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Assostampa Sicilia: “Nel ricordo di Peppino Impastato, siamo vicini ai tanti colleghi precari che vivono in grande difficoltà"

peppino impastato

Il giornalista e attivista politico è stato assassinato 42 anni fa dalla mafia a Cinisi (Palermo).

“Peppino Impastato è stato ucciso dalla mafia e poi per alcuni anni, con la complicità di pezzi dello Stato, la sua morte non solo è stata cancellata ma sfregiata con l’accusa di essere un terrorista. Oggi, dopo 42 anni, possiamo e dobbiamo ricordare il suo impegno e le sue battaglie, purtroppo riconosciute in modo postumo, grazie all’impegno della sua famiglia e del centro Impastato. È giusto che tutti, e non solo i giornalisti, ricordino l’impegno e il sacrificio di un giovane siciliano che credeva nei valori della verità, della giustizia e della bellezza”.
La segreteria regionale di Assostampa Sicilia, sindacato unitario dei giornalisti, ricorda così oggi il 42esimo anniversario della uccisione di Peppino Impastato, avvenuto a Cinisi il 9 maggio 1978, in un falso attentato organizzato dal boss Tano Badalamenti, nelle stesse ore in cui a Roma veniva scoperto in via Caetani il cadavere del presidente della Dc Aldo Moro. “Il ricordo di Peppino Impastato che ha avuto la tessera di giornalista solo dopo la sua morte - aggiunge Il segretario regionale di Assostampa Sicilia Roberto Ginex - ci spinge ancora di più ogni giorno nell’essere vicini ai tanti colleghi che lavorano in condizioni di estremo disagio, sia per le continue minacce della criminalità organizzata, sia per le condizioni di precarietà che investono una larga parte della categoria. Una situazione che costringe molti giornalisti a vivere in grande difficoltà”.  

Unci Sicilia: sono trascorsi 42 anni dall'assassinio di Peppino Impastato, giornalista e attivista politico che, dalle frequenze di Radio Aut, denunciava le collusioni tra i mafiosi ed i “colletti bianchi”.

Il Gruppo siciliano dell'Unione Cronisti (Gruppo di specializzazione della Fnsi-Assostampa Sicilia) oggi ricorda Impastato al quale soltanto dopo il barbaro assassinio è stato riconosciuto il tesserino di giornalista. Impastato, nella notte tra l’8 ed il 9 maggio 1978, venne sequestrato vicino alla sua abitazione e portato dai suoi carnefici in un casolare della Marina di Cinisi (Palermo) - poco distante dall'aeroporto di Punta Raisi - poi torturato e infine trucidato con una carica di tritolo lungo la strada ferrata Palermo-Trapani. I mafiosi, a cominciare da Gaetano Badalamenti capocosca di Cinisi, hanno provato la strada del depistaggio. La morte di Peppino, infatti, doveva passare per un fallito attentato terroristico e per diverso tempo gli inquirenti hanno seguito questa pista. L’impegno del fratello Giovanni e soprattutto della madre Felicia Bartolotta ha portato magistrati e investigatori, negli anni ‘90, al vero contesto in cui è maturato l’assassinio.
«Dai microfoni dell’emittente privata Radio Aut – ha osservato il presidente dell’Unci Sicilia, Leone Zingales – Impastato quotidianamente condannava la mafia e faceva i nomi dei boss mafiosi e dei politici collusi con la mafia. Peppino Impastato raccontava di comitati d’affari e di appalti sui quali bisognava indagare. Il tritolo che lo ha ucciso non ne ha minimamente scalfito la memoria e l’impegno civile. Il casolare di via 9 maggio 1978, a Marina di Cinisi, è stato dichiarato nel 2014, dalla Regione siciliana, edificio di interesse culturale. Diverrà – ha concluso Zingales – un luogo di memoria proprio come il Giardino di Ciaculli, alla periferia di Palermo, dove Unci e Anm, ricordano le vittime della mafia con la piantumazione degli alberi. E anche a Peppino, come agli altri sette giornalisti uccisi dalla mafia in Sicilia, abbiamo dedicato un albero».

 

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