piedi da sole.

Ricordiamo infine al Cdr con il quale l'azienda non ha mai mancato di incontrarsi e confrontarsi che l'accordo in itinere, di cui si chiede la revisione, è stato firmato in sede nazionale. Dunque si sta semplicemente seguendo la procedura corretta prevista dalle norme, convinti che il coinvolgimento anche delle componenti nazionali possa costituire un valore aggiunto finalizzato al raggiungimento di un'auspicabile intesa fra le parti.